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Anno Mille - Continuità e trasformazioni


La storiografia odierna, considerando l’anno Mille una convenzione che offre alcuni vantaggi e comporta dei rischi se assunta con eccessiva rigidità, rifiuta sia l’accezione negativa con cui il Rinascimento condannava il pregiudizio medievale, frutto di ignoranza e superstizione, che fosse giunta la fine del mondo, sia l’idea di chi considerava la data come la cesura tra età antica ed età moderna. Oggi, alcuni ritengono che esso sia stato il momento di una rapida e radicale «mutazione feudale», come momento di passaggio dall’Europa carolingia a una società fondata sulla signoria territoriale e sui rapporti feudali, altri invece che anche tale cambiamento si ebbe in virtù di un’evoluzione lenta e graduale.

I terrori del Mille

L’attesa della fine dei tempi fu presente dall’antichità all’età moderna, ma in questo lungo «millenarismo» l’anno Mille non ebbe mai particolare rilievo. Infatti, alcuni elementi smentiscono che si sia trattata di una leggenda popolare, come volevano i rinascimentali: anzitutto, i sistemi di datazione erano differenti da località in località (più capodanni, più modi di contare), inoltre quest’idea era nota solo a frequentatori di ristrette cerchie, del resto le fonti non sono prodighe di notizie a riguardo. Sebbene possiamo sbarazzarci del mito di un anno Mille vissuto nel terrore, ciò consente comunque di servirsi di una data così comoda, che per alcuni storici rappresentò comunque un’importante cesura.
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