Genius 13137 punti

Dissoluzione del potere centrale

Le incursioni dei Saraceni, dei Vichinghi e degli Ungari contribuirono dall’esterno a indebolire ulteriormente il sistema politico del Sacro Romano Impero e a mettere a nudo la debolezza delle autorità centrali. La crisi però aveva radici più profonde e in gran parte era dovuta proprio a quelle Istituzioni che costituivano il fondamento dell’ordinamento carolingio.

Il vassallaggio, che era stato uno dei punti di forza del potere di Carlo Magno, conteneva, infatti, in sé potenti forze disgregatrici, come la tendenza a pretendere l’eredità dei feudi – quella dei feudi maggiori fu stabilita da Carlo il Calvo con il Capitolare di Quierzy nell’877 – la costante appropriazione da parte dei signori locali di prerogative un tempo spettanti al re (l’amministrazione della giustizia, la leva militare ecc), il moltiplicarsi dell’omaggio a più signori spesso in lotta fra loro. Quest'insieme di fattori aveva portato al costituirsi di innumerevoli nuclei di potere autonomo che sfuggivano al controllo del potere centrale e lo indebolivano.

A ciò si devono aggiungere l’impoverimento continuo del patrimonio fondario regio e la mancanza di una solida burocrazia centralizzata. L’Impero, infatti, veniva ogni volta spartito fra i figli del vescovo del sovrano, a ciascuno dei quali toccava una porzione del territorio. Queste spartizioni, del resto, dimostravano che lo Stato era considerato alla stregua di un bene privato estraneo invece alle concezioni giuridiche romane.


Hai bisogno di aiuto in Storia Medievale?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email