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Giustiniano e la «renovatio imperii»


Perno dei quarant’anni di regno dell’imperatore Giustiniano fu il progetto di riunificare l’impero, obiettivo perseguito nelle compagne estremamente lunghe ed onerose condotte da Narsete e Belisario. La lunga guerra greco-gotica (535-553) vide dapprima Goti e aristocrazia romana, a cui erano rimasti i privilegi tradizionali e un ruolo importante nella gestione politica, fare fronte comune, fino a quando Belisario non conquistò la capitale Ravenna nel 540, allora i fronti cambiarono e i Goti rimasero soli a fronteggiare l’attacco imperiale. La strategia del nuovo re dei Goti, Totila, di ottenersi il favore dei coloni promettendogli un miglioramento delle loro condizioni non funzionò e, nonostante per un breve periodo questi riuscì a riconquistare gran parte della penisola, venne sconfitto e morì nel 552 a Gualdo Tadino. L’intera penisola era assoggettata a Bisanzio ma, dopo vent’anni di guerra, si presentava come un territorio distrutto, disabitato e colpito da un’epidemia di peste. Nel 553 tutti i territori romani che si affacciavano sul Mediterraneo erano stati riportati sotto l’autorità imperiale, ma la situazione era effimera: nel 568, solo un anno dopo la scomparsa di Giustiniano, i Longobardi occuparono la penisola italiana e gli Arabi cominciavano a minacciare il controllo del Mediterraneo.
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