pexolo di pexolo
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Il dibattito sulla fine dell’economia antica


L’economia dei secoli VI-X, ripiegata sulla terra e sull’autosufficienza, fu letta da alcuni storici come un’invenzione germanica e da altri in continuità con le forme romane; secondo Pirenne, storico belga, determinante fu l’ascesa dell’impero arabo, che trasformando il Mediterraneo in un «lago musulmano» aveva isolato l’Europa dall’Oriente e spostato verso il Nord il baricentro della vita politica. Tuttavia, secondo Karl Polanyi non si deve studiare l’economia di questi secoli a partire dalle categorie economiche moderne, ma considerando il peso assolutamente determinante dei condizionamenti da parte delle istituzioni: fu l’impero a incentivare l’iniziativa privata, mantenendo le condizioni (vie di comunicazione, navi, corporazioni, città) per quei meccanismi di scambio essenziali alla propria espansione politica. Sul passaggio dalla moneta aurea a quella argentea, pienamente compiuto solo alla fine dell’VIII secolo, ci sono differenti interpretazioni: secondo Pirenne esso è il segnale della crisi, ossia del passaggio a un’economia chiusa, secondo Grierson, invece, dato che nel V secolo c’era stata un’interruzione nella produzione monetaria, divenute le monete auree un oggetto di lusso e tramontato ormai l’uso frequente della moneta negli scambi, la coniazione di monete argentee da parte di Carlo Magno era anzi un sintomo di ripresa economica.
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