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Destra e Sinistra storiche - I progressi

Era il 1861 quando Vittorio Emanuele II diviene re d’Italia. Il nuovo regno d’Italia, che allora denunciava l’assenza di Roma (ancora in mano al Pontefice Pio IX) e del Veneto (ancora in mano agli austriaci), era una monarchia parlamentare e, dunque, era necessaria la figura di un capo di governo che affiancasse il sovrano.

1861 – 1876: al governo vi era la Destra.

Nel 1861 alle prime elezioni del primo Parlamento unito, la Destra ebbe la meglio e fu naturale pensare a Camillo Benso conte di Cavour come capo del governo. Purtroppo, però, Cavour non era destinato a ricoprire questo ruolo a lungo e nel giugno dello stesso anno morì. Dopo la sua morte i suoi “fedelissimi” presero il comando e furono Ricasoli, Farini, Minghetti, La Marmora e Lanza a governare, a più riprese, nei 25 anni successivi.

Gli obiettivi furono principalmente tre:

1. UNIFICAZIONE TERRITORIALE E LEGISLATIVA
L’Italia si presentava mutilata, due regioni molto importanti (Lazio e Veneto) non erano sotto il controllo del re. Con due campagne ( la Terza guerra d’Indipendenza e la Breccia di porta Pia) la Destra riuscì ad annetterle al territorio italiano. Dopo la conquista del Lazio, Roma divenne capitale dell’intero regno. Un secondo problema fu quello della diversità delle leggi vigenti nei diversi regni, principalmente a causa delle diverse esigenze geografiche; molto presto, il governo riuscì a metter fine anche a questo problema.


2. CREAZIONE DELLE INFRASTRUTTURE
“Fatta l’Italia, bisogna collegarla!” La rete ferroviaria era presente solamente al nord, eccezion fatta per il tratto Napoli - Salerno e, inoltre, le strade collegavano scarsamente le varie città, specialmente del sud.

3. PAREGGIO DEL BILANCIO
Le casse del regno d’Italia si presentavano piuttosto carenti. Fu durante il governo Minghetti, con Quintino Sella come Ministro delle Finanze, che si raggiunse questa parità, ma per ottenerla dovettero aumentare le tasse e il prezzo del grano: ciò comportò il malcontento della popolazione e di conseguenza la sfiducia al governo che cadde subito dopo.

Dal punto di vista economico-finanziario venne attuata una politica liberale (liberalismo)
Che comportò lo scarso aiuto alle industrie nazionali e il favoreggiamento dell’importazione di prodotti dall’estero.


1876 – 1896: al governo la Sinistra.

Subito dopo la caduta del governo Minghetti, nel 1876, fu Agostino Depretis a prendere il timone. Nonostante i precedenti governi avessero fatto dei grossi passi avanti, avevano commesso degli errori e il governo Depretis si prefissò alcuni obiettivi fondamentali:

- RICONCILIARE L’ITALIA BUROCRATICA CON L’ITALIA REALE
Nel corso degli anni si era venuto a creare un grosso divario tra i governanti e il popolo e ciò portò il governo a non capire le vere esigenze del popolo. Depretis si prefissò di ricucire questo strappo e ci riuscì.

- AUMENTARE IL TASSO DI ALFABETIZZAZIONE
Con la legge Coppino del 1877 l’istruzione venne resa obbligatoria e gratuita per i bambini dai 6 ai 9 anni di età.

- ALLARGAMENTO DEL SUFFRAGIO
Con la legge Zanardelli del 1882 il voto venne concesso a tutti i maschi che avessero compiuto i 21 anni di età, che pagassero un’ imposta di almeno 19,8 lire, che avessero frequentato le scuole dell’obbligo o che fossero almeno in grado di leggere e scrivere. Con questa riforma il corpo elettorale salì dal 2,2% al 6,9%.

- IL PROTEZIONISMO
Tra gli obiettivi principali della Sinistra, vi fu l’abolizione della tassa sul macinato. Inoltre si tentò di aiutare le industrie nazionali colpite fortemente dal grande tasso di merce importata dall’estero. Per fare ciò, nel 1887, vennero introdotti i tassi doganali. Questi tassi, però, vennero applicati anche nelle nazioni estere sui prodotti che l’Italia esportava: da un lato, dunque, le industrie incrementarono la produzione, ma, dall’altro i piccoli agricoltori vennero fortemente penalizzati. Nacque dunque il fenomeno dell’ emigrazione.

- RIFORME POLITICO-SOCIALI
Tra i successi maggiori della Sinistra vi fu, sicuramente, l’abolizione della pena di morte. In secondo luogo, una volta abbandonata la classica alleanza con la Francia, l’Italia strinse un patto militare, la Triplice Alleanza, con l’Austria e la Germania.

- POLITICA ESTERA
L’Italia, guidata dall’euforia dell’unità, decide di espandersi, intraprendendo una politica coloniale. La prima conquista fu la Somalia, la seconda l’Eritrea, ma giunti in Etiopia, l’esercito italiano viene duramente sconfitto e ,l’allora capo del governo Crispi, decide di dimettersi.

Dal 1896 al 1902 l’Italia vede un susseguirsi di governi deboli che non sono in grado di affrontare i problemi della nazione, né il capo del governo né il re sono in grado di far fronte alle esigenze della popolazione e queste crisi sfociarono in atti di violenza come quello che videro come vittima, nel 1900, lo stesso sovrano Umberto I.

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