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L'economia curtense

La fase storica tra il IV e il X secolo, fu negativa, perché era segnata da crisi politiche, dall'immigrazione di popolazioni barbariche e della crisi dell'economia monetaria, e automaticamente si fu un blocco dei commerci.
Si passò a un sistema economico agrario, poco differenziato. Un sistema che si adattava alla frantumazione politica generata del feudalesimo, in cui la curtis divenne il centro produttivo: questo sistema viene definito "economia curtense".
La curtis era formata dal palazzo del signore e le case dei suoi servi e braccianti, compresi i terreni.
Vi erano curtes enormi, medie e piccoline. Appartenevano a un dominus cioè un signore che poteva possederne un gran numero anche molto distanti tra loro.
Ogni curtis era divisa in due parti: la pars dominica, ovvero la parte riservata al padrone e gestita da lui attraverso il lavoro dei suoi servi: la pars massaricia era la parte affidata ai servi che pagavano l'affitto al signore. In cambio del terreno, i servi avevano degli obblighi: dovevano versare al loro signore il decimo del raccolto.

I lavoratori della terra erano i servi. Il termine servo con il tempo non indicò più un bene che si poteva vendere e comprare come un oggetto, ma il contadino legato alla terra, cioè i contadini cui la legge vietava di abbandonare la terra che lavoravano: questa categoria di lavoratori veniva definita "servitù della gleba".
La signoria locale era il territorio sul quale il signore esercitava una serie di potere pubblici: di riscuotere le tasse, quello militare e giudiziario. Essa era anche un centro economico autosufficiente in cui si produceva il necessario per la vita della comunità. Si coltivavano i campi, si costruivano gli strumenti di lavoro e si provvedeva alla manutenzione.
In genere una signoria locale era formata da un bosco, il castello al centro di tutto, il forno, la chiesa rurale, il patibolo, il mulino e la pars massaricia.

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