Ominide 1144 punti

I grandi regni dell'Italia meridionale

La fine del dominio arabo in Sicilia e la formazione del Regno normanno
Mentre nell’Italia settentrionale e centrale nascevano i comuni, nell’Italia meridionale si formava un grande regno, prima con i Normanni, abili navigatori e poi con Federico II di Svevia.
I primi gruppi di Normanni sbarcati nell’Italia meridionale furono mercenari, che si mettevano al servizio dei principi locali, ottenendo come ricompensa delle terre, dove creavano delle signoria. Il loro insediamento avvenne in modo relativamente pacifico; in Sicilia, invece, essi dovettero affrontare gli Arabi, che vi avevano instaurato un solido dominio.
Dal 1061 al 1091 i Normanni combatterono contro gli Arabi e riuscirono a conquistare l’intera Sicilia, nonostante al loro arrivo nell’isola essi avevano trovato una situazione di pacifica convivenza tra Siciliani e Saraceni. I Normanni diedero una connotazione religiosa, concedendo ai musulmani rimasti in Sicilia di mantenere le loro usanze.

I rapporti con la Chiesa

Il fondatore della potenza normanna in Italia fu Roberto I il Guiscardo, che conquistò la Calabria, la Puglia e una parte della Sicilia.
Nel 1059 papa Leone IX strinse un accordo con i Normanni che legittimoò le loro conquiste, attribuendo a Roberto il Guiscardo il titolo di duca di Puglia, di Calabria, di Sicilia e in cambio si assicurò la protezione da parte degli eserciti normanni.
La conquista della Sicilia fu completata da Ruggero I, fratello di Roberto il Guiscardo.

La formazione di un forte Stato unitario nell’Italia meridionale e lo splendore di Palermo capitale.
Nel 1139 Ruggero II, figlio di Ruggero I, riunì tutte le terre possedute dai Normanni e fondò così il Regno di Sicilia.
Ruggero II convocò ad Ariano, una grande assemblea dove fece approvare un complesso di leggi conosciute come le Assine, valide per tutto il regno.
La piena indipendenza del regno era però messa in discussione dai pontefici, che continuavano a considerare loro feudo la parte meridionale dell’Italia.
La capitale del regno normanno fu Palermo. Ruggero II vi promosse un’intesa attività edilizia, che contribuì a fare della città una delle più belle del tempo.

Il Nord, il Centro e il Sud della penisola italiana imboccano strade di sviluppo molto diverse

I progressi economici che si verificarono nell’Italia meridionale durante il dominio normanno non rappresentarono la tappa iniziale di un percorso di sviluppo come avvenne in molte zone dell’Italia settentrionale e centrale: la vita nelle campagne continuò a svolgersi nei modi tradizionali e raramente conosceva l’impiego di nuove tecniche agricole.

La monarchia normanna frenò lo sviluppo delle città. Quelle del regno normanno dipendevano direttamente dal sovrano.
L’esistenza di due cosietà diverse, quella nell’Italia settentrionale e centrale e quella normanna nell’Italia meridionale ha fatto attribuire ai Normanni la colpa di abere dato avvio alla differenziazione tra un Nord aperto alla nuova civiltà cittadina e un Sud chiuso nella morsa della feudalità.

La ripresa della lotta tra il papato e l’Impero

Lo scontro tra l’Impero e il papato riprese quando fu eletto al trono Entrico VI, figlio di Federico I. Questi aggiunse al titolo di imperatore quello di re di Sicilia, grazie al matrimonio con Costanza d’Altavilla.
L’inclusione della Sicilia fece nascere in Enrico VI il progetto di riportare l’Impero in Italia.
Enrico VI incontrò l’opposizione del pontefice Innocenzo III, timoroso che lo Stato della Chiesa restasse schiacciato da un impero.
Innocenzo III sosteneva che il pontefice brandiva la spada che gli deriva dal suo potere spirituale e affidava la seconda spada all’imperatore e ai sovrani, che per questo ricevevano da lui la legittimazione del loro potere temporale.

Federico II

Sembrò per qualche tempo che il sogno teocratico d’Innocenzo III potesse avverarsi. Enrico VI morì nel 1197, lasciando suo figlio di tre anni, futuro Federico II. Grazie al matrimonio tra Enrico VI e Costanza d’Altavilla, Federico II ereditò a soli quattro anni il Regno normanno; a diciotto anni fu incoronato re di Germania e a ventisei imperatore.

I rapporti di Federico II con Innocenzo III e il papato

Alla morte di Enrico VI, la madre aveva affidato Federico alla tutela del papa Innocenzo III. Anche dopo la morte del pontefice Federico II cercò l’accordo con la Chiesa.
Nel 1220 Federico II riconobbe, con la Constitutio in basilica Sancti Petri la libertà della Chiesa, cioè la sua autonomia delle autorità civili. Si impegnò anche a effettuare una spedizione in Palestina, per riconquistare ai cristiani Gerusalemme. In cambio, il pontefice Onorio III riconobbe anche da parte della Chiesa l’unione della corona dell’Impero e della Sicilia. Pose però una limitazione: l’unione sarebbe stata valida solo nella persona di Federico II, non nei suoi discendenti. L’imperatore però non rispettò i patti, perchè fece nominare il figlio Enrico re dei normanni, un titolo che gli apriva la strada al trono imperiale. Inoltre, ritardò a promuovere la spedizione in Palestina,

La spedizione in Palestina e i rapporti di Federico II con l’Islam.
Soltanto nel 1227 Federico II decise di partire per la Palestina, dopo avere ricevuto forti pressioni dal nuovo pontefice Gregorio IX.
Un primo tentativo fallì, perché, Federico II fu costretto a rinviare la spedizione a causa di un’epidemia. Il pontefice allora lo scomunicò e l’anno seguente l’imperatore fu costretto a tentare nuovamente l’impresa.
Arrivato in Oriente, Federico II si accordò con il sultano d’Egitto e ottenne che i cristiani avrebbero mantenuto per dieci anni il possesso di Gerusalemme, di Betlemme e di Nazareth e i pellegrini non sarebbero stati molestati. La situazione però restò molto complessa: mentre era assente, l’imperatore fu nuovamente scomunicato e le truppe pontificie, approfittando della diffusione di una voce sulla presunta morte di Federico II in Oriente, invasero il suo regno. Il ritorno di Federico II in Puglia aprì la strada alla pace e nel 1230 Gregorio IX revocò la scomunica, ma l’imperatore dovette rinunciare a ogni controllo sulla nomina dei vescovi.

Le ultime vicende.
Nel 1239 Gregorio IX scomunicò nuovamente Federico II. Questa volta vennero alla luce i veri motivi dello scontro. Il pontefice rimproverava all'imperatore di gravare con pesanti imposte il clero in Sicilia e Gregorio IX accusava inoltre Federico II di blasfemia.
Due anni prima, Federico II aveva sconfitto i comuni della Lega lombarda a Cortenuova, ma non era riuscito a sottomettere Milano e altre città. Costretto a combattere su più fronti, Federico II si trovò in difficoltà. Costrinse a fuggire da Roma il nuovo pontefice, Innocenzo IV, che si rifugiò a Lione. Attaccato e abbandonato Federico II si sentì sempre più isolato, fino a sospettare di tradimento Pier delle Vigne, che si suicidò.
Il figlio di Federico, Enzo, fu fatto prigioniero dai Bolognesi a Fossalta. Nel 1250 Federico II morì e, qualche anno più tardi, gli succedette un figlio naturale, Manfredi.

L’attività culturale e legislativa di Federico II.
Federico II era un uomo di vasta cultura: era stato educato a Palermo in una città in cui restavano ancora forti tracce della presenza culturale araba. Era lui stesso poeta e scrittore: compose poesie e scrisse un tratto sulla caccia col falcone. Nel 1224 Federico II fondò l’Università di Napoli, dove avrebbe dovuto formarsi un ceto di giuristi e di amministratori.

Nel 1231, assistito dal cancelliere Pier delle Vigne, Federico II diede allo Stato meridionale un solido fondamento legislativo, grazie alle Costituzioni malfitane. Federico II ordinava che non ci fosse nessuna distinzione nei tribunali: di fronte alla legge tutti i suoi sudditi dovevano essere uguali, sia che discendessero dai Normanni, dai Romani o dai Longobardi.

La diffusione dei termini “guelfi” e “ghibellini”.
Al tempo di Federico II si diffusero in Italia i termini di guelfi e ghibellini, che erano nati in Germania per indicare i seguaci dei pontefici e degli imperatori.
Quando i ghibellini furono scacciati da Firenze, i guelfi si divisero a loro volta in Bianchi e Neri.
L’espulsione dei ghibellini a Firenze non pose fine alle divisioni tra i cittadini, ma cambiò soltanto i nomi delle due fazioni che si fronteggiavano: i Neri presero il posto dei guelfi e i Bianchi quello dei ghibellini.

Da Federico II agli Angioini.
Il successore di Federico II, Manfredi, non regnò a lungo. Nel 1265 papa Clemente IV concesse a Carlo d’Angiò il Regno di Sicilia e sostenuto da tutte le forze guelfe d’Italia, Carlo d’Angiò nel 1266 sconfisse le truppe di Manfredi a Benevento.
Carlo d’Angiò pose la capitale a Napoli. Egli intendeva svolgere una politica di respiro mediterraneo, ma ne fu impedito da una rivolta scoppiata a Palermo il 30 Marzo 1282.
Quel lunedì una notevole folla era affluita alla chiesa dello Spirito Santo, dove si unirono diversi soldati francesi che cominciarono a comportarsi contro le donne in maniera considerata offensiva. Quando uno di loro importunò una giovane sposa, il marito lo uccise con una pugnalata, facendo così iniziare una rivolta generale che divampò l'intera Palermo.

La Sicilia aragonese.
L’Aragona era uno stato della penisola iberica che stava attuando una politica di espansione nel Mediterraneo centrale, dove il protagonista era Pietro III. Dopo essere sbarcato in Sicilia ed avere battuto definitivamente gli angioini che, essendo guelfi erano sostenuti dal papa, Pietro III fu incoronato re di Sicilia. Poteva vantare diritti sul trono, perché aveva spostato una figlia di Manfredi, ma i pontefici riconobbero la legittimità di quei diritti soltanto nel 1302, con il trattato di Caltabellotta, e limitatamente alla Sicilia, che fu chiamata Regno di Trinacria.
In questo modo l’isola fu separata dalla parte continentale dell’Italia meridionale; una separazione che esercitò una profonda influenza nella storia della Sicilia, perché fece sviluppare nei Siciliani la consapevolezza di appartenere a un regno autonomo, con una propria tradizione e proprie caratteristiche.

Hai bisogno di aiuto in Storia Medievale?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email