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Comuni italiani


L’Italia del duecento è caratterizzata dalla lotta tra magnati e popolani. A Firenze la parte raccolta nelle Arti e Corporazioni riuscì ad imporsi nel 1252 istituendo un proprio magistrato supremo: il capitano del popolo, proveniente, come il podestà, dall’esterno del comune. Verso la fine del 200 con Giano della Bella venne varata una legge che escluse dal potere politico sia i magnati sia una delle Arti più potenti: Calimala, composta da facoltosi mercanti e banchieri. Dunque si affermò il potere unicamente delle Arti maggiori e medie, ma i lavoratori appartenenti alle fasce più basse continuarono a rimanerne esclusi. Nel secolo successivo ci furono rivolte di servi e contadini in diverse regioni d’Europa ( Fiandre, Francia, Inghilterra, Germania) ed altre città, tra queste si ricorda la rivolta dei Ciompi a Firenze nel 1378; i Ciompi rappresentavano il popolo minuto non iscritto a nessuna delle Arti, organizzarono un’insurrezione armata, presero il palazzo della Signoria e nominarono gonfaloniere ( colui che presiedeva al collegio dei priori e costituiva la suprema magistratura) un cardatore di lana: Michele di Lando. I Ciompi volevano rivendicazioni sociali e politiche, protestavano contro l’asservimento del lavoro e l’esclusione dalle cariche pubbliche. Istituirono nuove Arti aperte anche al popolo e stabilirono che ognuna delle tre Arti (maggiori, medie, minori) aveva diritto a partecipare per un terzo alle magistrature comunali. Si andava costituendo sempre un’organizzazione per corpi, ma egualitaria. Questa esperienza venne repressa, le nuove Arti vennero abolite e ritornò al potere la grande borghesia fiorentina, la loro Oligarchia rimase al potere fino all’ascesa dei medici dovuta al loro appoggiarsi alla base popolare con la figura di Cosimo il Vecchio che controllò il governo attraverso Priori di fiducia. Nel 1458 L’assemblea del popolo conferì alla sua Signoria pieni poteri che vennero mantenuti anche con Lorenzo De medici (1469-92). Con l’arrivo di Piero De medici le cose cambiarono, Carlo VIII discese in Italia, Piero fuggì da Firenze e vi fu un nuovo tentativo di restaurare la Repubblica da parte del frate Girolamo Savonarola; il tentativo ebbe breve durata, Savonarola venne condannato al rogo e la Repubblica venne guidata dal gonfaloniere a vita Soderini che vi rimase in carica fino al 1502 quando venne deposto dai sostenitori dei Medici la cui Signoria continuò a fasi alterne fino alla cacciata definitiva nel 1527 da parte di una nuova ventata repubblicana archiviata definitivamente nel 1569, quando la città divenne uno Stato regionale (ente centrale che ripartisce la sua sovranità sul territorio creando enti territoriali autonomi, le regioni, che da lui dipendono pur mantenendo una certa autonomia) di tipo assoluto: il Granducato di Toscana.
Parallelamente allo sviluppo delle città si rifletteva anche sull’istanza di libertà e del diritto delle comunità di governarsi.
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