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Gli intellettuali

La Chiesa era l’unica istituzione culturale nei primi secoli del Medioevo. La figura dell’intellettuale, colui che si occupava specialmente della produzione e della diffusione della cultura, si identificava con quella dell’ecclesiastico, del clericus. La parola “chierico” veniva a designare automaticamente anche l’uomo istruito, colui che scriveva. Bisogna però insistere sul fatto che la mentalità medievale non aveva ancora la nozione nostra di “autore”: distingueva malamente tra il semplice copista, il commentatore che aggiungeva in margine ai testi le glosse, le spiegazioni racchiuse in un tratto a penna ( simile ad una lingua, in greco appunto glossa) e l’autore vero e proprio, colui che aveva concepito e steso l’opera.
D’altronde non esisteva il concetto di originalità creativa. L’individualità dell’autore era poco importante, in quanto egli era in primo luogo depositario di una tradizione, e da questa soprattutto gli derivava l’autorevolezza. Produrre cultura implicava sempre riprodurre un’auctoritas, consacrata dalla tradizione, che poteva essere costituita dall’Antico o dal Nuovo Testamento, dai padri della Chiesa o dagli scrittori classici. Non tanto l’originalità era avvertita come valore, quanto la continuità, la ripresa degli insegnamenti del passato; in quanto senso la figura dello scrittore e la sua individualità assumevano un significato secondario o addirittura irrilevante (a differenza del modo moderno di concepire la letteratura e l’arte, che risale al Romanticismo, e privilegia essenzialmente l’individualità e l’originalità creativa).

Ciò spiega come molti testi medievali, soprattutto quelli di maggior fortuna e circolazione, ci siano pervenuti anonimi. Quando cominceranno a comparire anche i nomi degli autori, si tratterà di una svolta di capitale importanza.

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