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ERESIA CATARA

Con il termine “eresia” si fa riferimento a un’interpretazione errata della dottrina cristiana. Nel XII e nel XIII secolo particolarmente pericolosa per la Chiesa cattolica fu l’eresia catara. I catari (termine di origine greca che significa “puro”) partivano dal presupposto che vi fosse un contrasto insanabile tra Dio(bene o spirito) e mondo terreno(materia) considerato come sede del male. Il mondo materiale è sede del male e per questo va rifiutato con tutte le sue “creazioni” come lo Stato, la Chiesa, la società in quanto dominio del male; l’anima umana è emanazione di Dio, mentre il corpo fisico dell’uomo è sede del male in quanto materia. Secondo i Catari Dio ha inviato Gesù Cristo con la missione di indicare agli uomini la via per liberarsi dalla schiavitù della carne e del corpo praticando una vita casta. I catari erano contro il matrimonio e la procreazione, giungevano anche a praticare il digiuno volontario fino alla morte nella convinzione che la volontaria sofferenza corporale fosse il mezzo migliore per raggiungere Dio. I capi religiosi dei catari erano i “boni homines” detti “perfetti”; questi vivevano in totale povertà dedicandosi alla predicazione e alla preghiera. Il catarismo si diffuse in Italia, soprattutto a nord, nella Germania occidentale e nella Francia meridionale. I catari assalivano monasteri, chiese e uccidevano religiosi tra cui anche Pietro di Castelnau, inviato del papa Innocenzo III(1198-1216). La Chiesa, per affrontare l’eresia catara, ricorse all’opera missionaria, inviando lo spagnolo Domenico de Guzman(1170-1221), il futuro san Domenico e fondatore dell’ordine religioso dei domenicani che convertì con la parola numerosi catari. La nascita dei tribunali dell’Inquisizione fu la conseguenza diretta dell’eresia catara.

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