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I Comuni e l'impero

Dopo il Mille il sistema feudale con il signore che dal castello governava sul territorio circostante perse importanza. Le città organizzate in liberi Comuni diventarono o centri della vita economica e politica. Nel Comune, le associazioni dei nobili e dei borghesi eleggevano i loro rappresentanti che insieme costituivano l’assemblea dei cittadini. Questa, a sua volta, eleggeva i consoli e il podestà, i quali avevano l’incarico fi governare la città per un anno, in collaborazione con il senato. Grazie a questa nuova organizzazione, le città comunali riuscirono a liberarsi dall’autorità dei feudatari e a governarsi da sole, eleggendo i propri rappresentanti ed emanando proprie leggi. In questo modo, però, il potere dell’imperatore veniva automaticamente limitato. Nel 1152 divenne imperatore Federico Barbarossa, il quale, volendo ristabilire la propria autorità e riconquistare il controllo dell’Italia settentrionale e centrale, decise di inviare i suoi rappresentanti, naturalmente accompagnati da un esercito, per sostituire i consoli o i podestà nel governo dei Comuni. Per ben cinque volte gli eserciti del Barbarossa scesero in Italia , incendiando e distruggendo le città ribelli, come Asti, Tortona, Milano e Crema. Dopo la sconfitta di Milano, però, i Comuni longobardi e veneti cominciarono a organizzare una forte resistenza nei confronti del potere imperiale e insieme formarono la Lega lombarda. A Legnano, l’esercito del Barbarossa subì una durissima sconfitta da parte della Lega lombarda. L’imperatore fu costretto a riconoscere ai Comuni l’autonomia politica.

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