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Unità d’Italia (1815-1861)

Il 17 marzo 2011, l'Italia ha festeggiato i 150 anni dell’Unità d’Italia. L'Italia in questi anni è stata caratterizzata da guerre, divisioni e ricostruzioni; dopo varie fasi storiche, trasformandosi da un insieme di Stati in uno unico, democratico e indipendente.

Tale unificazione ebbe inizio subito dopo il congresso di Vienna (1814-1815) che vedeva la penisola divisa in 8 Stati:
• Regno di Sardegna, di dominazione austriaca;
• Lombardo – Veneto;
• I ducati di Parma e di Modena;
• Il Granducato di Toscana;
• Lo Stato Pontificio, che apparteneva alla chiesa;
• Regno delle due Sicilie, di dominazione borbonica.

Tra il 1820 e il 1821 nel Regno delle due Sicilie e in Piemonte ci furono i primi moti contro la Restaurazione accesi dalle società segrete, poiché volevano uno Stato unificato. I partecipanti di queste società segrete erano i rappresentanti dell’alta borghesia. Nella penisola questi moti costrinsero i regnanti a promulgare delle Costituzioni. Nel Regno delle Due Sicilie il re Ferdinando I fu costretto a concedere la Costituzione, mentre nel Regno di Sardegna Vittorio Emanuele I abdicò a favore di Carlo Felice, il quale trovatosi a Modena, affidò il potere a Carlo Albero.

Questi concesse la Costituzione che venne subito ritirata al rientro del fratello Carlo Felice e fu ritirata anche nel Regno delle Due Sicilie; poiché questi moti non avevano prodotto nessun esito concreto perché furono bloccati dall’esercito austriaco.

Nel 1830 scoppiarono nuove rivolte politiche promosse dalle forze liberali e patriottiche capitanate da Giuseppe Mazzini; contemporaneamente alle insurrezioni europee che determinarono le prime rotture degli accordi stabiliti dal Congresso di Vienna (la Francia divenne una monarchia costituzionale, mentre il Belgio divenne uno Stato indipendente e si dotò di una Costituzione Liberale).

Nel 1831 Mazzini fondò la Giovine Italia, un’organizzazione molto diversa dalla Carboneria perché, anziché tenere tutto segreto, puntava a pubblicizzare e far conoscere il loro programma in modo tale da far aderire più persone possibili.
Secondo lui era il popolo che aveva la missione di portare a termine l’unità nazionale e non un sovrano italiano o una potenza straniera.
I tentativi promossi da Mazzini però non coinvolsero molto la popolazione (soprattutto i contadini), poiché nella sua propaganda non vi erano obbiettivi a favore delle masse (per esempio il problema delle terre), infatti, i tentativi da lui iniziati si trasformarono in pesanti sconfitte. Tra i tentativi insurrezionali falliti vi è quello dei fratelli Bandiera che partirono da Corfù e sbarcarono a Crotone, non avendo ottenuto l’appoggio dei contadini calabresi, furono catturati e fucilati dai Borboni.

Nel 1848 la penisola fu investita da nuovi moti insurrezionali. Il 18/03/1848 ci fu una rivolta guidata da Carlo Cattaneo contro le truppe austriache costringendole alla fuga (conosciuta come le cinque giornate di Milano).
Carlo Alberto salito al trono nel 1831 approfittò dell’insurrezione e dichiarò guerra all’Austria. A lui si unirono anche Pio IX (S. Pontificio), Leopoldo II (Toscana) e Ferdinando II (R. Due Sicilie) e divenne quindi una guerra nazionale la “Prima Guerra d’Indipendenza”. La prima fase vedeva vittorioso il Piemonte, ma poco dopo le truppe si ritirarono e Carlo Alberto fu sconfitto a Custoza e fu costretto a firmare l’armistizio. Nel 1849 nello Stato Pontificio, il triumvirato: Mazzini, Saffi ed Armellini formarono la Repubblica Romana, mettendo in fuga Pio IX.

Carlo Alberto, timoroso per la sconfitta e non favorevole alla sottomissione agli austriaci, decise di abdicare a favore di Vittorio Emanuele II.
Nel frattempo la Repubblica Romana cadde a causa dell’intervento di Napoleone III (Re di Francia) erettosi a difensore dei cattolici. L’unico Stato italiano che non subì moti rivoluzionari fu lo Stato sabaudo, poiché alla guida del Governo vi era Camillo Benso di Cavour, che instaurò alleanze con potenze straniere, perché voleva cacciare l’Austria dalla penisola.
Tale convinzione portò Cavour ad inviare in Crimea un esercito sardo in aiuto di Francia e Inghilterra; ciò consentì al regno sabaudo di partecipare al Congresso di Parigi (1856) dove sollevò la questione italiana.

Napoleone III e Cavour si incontrarono segretamente a Plombiers, dove decisero di allearsi. Secondo gli accordi stipulati, Napoleone III sarebbe entrato in guerra a fianco del regno sabaudo solo se quest’ultimo fosse stato attaccato dall’Austria, in cambio dell’aiuto voleva Nizza e la Savoia.

Cavour provocò l’Austria, disponendo diverse truppe lungo i confini del territorio austriaco, dopo diversi avvisi respinti da Vittorio Emanuele II, l’Austria attaccò il Regno di Sardegna dando vita alla “Seconda Guerra di Indipendenza” nel 1859.
Come da patti la Francia si schierò con Vittorio Emanuele II contro l’Austria.
Dopo una serie di vittorie Napoleone III, temendo l’intervento dell’Inghilterra e della Prussia, si ritirò e firmò l’armistizio a Villafranca liberando la Lombardia che fu consegnata al Piemonte, ottenendo come stabilito Nizza e Savoia.

Nel 1860 in Toscana ci furono dei “Plebisciti” (votazione della plebe), votarono l’annessione volontaria al Piemonte l’Emilia Romagna e la Toscana.

L’unificazione però non era ancora completa, oltre al Veneto e a Roma mancava tutta l’Italia meridionale. A questo punto entrarono in scena i mazziniani con l’organizzazione dei mazziniani di una spedizione di mille volontari guidati da Giuseppe Garibaldi, partì da Quarto vicino Genova il 5 maggio 1860.
Garibaldi sbarcò a Marsala in Sicilia, molti giovani sia contadini che borghesi si unirono all’esercito e liberarono dopo poco tempo la Sicilia dal dominio borbonico.
Poi sbarcò in Calabria a Melito Porto Salvo (costituisce la parte più a sud dell’Italia Meridionale nelle acque del Mar Ionio), da lì risalirono l’Aspromonte sino a Napoli. Intanto Cavour per paura che potesse raggiungere Roma, inviò delle truppe piemontesi in Umbria e nelle Marche per scontrarsi con Garibaldi, a cui però non interessava combattere, aspettava solo l’arrivo del re.

Il 26/10/1860 Garibaldi a Teano (Caserta) consegnò a Vittorio Emanuele II tutti i territori liberati. Per mezzo di altri plebisciti anche le Marche e l’Umbria furono annesse al regno sabaudo. L’unificazione nazionale era quasi completa, perché mancavano ancora il Lazio e il Veneto.

Il 17/03/1861, davanti al primo Parlamento Italiano convocato a Torino, Vittorio Emanuele II fu proclamato re D’Italia.
Nel 1866 con lo scoppio della guerra austro-prussiana, l’Italia si schiera con la Prussia con l’intento di sottrarle il Veneto dando vita alle Terza Guerra di Indipendenza. L’Italia nel corso della guerra non ottenne grandi risultati, ma grazie alle vittorie prussiane il Veneto fu annesso all’Italia.

Mancava solo Roma, in quanto Pio IX non era intenzionato di rinunciare al potere. Di fronte a questo rifiuto, Garibaldi tentò due volte di occupare Roma, ma Napoleone III, protettore dello Stato Pontificio, glielo impedì.

Con la caduta di Napoleone III a seguito della guerra franco-prussiana, le truppe italiane entrano a Roma dopo essersi aperti un varco presso Porta Pia il 20/09/1870. Nel 1871 Roma divenne la capitale del Regno d’Italia. Sotto il dominio austriaco restano il Trentino e il Friuli Venezia Giulia che entreranno a far parte dell’Italia dopo la Prima Guerra Mondiale.

È difficile sintetizzare 150 anni di storia italiana, ma non si può fare a meno di far riferimento ad alcuni eventi che hanno influenzato in maniera decisiva sul Paese. Tra questi bisogna ricordare la Prima Guerra Mondiale e la Seconda Guerra Mondiale, con la parentesi nera del fascismo e il suffragio universale del 1946.

Nel 1946 dopo l’abdicazione di Vittorio Emanuele III in favore di Umberto II (Re di Maggio), il 2 giugno si tennero sia il referendum istituzionale (monarchia o repubblica) sia le prime elezioni a suffragio universale (le donne votarono per la prima volta) con cui venne eletta l’Assemblea Costituente.
Il referendum evidenziò la spaccatura tra nord, a prevalenza repubblicana, e il sud a prevalenza monarchica. Nonostante tutto la repubblica ebbe la maggioranza.

L’assemblea Costituente emanò la nuova Costituzione, che entrò in vigore il 1 gennaio 1948, sostituendo così lo Statuto Albertino, prima Costituzione del Regno d’Italia, fino ad allora in uso.

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