Concetti Chiave
- La Resistenza italiana rappresenta una ripresa dell'antifascismo, con dirigenti provenienti da partiti disciolti e perseguitati durante il regime fascista.
- Nel 1942 si riattivò l'attività dei partiti democratici con la formazione del Fronte nazionale d'azione, che unì diverse forze politiche antifasciste.
- Il 9 settembre 1943 fu fondato il Comitato Centrale di Liberazione Nazionale, che coordinò la lotta partigiana contro il regime nazifascista in Italia.
- I partigiani, tra cui molti giovani, attuarono azioni di resistenza come assalti e sabotaggi, nonostante la repressione violenta da parte delle autorità fasciste.
- Le donne partigiane svolsero un ruolo cruciale nel mantenere i collegamenti tra le brigate e le famiglie, contribuendo attivamente alla resistenza.
Indice
La ripresa dell'antifascismo
La Resistenza italiana va considerata come la ripresa attiva dell’antico antifascismo; i suoi quadri dirigenti furono infatti formati da esponenti dei partiti disciolti e perseguitati. Fra le persone più eminenti, che, durante il ventennio della dittatura, tennero desta la fiamma ideale della libertà sono da ricordare il liberale Piero Godetti, Antonio Gramsci, il filosofo idealista Benedetto Croce, lo storico laico Gaetano Salvemini e lo storico cattolico Gaetano De Sanctis. Dopo il 1926 l’antifascismo operò soprattutto all’estero, e in modo particolare in Francia, dove fu fondata la Concentrazione Antifascista, e Carlo Rosselli diede vita, nel 1930, al movimento di Giustizia e Libertà, mirante all’unione fra repubblicani, liberali e socialisti. Allo scoppio della guerra civile in Spagna, Rosselli accorse fra i primi in difesa dei repubblicani democratici, con alcune decine di uomini del suo movimento. L’ antifascismo clandestino continuò anche all’interno, dove però la sua azione fu progressivamente limitata dalla repressione dell’O.V.R.A. e del Tribunale Speciale.
L'attività dei partiti democratici
Solo nel 1942 si ebbe in Italia la piena ripresa dell’attività dei partiti democratici. In quell’anno, infatti, sorse il Fronte nazionale d’ azione, al quale parteciparono la Democrazia Cristiana, il Partito d’ Azione, il Partito Comunista, il Partito Liberale, il Partito Socialista e il movimento di Unità Proletaria. Il” Fronte”, costituito a Torino, promosse in questa città il grande sciopero economico-politico del 5 marzo 1943. A Milano, all’indomani della caduta di Mussolini, i partiti antifascisti, che già da tempo avevano ripreso clandestinamente i contatti, pubblicarono un”Appello al Popolo Italiano” affinché tutte le masse lavoratrici si considerassero” in stato permanente di allarme e di vigilanza, per affermare con l’azione la loro incoercibile volontà di pace e di libertà”.
La lotta partigiana e la repressione
Il 9 settembre 1943 nacque a Roma il Comitato Centrale di Liberazione Nazionale, presieduto da Ivanoe Bonomi. Comitati di Liberazione Nazionale sorgevano intanto spontaneamente in tutte le città italiane sottoposte al giogo nazifascista. La lotta partigiana fu dura e difficile e si esplicò in assalti improvvisi, sabotaggi, scioperi politici. La repressione fu terribile. Ricordiamo, tra i più tragici eventi, gli eccidi di Boves, delle Fosse Ardeatine, di Marzabotto, nel bolognese. Intanto i Comitati locali decidevano di unirsi in un solo Comitato di Liberazione Nazionale per l’Alta Italia, sotto il comando di Ferruccio Parri e di Luigi Longo, allo scopo di coordinare l’azione partigiana. Alla fine del ‘44, il CLNAI, ebbe il riconoscimento ufficiale degli alleati. Come comandante in capo del Corpo Volontari della Libertà, comprendente tutti i reparti partigiani militarizzati, fu posto il generale Raffaele Cadorna. L’unificazione del comando e i rifornimenti di armi, munizioni, indumenti e viveri, mediante” aviolanci” da parte degli alleati, consentirono al C.V.L. di svolgere l’opera di liberazione dell’Italia settentrionale che, in molti casi, precedette l’intervento degli anglo-americani.
Il ruolo dei partigiani e delle donne
La maggior parte dei partigiani erano giovani, i loro primi rifugi erano situati in montagna in ciabot oppure in caserme in frontiera. Durante la notte facevano a turno per fare le sentinelle. Con il tempo riuscirono a trovare alloggiamenti discreti, procurandosi più cibo. Le donne partigiane avevano un ruolo importante: garantivano i collegamenti tra le varie brigate e mantenevano i contatti con le loro famiglie percorrendo chilometri a piedi, in bicicletta o in camion. Erano famose anche le “Staffette partigiane” che avevano tra i 16 e i 18 anni riuscendo a passare più facilmente inosservate.
Domande da interrogazione
- Qual è il legame tra la Resistenza italiana e l'antifascismo storico?
- Quali partiti parteciparono alla formazione del Fronte Nazionale d'Azione nel 1942?
- Quali furono alcuni degli eventi tragici della repressione durante la lotta partigiana?
- Qual era il ruolo delle donne nella Resistenza?
- Come si organizzò il Comitato di Liberazione Nazionale in Italia?
La Resistenza italiana rappresenta la ripresa attiva dell'antico antifascismo, con quadri dirigenti formati da esponenti di partiti disciolti e perseguitati durante il ventennio fascista.
Nel 1942, il Fronte Nazionale d'Azione fu costituito da partiti come la Democrazia Cristiana, il Partito d'Azione, il Partito Comunista, il Partito Liberale, il Partito Socialista e il movimento di Unità Proletaria.
Tra gli eventi più tragici della repressione si ricordano gli eccidi di Boves, delle Fosse Ardeatine e di Marzabotto, che segnarono profondamente la lotta contro il nazifascismo.
Le donne partigiane svolgevano un ruolo cruciale, garantendo collegamenti tra le brigate e mantenendo i contatti con le famiglie, spesso come "Staffette partigiane" che si muovevano con agilità per eludere i controlli.
Il 9 settembre 1943, a Roma, nacque il Comitato Centrale di Liberazione Nazionale, con comitati spontanei in tutte le città italiane, unendo le forze per coordinare la lotta contro il nazifascismo.