Restaurazione - Il congresso di Vienna


La nobiltà impose alla Francia la partecipazione al Congresso di Vienna, una adunanza delle potenze europee tenutasi dopo la caduta di Napoleone (1815), per ripristinare la situazione precedente all’avventura imperiale. Il Congresso di Vienna (che venne abilmente guidato dal ministro degli esteri austriaco Metternlch) decise l'assetto dell’Europa senza tenere alcun conto delle esigenze di tanti popoli (italiano, tedesco, polacco, boemo, greco) di realizzare il loro stato nazionale e senza tener conto delle idee di eguaglianza sociale e di libertà che persino Napoleone, almeno in parte, aveva rispettato. I vecchi sovrani tornarono sui loro troni a governare assolutisticamente; i popoli soggetti a imperi stranieri restarono sotto i loro padroni. Per giunta il Congresso creò uno strumento (la Santa Alleanza) per impedire ogni tentativo di ribellione o di lotta per la libertà. Nel caso che in uno dei paesi aderenti alla Santa Alleanza fosse scoppiata una rivoluzione, tutti gli altri paesi sarebbero dovuti intervenire con le armi per domarla.
Dal punto di vista territoriale l'Europa venne sistemata come segue: l’Austria perdette il Belgio ma ottenne il regno lombardo-veneto in Italia, nonché il Trentino, l'Istria, la Dalmazia e parte della Polonia; la Prussia si ingrandì sul Baltico e giunse fino al Reno; quel che restava della Polonia venne aggiunto ai domini dello zar di Russia; il Belgio, unito all’Olanda, formò il regno dei Paesi Bassi; quel che restava degli staterelli tedeschi in Europa Centrale formò la Confederazione Germanica autonoma.
In sostanza la Restaurazione segnò un notevole aumento dell’influenza absburgica in Europa e un notevole regresso rispetto al periodo napoleonico, da un punto di vista politico, economico, sociale, territoriale, geografico, culturale.

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