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Storia del Fascismo



Nel marzo del 1919, in piazza San Sepolcro a Milano, Benito Mussolini, un ex dirigente socialista, fondò i “Fasci italiani di combattimento”, che riunivano reduci di guerra ed esponenti del ceto medio e della piccola borghesia antisocialista.
I Fasci di combattimento furono un movimento, uno strumento della lotta politica; essi volevano conquistare il potere politico.
Erano formati da ex socialisti, nazionalisti ed ex sindacalisti rivoluzionari.

Nelle elezioni del 1919, i socialisti ottennero un grande successo, mentre i fascisti non ottennero nessun seggio.

Giolitti era stato il perno del sistema politico italiano all'inizio del Novecento, egli puntava alla modernizzazione del paese, a trasformare l’Italia in una moderna potenza industriale, a favorire l’inclusione delle masse lavoratrici e a tenere a freno gli istinti reazionari. Giolitti distrusse i vecchi equilibri politici e ne costruì di nuovi, favorendo l’integrazione nel regime parlamentare di tutte le forze vitali del Paese come i cattolici, i socialisti, e poi i fascisti.

In Italia, nel 1921, Giolitti sciolse le camere e indisse delle nuove elezioni, sperando di rafforzare il centro liberale, stringendo anche degli accordi con “Fasci”.
L’esito delle elezioni per lui non fu favorevole, infatti i socialisti non ebbero successo e i fascisti entrarono in Parlamento. Il 27 giugno Giolitti rassegnò le dimissioni.

Nel novembre del 1921 Mussolini fondò il “Partito Nazionale Fascista” (PNF).
Il 1° agosto del 1922, Mussolini decise di far convergere sulla capitale le sue camicie nere armate, per mostrare la forza del fascismo e convincere il re Vittorio Emanuele III a incaricarlo di formare un nuovo governo. Il 28 ottobre del 1922 migliaia di camicie nere marciarono verso Roma, percorrendo le vie con le armi; Mussolini non partecipò, ma appena le milizie fasciste invasero la città e il colpo di stato ebbe successo, raggiunse la capitale. Il 30 ottobre ricevette l’incarico di formare il governo.

Il deputato socialista Giacomo Matteotti, il 10 giugno del 1924 denunciò le violenze grazie alle quali i fascisti avevano prevalso; pochi giorni dopo fu rapito e fu ritrovato ucciso dopo due mesi. Così l’opposizione antifascista decise di abbandonare l’aula parlamentare.