Battaglia delle Termopili


Dopo che le poleis si unirono insieme contro la minaccia comune cominciarono a preparare un piano; esso prevedeva di creare un primo sbarramento a Nord, per fermare i Persiani, in modo da ultimare le fortificazioni delle città e il concentramento delle truppe. Per non smembrare eccessivamente l’esercito della lega, venne inviato a Nord un contingente di 7000 uomini (spartani e focesi), col compito di fermare i Persiani il più a lungo possibile. Le forze elleniche si attestarono al passo delle Termopili, l’unico valico fra le catene montuose che in quel punto dividono la Grecia.
Le avanguardie persiane vennero accolte a colpi di freccia dagli arcieri spartani nascosti sulle alture. Si avanzò allora Serse in persona, il quale inviò un araldo per invitare Leonida ad evitare un inutile spargimento di sangue (data la differenza numerica tra i due eserciti) ed a cedere le armi.
Leonida rispose: — Vieni a prenderle.
I Persiani allora circondarono la gola da ogni parte; Leonida fece distribuire il rancio alle sue truppe, dicendo: — Mangiamo allegramente; stasera la cena la faremo con Plutone! (Il dio dei morti; in greco Ade).
I Persiani, infine, sferrarono l’attacco, lanciandosi a capofitto su per i monti. I Greci resistettero; c’era, fra l’altro, qualche possibilità di scampo, poiché non tutte le vie di ritirata erano state bloccate dai Persiani, ma la situazione si modificò improvvisamente.
Da una parte i Focesi decisero di profittare delle poche vie rimaste ancora libere per ritirarsi e tornare nella loro regione, a difendere le loro case; dall’altra un traditore greco, un certo Efialte, rivelò ai Persiani il cammino segreto per il quale pensavano di ritirarsi i soldati ellenici. I Focesi fecero comunque in tempo ad andar via: alle Termopili restò Leonida con trecento Spartani. I Persiani bloccarono anche l’ultima via di scampo, poi prepararono l’ultimo assalto, con un tale lancio di frecce che un soldato spartano osservò, impressionato: — Oscurano il cielo. — Meglio — gli rispose un compagno — combatteremo all’ombra. Era infatti agosto. Poi i Persiani attaccarono il valico, a valanga: i trecento Spartani caddero tutti, ciascuno sui posto dove si trovava. A sera Serse volle visitare il valico: facendosi largo tra i cadaveri persiani, cercò il corpo di Leonida e gli fece mozzare il capo. Poco tempo dopo i Greci, vittoriosi sui Persiani, elevarono agli eroi delle Termopili un tumulo, sotto il quale raccolsero i resti dei morti e vi posero questa epigrafe dettata dal poeta Simonide: «O straniero, annunzia a Sparta che noi qui siamo caduti obbedienti alle sue leggi».

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