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Tra il 1919 e il 1920 a causa della disoccupazione e delle mancate promesse dello Stato italiano, i contadini occuparono le terre che gli erano state promesse e che non gli erano state concesse e gli operai occuparono le fabbriche delle quali gli era stato promesso un lavoro. Ovviamente i campi vennero occupati a sud e le fabbriche a nord, in quanto il nord era ed è più industrializzato. Questa situazione che si è andata a creare in questi due anni ha preso il nome di "biennio rosso". Il governo sempre molto incertamente prende delle contromisure per evitare la crisi. Innanzitutto decide dopo molte riflessioni e con la spinta degli altri paesi di far sgomberare Fiume, che era stata occupata da D'Annunzio. Poi volle risanare il bilancio e iniziò a promettere riforme e nuove leggi.
Si nota però l'incapacità di Giolitti di essere un presidente coerente, in quanto a volte favoriva i grandi industriali, i proprietari terrieri, mentre a volte si schierava con la piccola e media borghesia. Si capiva da se, che così non si poteva più andare avanti. C'era la voglia di un cambiamento radicale. In quegli anni si andò a creare il movimento, poi partito fascista che voleva evitare una rivoluzione comunista come quella bolscevica. Infatti, il fascismo era nemico di ogni rivoluzione, voleva abolire la democrazia, il socialismo, il comunismo e la libertà di pensiero.

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