Giorgjo di Giorgjo
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La Sinistra storica

Il governo della sinistra salì al potere nel 1876. Il re affidò il nuovo governo ad Agostino Depretis: la nuova classe politica aveva una composizione diversa dalla precedente. Costituita da ceti medio-borghesi, comprendeva anche operai ed artigiani. Nei primi anni operò per il suffragio universale maschile e il decentramento amministrativo. Inoltre, l’obbligatorietà di frequenza della scuola venne aumentata fina a nove anni. Ha inizio una pratica politica detta trasformismo, che attraverso accordi elettorali tra esponenti di destra e di sinistra portarono alla creazione di un governo al centro tra i due schieramenti (viene meno in questo modo l’opposizione). La sinistra stipulò nel 1882 la triplice alleanza, con la Germania e con l’Austro-Ungheria per uscire dall’isolazionismo. Nel 1892 venne fondato il partito socialista italiano (da Anna Kuliciof, moglie di Filippo Tulati) come espressione della classe operaia che cominciava a presentarsi come soggetto politico. Nell’ultimo ventennio dell’ottocento il governo venne affidato a Francesco Crispi (dal 1887 al 1896 con un anno di stacco). Crispi attuò la “democrazia autoritaria” attraverso la quale vennero emanati alcuni provvedimenti come il diritto allo sciopero, l’abolizione della pena di morte (secondo il codice Zanardelli) ma dall’altra parte venne portata avanti una politica accentratrice. Crispi tentò inoltre di portare avanti la politica coloniale, pose le basi per occupare la Somalia (nella quale mandò il popolo siciliano per tenerli impegnati) ma proprio per questo il suo governo cadde. Abbiamo il governo di Giovanni Giolitti (1892-1893, egli inaugura la dialettica politica), che propone un programma molto avanzato; in particolare era contrario alla repressione del movimento operaio e dei Fasci Siciliani, organizzazione di contadini siciliani che si opponevano alla pesante tassazione e al malgoverno locale. Rimase però coinvolto in uno scandalo finanziario (scandalo della banca di Roma). Riprese il governo di Crispi nel 1893 che istituì la banca d’Italia, represse i Fasci Siciliani e dichiarò il partito socialista illegale, ed infine riprese la politica coloniale dichiarando guerra all’Etiopia. Nel 1896, dopo la sconfitta di Adua per via dell’Etiopia Crispi uscì dalla scena politica e il governo fu affidato ad Antonio di Rudinì che si affrettò a stipulare una pace con l’Etiopia.

Morto Vittorio Emanuele II nel 1878, sale al trono Umberto I che utilizza come riferimento la figura di Otto Von Bismarck e sceglie dei primi ministri assolutamente autoritari. Susseguono ondate di scioperi e il re da’ ordine a Bava Beccaris di sparare sulla folla. Nel 1900 la situazione si fa incandescente e l’anarchico Gaetano Bresci riesce ad uccidere il re Umberto I: termina così il regno autoritario. Succede Vittorio Emanuele III, che, vedendo la fine del padre, cerca di placare le tensioni ed incarica Giuseppe Zanardelli (primo ministro) di occuparsi della situazioni. Come ministro degli interni viene invece scelto Giovanni Giolitti, e dopo la morte di Zanardelli nel 1903 gli viene affidato il governo. Egli agisce in modo democratico, ma nonostante ciò il sud viene abbandonato a sé stesso. La cassa di stanziamento di denaro del mezzogiorno veniva prelevata prepotentemente dai baroni e il sud era in una situazione di miseria assoluta. Per istituire un dialogo tra le diverse situazioni italiane vengono fondati i sindacati. Giolitti invita Filippo Tulati, rappresentante dei socialisti, a far parte del governo, ma questi non accetta: egli sarebbe stato accusato di aver partecipato alle ingiustizie dello Stato.
I socialisti nel frattempo chiedono la riduzione degli orari di lavoro, la tutela dei lavoratori e della debole fascia che con la seconda rivoluzione industriale aveva avuto difficoltà economiche. Giolitti tutela i minori, rende obbligatoria l’istruzione elementare, instaura le assicurazioni statali, fonda la INA (istituto nazionale antiinfortunistico, assicurazione sulla vita) e cerca di portare avanti le tassazioni proporzionali in base al reddito. Egli inaugura anche il suffragio universale maschile e potenzia il sistema postale. Giolitti non interviene mai in maniera cruenta, permettendo alla popolazione di risolvere i problemi internamente. L’analfabetismo e la trascuratezza del sud vengono denunciate da Gaetano Salvemini, colui che denuncia Giolitti come un uomo del malaffare. I baroni nel frattempo promettono lavoro al sud in cambio di voti: esso diventa un serbatoio di voti. Nel nord vengono costruite numerose infrastrutture: si fonda la FIAT, a Torino. La politica si divide tra massimalisti e formisti: i socialisti organizzano le camere del lavoro per raggiungere la coscienza di classe. I partiti di massa del periodo sono i socialisti e la democrazia cristiana. Non essendo Giolitti riuscito a raggiunge un accordo coi socialisti invitandoli al governo, stringe il patto Gentiloni con il partito cristiano. Si sviluppa nel frattempo un’altra corrente, il nazionalismo. Esso è una degenerazione dell’ideale nazionale, e ritiene che la propria nazione debba essere più forte delle altre.
La triplice alleanza nel frattempo viene ammorbidita da Giolitti: l’Italia sarebbe intervenuta soltanto a scopo difensivo. L’Italia conquista intanto la Cirenaica, la Puritania e la Libia. Nel 1909 abbiamo il manifesto futurista di Marinetti, che auspica la fine di qualunque convenzionalità.

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