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La rinascita carolingia dell'VIII secolo

Verso l’800 la lingua latina lasciò spazio agli idiomi rozzi che daranno vita alle lingue nazionali. L’unico a capire e usare ancora il latino era il Clero. Nel regno dei Franchi nel 768 sale al trono Carlo Magno, comincia un fermento culturale che porterà alla corte di Carlo Magno studiosi provenienti da tutte le parti d’Europa. Il sogno di Carlo Magno era riformare l’impero romano e raggiungere un livello culturale per uno sviluppo sociale. Il desiderio di istruzione di Carlo Magno era fortissimo tanto che il suo analfabetismo lo considerava un limite insopportabile. Il merito dell’imperatore sta nel fatto di aver reintrodotto il concetto di istruzione anche per i laici e indicato con il termine di schola il luogo dove viene impartito l’insegnamento, che fino ad allora era usato per indicare una compagnia militare o un insieme di funzionari imperiali. La rinascita carolingia durò poco, questo perché erano presenti almeno tre grandi limiti nell’educazione: è clericale, cioè dipende dall’insegnamento dei religiosi; non tocca il popolo, perché è rivolta ai pochi che dovevano gestire l’amministrazione dello Stato; utilizza come strumento linguistico il latino che i laici hanno da tempo dimenticato. Con la morte di Carlo Magno la Chiesa non insegnò più ai laici ma solo a coloro i quali facevano parte del Clero.

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