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Prima guerra d’indipendenza

Dopo lo scoppio della rivoluzione parigina, nel 1848 iniziarono ad esserci insurrezioni in Europa: A Vienna con l’insurrezione di operai e studenti, a Praga, Budapest ed ovviamente anche in Italia (Milano).
Il re Carlo Alberto aprì i conflitti con l’Austria ed il papa gli invia contingenti militari che dopo poco tempo ritira perché sarebbe stato controproducente lottare contro una potenza cattolica.
Nel 1849, era stata affidata ai francesi la difesa dello stato, mentre a Garibaldi la difesa della repubblica romana, dove morirono i fratelli Cairoli, Goffredo Mameli. Per evitare di essere catturato dai soldati pontifici, fa una fuga attraverso le paludi di Comacchio dove Anita, la moglie incinta, muore.
Il regno di Sardegna riuscì a vincere a Peschiera, ma perse a Custoza e l’esercito piemontese fu sconfitto. Quando la battaglia riprese, essa durò pochissimo e successivamente l’esercito piemontese dovette fare l’armistizio e quindi Carlo Alberto abdicò in favore di suo figlio Vittorio Emanuele II.

Unità italiana

In questo periodo storico, appena precedente all’Unità Italiana, Cavour riveste un ruolo fondamentale. Egli infatti ha in mente importanti manovre: da un lato vuole svecchiare il Piemonte e quindi promuove la costruzione, in primo luogo, di linee ferroviarie e poi in secondo luogo favorisce il potenziamento dell’agricoltura.
Seconda cosa, c’è il problema dell’ingrandimento del Regno di Sardegna.
In realtà non si pensa ad un’unità Italiana completa, questo è solo un pensiero marginale. Più che altro, si intendeva unificare i territori dell’attuale nord Italia, poiché egli aveva una consapevolezza ben precisa, e cioè che i vari stati Italiani erano molto diversi tra di loro soprattutto come ricchezza e progresso (il regno Lombardo-Veneto, ad esempio, era molto più progredito del regno delle due Sicilie). Cavour, pensando ad un’unità del nord Italia, comprese che bisognava tassativamente fare un accordo o un’alleanza con l’Austria, poiché possedeva gran parte dei territori circostanti. Ciò che a lui interessava in modo particolare era la Lombardia ed il Veneto, sotto dominazione degli Asburgo. Memore della sconfitta di Carlo Alberto (Battaglia di Novara, 1849), Cavour intuì che il Piemonte necessitava di un alleato potente per potersi opporre alla potenza Austriaca, poiché da solo non ce l’avrebbe fatta a sostenere una guerra contro questa grande potenza. Cavour sperava in un’alleanza degli inglesi; egli infatti conosceva bene l’Inghilterra, proprio perché aveva soggiornato in quella nazione, essendo stato un imprenditore, e soprattutto conosceva il modo di agire inglese durante le battaglie. L’occasione si ha con la guerra di Crimea (una guerra russo-turca sempre perché i russi desideravano uno sbocco sul mediterraneo), dove Francia ed Inghilterra intervengono contro la Russia a favore dei turchi. Allora Cavour chiede se il Piemonte poteva mandare un contingente militare a combattere insieme alle due potenze; gli alleati accettano e viene appositamente creato un corpo militare (i Bersaglieri), con a capo il generale Ferrero Alfonso della Marmora. Furono mandati 15.000 uomini che parteciparono solo ad uno scontro (sul fiume Cernaia), e di questi non morì quasi nessuno in battaglia. La morte dei soldati avvenne però per via di un contagio, probabilmente di tifo o colera. Finita la guerra, nel 1856, si firma un trattato di Pace a Parigi, chiamata Conferenza di Parigi e Cavour ottiene il posto al tavolo delle trattative di pace, e quindi dimostra agli altri il problema della situazione Italiana, andando contro alla dominazione Austriaca. Sembra abbia detto “non siamo indifferenti al grido che si leva da ogni parte d’Italia”.
In queste trattative di Pace, Cavour tenta di rimediare un alleato per i Piemontesi, rimanendo però deluso poiché gli inglesi non vogliono che la situazione politica europea cambi, poiché gli inglesi sono interessati a fondare un impero coloniale su scala mondiale (lo splendido isolamento), e quindi non vogliono impegnare i soldati in Europa. L’unica cosa che fanno gli inglesi è chiedere agli Austriaci se essi vogliono lasciare i terreni ai Piemontesi, ed ovviamente in risposta ricevono “no”.
Cavour però si accorge che Napoleone III sembra abbastanza sensibile a questo problema, per vari motivi: primo fra tutti, l’importanza del suo nome; infatti sui francesi aveva una grande influenza essendo nipote di Napoleone Bonaparte. Inoltre, Napoleone III intendeva recuperare la Savoia e Nizza, essendo stati sotto il dominio dello zio insieme al regno di Sardegna.
Però egli è molto cauto in ciò, poiché oltre all’Italia, che cercava un’unità nazionale, vi era anche la Germania che lottava per ottenerla. Bismarck rivendicava due stati francesi (Alsazia e Lorena) quindi se egli avesse aiutato il Piemonte contro l’Austria, questa si sarebbe indebolita e non sarebbe stata in grado di bloccare la Germania da una probabile guerra contro la Francia, e quest’ultima avrebbe perso quei due territori; era un equilibrio delicato che lui non intendeva rompere. Tuttavia quest’idea non dispiace a Napoleone III e così, il 21 luglio 1858 si trovano a Plombières (dove Napoleone III andava a curarsi) e lui con Vittorio Emanuele II siglano un accordo. Il re avrebbe donato quei due territori (Nizza e Savoia) alla Francia in caso di intervento militare della Francia in funzione antiaustriaca. Però la condizione che Napoleone III pone non è ciò che Cavour (mediatore degli accordi) si sarebbe atteso. Infatti la Francia sarebbe intervenuta solo se l’Austria avesse attaccato battaglia per prima. Questo perché Napoleone III pensava che gli Austriaci non sarebbero mai intervenuti contro il Piemonte.
Pochi mesi dopo gli accordi succede un caso piuttosto particolare: un mazziniano, rifugiatosi a Parigi, fa un attentato a Napoleone III, lanciando una bomba alla sua carrozza e causando la morte di 12 uomini. A quel punto l’imperatore scrive a Cavour che l’accordo sarebbe saltato; ma in quel momento interviene Vittorio Emanuele II, che scrive una lettera dove sottolinea la necessità di un aiuto militare dei francesi. Al contempo, il Mazziniano (Felice Orsini) scrive a Napoleone III che, se non avesse reagito ed aiutato gli Italiani, la sua vita sarebbe stata in pericolo.
Finalmente Napoleone III, dopo tutte queste minacce, stipula l’alleanza militare, che viene stipulata secondo i canoni dell’epoca; dopo le firme, la figlia minore di Vittorio Emanuele II (Maria Clotilde) viene data in sposa a un cugino di Napoleone III (Girolamo Bonaparte).
Battaglia contro l’Austria
Cavour, sicuro dell’intervento francese, studia un modo per farsi attaccare dall’Austria. Dopo la sconfitta del 1849 da parte dei Piemontesi, l’Austria aveva messo fra le clausole del trattato di pace il divieto assoluto di fare grandi manovre (esercitazioni militari) sui confini fra Piemonte e il Lombardo-Veneto. Cavour allora manda Garibaldi (con un buon numero di soldati) a far manovre proprio su quelle zone, e gli Austriaci intimano Cavour di andarsene. Ovviamente Cavour fa finta di nulla, sostenendo che i soldati di Garibaldi non poteva mandarli via, ed allora l’imperatore Austriaco manda l’ultimatum. Ignora anche esso ed il 26 aprile 1859, verso mezzogiorno, l’ambasciatore consiglia di smobilitare la frontiera entro le 24 ore. Alla mezzanotte del 27 di aprile iniziano le ostilità, ma gli Austriaci attaccano solo il 29 aprile. I Piemontesi, intanto, avevano mandato i soldati oltre la frontiera con il treno. Gli Austriaci (150.000) attaccano vicino a Pavia ed i Piemontesi (circa 60.000) non attaccano, ma aspettano gli alleati, che si stavano imbarcando a Marsiglia per sbarcare a Genova e prendere il treno per andare ad aiutare i Piemontesi. Gli Austriaci, non trovando ostacoli, conquistano Novara, Vercelli, arrivano fino a Santhià e puntano su Ivrea per andare fino a Torino. Però quando stanno per conquistare Ivrea, Garibaldi e i suoi Cacciatori delle Alpi li fermano. Nel frattempo Napoleone III è sbarcato a Genova con i suoi militari che vengono caricati sulle tradotte (i treni) e mandati al fronte. In quel momento il generale Gyulai (ultra ottantenne) che comanda gli Austriaci, si rende conto di essere entrato troppo nel Piemonte tanto da rischiare di essere circondato, così si ritira in Lombardia, convinto che la guerra si sarebbe decisa in quel luogo. Così fu, infatti i francesi e i Piemontesi si dividono i compiti. La prima vittoria (battaglia di Palestro) fu Piemontese, la seconda (battaglia di Magenta) fu francese. Quest’ultima fu importante perché aprì la strada per Milano agli alleati franco-Piemontesi, permettendogli di vincere altre due importanti battaglie: quella di San Martino (combattuta dai francesi) e l’altra di Solferino (combattuta dai Piemontesi).
Così si apre anche la via del veneto. Però Napoleone III, senza aver detto niente ai Piemontesi, in una località tra Veneto e Lombardia (Villafranca) fa un armistizio con gli Austriaci. Quando i Piemontesi vanno per attaccare il veneto, Napoleone III li ferma sostenendo di aver firmato la pace.
Cavour va su tutte le furie, dicendo all’imperatore che non gli avrebbe donato la Savoia e Nizza, ma Vittorio Emanuele II gli impedisce di continuare a sfuriare.
Neonato stato Italiano
Cavour si dimette ed il re nomina al suo posto il generale La Marmora ed in modo pragmatico il re accetta l’atto compiuto, pur rimanendo deciso a non concedere i due territori alla Francia.
Per fortuna, durante questa guerra, il ducato di Parma, quello di Modena, di Piacenza ed il Granducato di Toscana (sotto influenza Austriaca) si rivoltano per annettersi al reno di Sardegna. Il re licenzia La Marmora e ristabilisce Cavour al potere, il quale dimostra il suo acume politico, invitando i ducati a fare un plebiscito (manifestazione di piazza). A quel punto Napoleone III non può essere contrario, poiché egli era diventato imperatore dei francesi grazie ad un plebiscito. Se Napoleone III si fosse rifiutato, infatti, il suo impero sarebbe crollato.
Questi staterelli vengono annessi al regno di Sardegna e così alla Francia vengono concessi quei due territori. Gli Austriaci accettano queste annessioni, nonostante fossero contrari. Gli Asburgo, però, non prendono in considerazione Garibaldi che, con i suoi famosi 1000 (in realtà solo 994) si imbarca da Genova e sbarca a Calatafimi (Sicilia) per conquistare l’Italia meridionale (maggio 1860). Lo sbarco in Sicilia è favorito da due fattori: anzitutto Francesco Crispi (vecchio mazziniano, carbonaro come Garibaldi) organizza lo sbarco in Sicilia e al largo della Sicilia le navi Garibaldine sono protette dai militari inglesi, pronte ad intervenire se la marina dei Borbone fosse intervenuta. L’avanzata di Garibaldi è veloce ed il 9 settembre conquistano Napoli e qui la situazione diventa tesa, poiché durante la campagna militare di Garibaldi nell’Italia meridionale, il governo Piemontese di Cavour aveva tenuto un atteggiamento molto ambiguo. Da un lato Cavour denigrava Garibaldi in tutte le stampe, per mostrare il fatto che lui fosse contro a quella sua campagna, ma dall’altro non fa nulla per fermarlo. Interviene nuovamente Napoleone III [1 ] temendo una vendetta di Garibaldi per la morte della moglie e per la gente che aveva causato alle persone.
Ovviamente Napoleone III interviene a favore dello stato pontificio e sostiene che i Piemontesi avrebbero dovuto fare lo stesso, altrimenti sarebbero stati complici di Garibaldi e la Francia gli avrebbe dichiarato guerra. Così Cavour si inventa un altro espediente: chiede quindi a Napoleone III di aspettare che fossero i Piemontesi ad andare per primi a fermare Garibaldi, ma Napoleone III non accetta perché temeva che fosse una scusa per conquistare lo Stato Pontificio. Allora Cavour ordina di fermare Garibaldi passando per la costa adriatica, invece di quella tirrenica, quindi allungando molto di più e passando per staterelli sotto lo Stato Pontificio che, appena i Piemontesi passano, fanno dei plebisciti per annettersi al regno di Sardegna. Quindi lo Stato Pontificio lentamente si riduce al solo Lazio. Una volta che si sono verificate queste annessioni, Vittorio Emanuele II arriva in Campania e ferma l’avanzata di Garibaldi a Teano, poiché questi vuole prendere Roma, più che altro per vendetta al papa. Qui però si rischia lo scontro militare, ma i garibaldini si rendono conto che le truppe francesi non sono mercenarie come quelle dei Borbone, allora decidono di fermarsi; Garibaldi, come riconoscimento, viene sbattuto in prigione, nel Forte di Varignano.
Finalmente si arriva all’unità d’Italia, in realtà parziale, poiché mancavano Lazio e Veneto. Il 17 marzo 1861 nell’aula parlamentare di Palazzo Carignano si celebra l’Italia come stato unito e si pongono i Savoia a capo di questa nazione. Il recupero del Veneto e del Lazio sarebbero stati i primi obiettivi del neonato stato Italiano.
Brigantaggio
Dopo ciò, si ha una terribile guerra civile; passato l’entusiasmo dell’unità, al momento di esercitare il governo ci si rende conto che lo stato pontificio e l’Italia meridionale erano in condizioni veramente disagiate rispetto al nord Italia. L’errore dei Piemontesi fu quello di estendere le leggi Piemontesi in tutt’Italia, prima fra tutti la leva militare obbligatoria (sette anni) e il pagamento delle tasse (il sud Italia non pagava alcuna tassa). Le popolazioni del sud Italia non si riconoscono in uno stato come il neonato stato Italiano. Inoltre lo stato Pontificio ed i Borbone fomentano questa rivolta, per riuscire a riottenere i diversi territori.
Nasce così il fenomeno del brigantaggio (questione meridionale), che tentano di ridimensionare con la forza. Questo compito viene assegnato ad un generale che aveva combattuto valorosamente nella seconda guerra d’indipendenza [2 ] e nel giro di un anno tentano di ristabilire l’ordine; si hanno infatti circa 120.000 morti tra esercito regolare e briganti. Dietro a questo fenomeno in realtà vi era il papa (che fomentava le rivolte per riottenere i territori persi con l’unità) e i nobili meridionali (che non aveva giurato fedeltà a Savoia e desiderava riacquistare l’autonomia. Successivamente si modificano le leggi, la leva dura solo tre anni e mezzo e le tasse vennero abbassate notevolmente.
È in questo periodo che sale al potere la famigerata destra storica, chiamata così solo perché occupava la parte destra del parlamento e seguiva la politica conservatrice di Cavour, la quale dava come obiettivo primario la conquista dei due territori. Purtroppo nel giugno del 1861 all’età di soli 51 anni Cavour muore, e così la destra storica si trova a governare senza “leader”, ed a cercare soluzioni per le varie questioni, prima fra tutte la questione meridionale.
Lo stato pontificio.
L’esercito italiano, visto che nessuno difende lo stato pontificio, decide di attaccarlo per appropriarsi dell’ultima regione che mancava per ottenere l’unità, e lo fa il 20 settembre 1870. Il papa Pio IX invoca l’aiuto degli austriaci, i quali però non vogliono avere altre avventure militari per non perdere nuovamente come nel 1866.
Nel 1870 un reparto di bersaglieri prende a cannonate le mura (cinta leonina [3] ) che circondava la Roma dei papi, e le sfonda nella località di Porta Pia (Breccia di Porta Pia). I Bersaglieri irrompono a Roma e il papa da ordine di non sparare, appellandosi al buon senso cattolico dei soldati italiani che sono operativi al fronte in quel momento. Alla fine il papa, non ricevendo ciò che si attendeva, avvisa che i soldati che occuperanno Roma saranno scomunicati. Così, i generali italiani decidono di mandare solamente soldati ebrei, evitando così il problema della scomunica. La città viene occupata nel giro di poco tempo ed il papa, che abitava al Quirinale, si va a ritirare nell’area del vaticano. Quella zona è ciò che resta dello stato pontificio. Il papa Pio IX si considera prigioniero politico ma non trova alcun appoggio dalle grandi potenze, ma non si rassegna ad essere governatore di un piccolo quartiere. Gli italiani, in pochi giorni, prendono pieno possesso dei territori conquistati e da quel momento c’è una grande gioia comune perché finalmente l’unità d’Italia è finalmente completa. Il neonato Stato Italiano, come indennizzo, gli propone un riconoscimento di sovrano dello Stato pontificio ed una somma cospicua di lire (legge delle guarentigie) che il papa rifiuta.
La cosa non è poi così indolore come sembra, poiché Pio IX inizia a formulare delle encicliche (documenti dove esprime la sua opinione sulla situazione), una in particolare è il Sillabo, dove condanna tutto ciò che accadeva durante quegli anni, ed infine il Non Expedit, un documento dove sottolinea l’inutilità della partecipazione degli italiani alla vita politica del paese, poiché chi è di fede cattolica non deve seguire lo stato, altrimenti si dovrà ritenere scomunicato. Questo mise il popolo contro lo stato neonato e questo fu l’ultimo provvedimento preso da Pio IX [4] .
Irredentismo
Nel 1870 si completa l’Italia (senza Trentino e Friuli, sotto occupazione austriaca). Le due regioni mancanti erano le cosiddette terre irridente, poiché esse erano sotto dominazione straniera, ma si sentivano italiane (fenomeno dell’irredentismo). Questo processo però si completerà dopo la prima guerra mondiale con degli accrescimenti, ovvero l’Italia guadagnerà l’Alto Adige (Bolzano) e l’Istria.

Unità tedesca e perfezionamento dell’Italia
L’unificazione tedesca, indirettamente, interessa l’unità della nostra nazione. La Germania e l’Italia, infatti, hanno sempre avuto (fin dal medioevo) un destino più o meno parallelo. Nel periodo di unità tedesca anche l’Italia cercava la stessa cosa, con l’unica differenza che gli italiani erano frammentati (dopo il Congresso di Vienna) in una decina di stati, mentre i tedeschi erano frammentati in 39 stati, retti ognuno di essi da un sovrano. Anche in questo caso, il problema era la potenza ostile (Austria e Francia) che occupava territori ritenuti tedeschi.
Ad un certo punto, lo stato più potente è la Prussia, militarmente forte [5 ], ed essa cerca di unificare il territorio, facendo fare alle popolazioni un plebiscito. Molti stati accettano senza opporsi, mentre coloro che non intendevano unirsi alla Prussia venivano invasi militarmente e con la forza si unificavano. La mente militare era un nobile prussiano di nome Otto Von Bismarck, un personaggio di grande talento, con una genialità pari a quella di Cavour. Bismarck nella sua carriera crea le premesse per la costruzione del nuovo Reich [ 6], che finirà miseramente con la prima guerra mondiale.
Anche qui si hanno i primi problemi, in particolare quando la Prussia rivendica territori che ritiene suoi, quando non erano mai stati sotto i domini tedeschi o germanici; primi fra tutti, due staterelli (Schleswig e Holstein) e ci fu una guerra contro la Danimarca per ottenerli.
Dopo questi ci fu un secondo gruppo di ducati che intendeva acquisire, i quali erano sotto sovranità austriaca (alcuni territori della Boemia); la guerra anche qui si ebbe nel 1866. In tutto questo, la destra storica non perde occasione e fa un’alleanza con Bismarck per ottenere il Veneto. I tedeschi aprono le ostilità con gli austriaci e fu subito un disastro per questi ultimi, perché l’esercito prussiano era il più progredito militarmente, infatti aveva i fucili più evoluti e perfezionati. Con pochissime battaglie, in particolare quella di Sadova, gli austriaci, per impedire che Vienna fosse occupata, si arrendono e chiedono la pace. Però il fronte italiano era ancora aperto, e le sorti di questa guerra non furono le stesse di quelle prussiane, perché in poche battaglie, soprattutto quella di Custoza [ 7], l’esercito italiano riceve una pesante sconfitta, per via di un disaccordo fra i generali. Ognuno di loro voleva essere l’artefice della vittoria e per questo ci fu la disfatta. Però l’esercito italiano era alleato dei prussiani, e nonostante la clamorosa perdita, l’Italia dovrebbe ottenere finalmente il Veneto. Però gli austriaci, invece di darlo agli italiani, lo cedono a Napoleone III e questi, non sapendo cosa farsene, lo cede indietro agli italiani. Tutte queste guerre furono vittoriose, e questo fomentò l’ideale di essere la nazione migliore al mondo [8] . Napoleone III si trova in difficoltà, perché sa che Bismarck ottiene ciò che desidera. In più l’Italia si era alleata con la Germania in questa guerra (terza guerra d’indipendenza) e quindi la situazione francese era molto delicata.

Tentativo italiano di ottenere lo stato pontificio.
In questo periodo Garibaldi era riuscito ad evadere dalla prigione in modo rocambolesco e fuggì all’estero, per poi ritornare in Italia, dove mette di nuovo insieme un esercito di volontari e, partendo dal sud, va a conquistare lo stato Pontificio. Lo stato italiano anche qui assume una posizione ambigua e subdola che non piace a Napoleone III. Per questo nel 1867 egli manda l’esercito a difesa del papa e del suo stato e qui Garibaldi subisce una pesante sconfitta, poiché a Mentana i francesi infliggono una lezione tremenda ai Garibaldini, con un massacro. Questo avvenne poiché i francesi decisero di sperimentare in quell’occasione una nuova arma: il fucile Chassepot, il primo fucile che, invece di essere ad avancarica e di essere quindi caricato dalla canna con la polvere da sparo ed un tappo chiamato borra (con il quale si facevano massimo tre colpi al minuto) era a retrocarica e con la cartuccia (con il quale si facevano circa 12 colpi al minuto). Dopo questa lezione Garibaldi dovette ritornare sui suoi passi.

Bismarck contro la Francia
L’ultimo colpo, nel 1870, con l’Alsazia e la Lorena, sotto dominio francese. Napoleone III teme la Prussia e per questo egli incomincia a fare trattative diplomatiche con la Prussia, per evitare lo scoppio di una guerra. Ad un certo punto, Napoleone III manda un telegramma a Bismarck per organizzare un incontro e discutere pacificamente della situazione, ma Bismarck falsifica il testo del telegramma, facendolo sembrare un avviso minaccioso e lo pubblica sui giornali, in modo da fomentare e mettere i tedeschi totalmente contro l’imperatore francese. Di conseguenza, anche la Francia va totalmente contro i tedeschi. Questo periodo viene chiamato Dispaccio di Ems, ed è dopo questo breve tempo si interrompono le trattative diplomatiche e scoppia la guerra Franco-Prussiana. I francesi son convinti di vincere questa guerra perché sono molto evoluti militarmente e poi perché hanno combattuto e vinto, dunque hanno alle spalle un’esperienza militare. In pochi giorni Napoleone III mobilita l’esercito e fomenta l’opinione pubblica francese (come faceva Bismarck) e le truppe nemiche, in viaggio verso la capitale degli avversari, si scontrano sulla frontiera e per la Francia è subito un disastro, poiché i tedeschi dimostrano una capacità militare del tutto inaspettata, poiché i tedeschi applicano per la prima volta i principi scientifici dello sterminio di massa del nemico; le fanterie tedesche possiedono il primo fucile a caricatore, ed i cannoni non sono più tradizionali, poiché sparano bombe. Alla battaglia di Sedan, ai confini con la Francia, i tedeschi vincono e pochi giorni dopo occupano Parigi. Napoleone III è costretto ad abdicare ed a Parigi scoppiano numerosissime sommosse ed a questo punto il governo italiano decide di prendere lo stato pontificio.
Movimento operaio
Il proletariato nacque in Inghilterra in seguito alle grandi crisi dell’agricoltura con il fenomeno dell’affittanza, ovvero i ricchi proprietari terrieri che affittavano i terreni per sfruttarli dal punto di vista agricolo, però per ottenere il massimo guadagno, mantenevano con un salario il numero minimo di contadini per coltivare la terra. Quindi crebbe il numero della disoccupazione, e tutti i disoccupati dovettero trasferirsi in città, andando a vivere di espedienti. Parallelamente nasce l’industria, ed i contadini che si trasferiscono in città trovano un posto di lavoro dignitoso ed un salario.
Quando essi si rendono conto che l’orario lavorativo era estenuante ed il carico aumentava giorno dopo giorno, inizia ad esserci un malcontento generale.
Nel 1848, nei paesi industrializzati gli operai iniziano a rivoltarsi per avere dei diritti e non essere sfruttati. È in questo periodo che nasce il movimento socialista, che lottava per la parità dei diritti e dei beni, come ad esempio Carlo Marx, che ha dato un’impronta scientifica allo studio della società capitalistica.
In quel periodo, il Marxismo mostra il cosiddetto plus valore, quindi l’enorme guadagno che ha il capitalista sfruttando gli operai; così lui teorizza una società comunista, dove è abolita la proprietà privata e si produce per il bene della collettività. Questo movimento manda avanti l’ideale di una rivoluzione dei proletari a livello internazionale (internazionalismo proletario) per cambiare la società. Questo riscuote molto successo tra i proletari ed un forte malcontento tra i capitalisti.

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