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L'entrata in guerra dell'Italia

Nel 1915 l'Italia non era ancora inizialmente entrata in guerra e a riguardo aveva due schieramenti. Da una parte i cosiddetti neutralisti che erano coloro che non volevano entrare in guerra che comprendevano: i giolittiani e quindi tutti i sostenitori di Giolitti che al tempo era il Presidente del Consiglio, la media industria in quanto non ci avrebbe guadagnato nulla, la gran parte dei socialisti, i contadini che temevano di perdere le proprie terre, i cattolici in quanto non volevano andare contro quelle nazioni che erano anch'esse cattoliche, come l'Austria e la maggioranza del parlamento. Dall'altra parte invece, tra coloro che volevano entrare in guerra c'erano: i nazionalisti e i futuristi che inizialmente erano contro la Francia ma che poi parlavano dell'entrata in guerra come l'unica possibilità di salvezza per l'Italia. L'industria pesante che c'avrebbe sicuramente guadagnato in quanto avrebbe avuto una produzione e una richiesta di artiglieria altissima e quindi si sarebbe arricchita moltissimo, alcuni socialisti che volevano controllare gli imperi neutrali, gli irredenti, Mussolini e D'Annunzio che inizialmente erano neutrali e altri politici che si distinguevano dalla massa come Salandra e Sannino. L'entrata in guerra dell'Italia fu decisa grazie anche alla volontà del re.

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