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S.Gregorio Magno: vita e opere


Gregorio Magno nacque verso il 535 a Roma, in un palazzo che si trovava sull’area dove oggi sorge la chiesa di San Gregorio da una famiglia di origine aristocratica. Della sua giovinezza abbiamo scarse notizie. Sappiamo che nel 573 ricopriva la carica di prefetto della città di Roma, ma non conosciamo con precisione quali ne fossero le funzioni. Tuttavia si trattava di un incarico molto importante a cui Gregorio rinunciò qualche tempo dopo senza alcun rimpianto. Cinque anni dopo, dopo aver distribuito ai poveri tutti i suoi averi e vestito il saio dei monaci benedettini, trasformò il suo palazzo in un monastero che poi donò Ad alcuni bisognosi. Ritiratosi in un convento insieme ad altri monaci, qui si dedicò alla preghiera ed intraprese gli studi teologici.
La vita monastica di Gregorio durò poco perché due anni dopo, papa Pelagio II lo inviò a Costantinopoli per combattere alcune eresia che si stavano diffondendo nell’Impero Bizantino, dove si mostrò all’altezza del compito affidatogli. Il successo perseguito nella capitale dell’Impero romano d’Oriente gli valse un riconoscimento da parte del Papa che dopo averlo richiamato a Roma, lo nominò suo consigliere.
Alla morte di Pelagio II, Gregorio fu eletto papa a furor di popolo. Il suo obiettivo da Pontefice era convertire al cattolicesimo tutte le popolazioni barbare che avevano invaso l’Impero Romano d’Occidente.
Innanzitutto, con l’aiuto della regina Teodolinda, regina dei Longobardi riuscì a convertire tutti i barbari e nel 595, inviò alcuni missionari in Inghilterra dove lo stesso re si fece battezzare e si convertì. Ovunque si mani9festava la necessità di diffondere o di ravvivare le fede cristiana, Gregorio Magno non mancò mai di intervenire. Morì nel 604 e dopo la sua morte la Chiesa lo proclamò santo e gi storici gli assegnarono il titolo di Magno (= grande).
Egli lasciò numerosi scritti: il Liber regulae pastoralis che riassume i doveri fondamentali dei vescovi, l’ Homelìae quadraginta in Evangelia e i Dialogi, tutti documenti importanti per conoscere le tristi condizioni in cui viveva il popolo italiano nel VI secolo d.C. Egli istituì anche una scuola speciale per i canti liturgici che raccolse in un testo chiamato Antifonario, stabilendo in quale ricorrenza essi avrebbero dovuto essere cantati. La Chiesa di Roma usa ancora oggi questi canti che in onore di San Gregorio Magno, sono chiamati “gregoriani”.
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