pexolo di pexolo
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Frammentazione dell'Impero carolingio


Negli ultimi anni dell’impero carolingio l’autonomia delle grandi aristocrazie rispetto al potere del sovrano aveva trovato un riconoscimento ufficiale nel capitolare di Quierzy, emanato da Carlo il Calvo nell’877, dove si stabiliva che gli incarichi funzionariali o i benefici rimasti vacanti durante l’assenza dell’imperatore non fossero assegnati agli eredi di quei funzionari o di quei vassalli, ma ritornassero al senior, che poteva disporne liberamente. Tuttavia, già diffusasi la prassi di riconfermare tali incarichi o benefici agli eredi ed estintasi in linea diretta la dinastia carolingia, dall’888 in avanti la carica imperiale rimase vacante o gestita da uomini incapaci di esercitare il potere reale e l’alta aristocrazia si sentì legittimata a considerare ereditari i propri incarichi e benefici. Basando il potere sulle proprie risorse economiche e su un congruo seguito di fedeli, conti e marchesi comiciarono a esercitare le proprie funzioni svincolandosi da ogni controllo o legittimazione dell’autorità pubblica. Emulando la grande aristocrazia, anche a livelli più bassi della piramide feudale chiunque possedeva cospicui patrimoni fondiari cominciò a richiedere l’ufficiale riconoscimento dell’immunità, diritto di cui godevano le grandi proprietà ecclesiastiche già dall’età carolingia, o comunque ad agire come se l’avesse, così da trasformare la propria azienda fondiaria in un’isola di giurisdizione autonoma dagli altri centri di potere del medesimo territorio. Con l’Edictum de beneficiis (ribattezzato poi Costitutio de feudis), emanato nel 1037, Corrado II stabilì l’ereditarietà dei benefici minori concessi dall’alta aristocrazia ai propri vassalli, con il fine di ricondurre l’insieme dei detentori di poteri signorili in un ambito di fedeltà unitaria, cioè quella dovuta al re. Di fatto, però, la disposizioni non sortì altri effetti se non quello di legittimare poteri signori già esistenti, svuotando ancor di più la capacità dei funzionari regi di intervenire sui rispettivi territori.
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