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La prima tappa dell’unità d’Italia: le ansie della vigilia


Nonostante gli accordi di Plombières, la guerra d’indipendenza con l’Austria incontrava numerose difficoltà. Le potenze europee e particolarmente l’Inghilterra, che pure sumpatizzava per il Piemonte, non vedevano di buon occhio una vittoria francese che avrebbe attirato l’Italia nell’orbita della Francia. Una larga parte dell’opinione pubblica francese era contraria all’impresa, anche perché temeva ne uscisse compromesso il potere temporale dei papi. Lo stesso Napoleone III era combattuto tra l’ambizione della vittoria ed il timore dei rischi. In Italia i mazziniani cercavano di ostacolare una vittoria monarchica, anzi proprio un attentato del mazziniano Felice Orsini, a Parigi, contro Napoleone III, aveva indirettamente contribuito a convincere l’imperatore della necessità di intervenire nella questione italiana. Infine bisognava che fosse l’Austria a dichiarare la guerra e la cosa non era facile, tanto più che le Potenze avevano proposto di convocare un congresso per discutere la questione italiana senza ricorrere alle armi. Purtroppo, in un Congresso di grandi Potenze, il Piemonte non aveva probabilità di ottenere altro che buone parole; il Cavour era molto preoccupato per questa proposta quando giunse un “ultimatum” dell’Austria, che imponeva il disarmo del Piemonte. Vittorio Emanuele II ottenne dalla Camera i pieni poteri e respinse l’ultimatum: con questo atto il 26 aprile del 1859 iniziò la II guerra per l’indipendenza nazionale. Dopo la liberazione della Lombardia, in seguito alla vittoria fi Magenta, le truppe franco-piemontesi riportavano una difficile vittoria a Solferino e San Martino, nei dintorni di Peschiera. L’armistizio di Villafranca pose fine alle ostilità. A Villafranca, nel Veneto, Napoleone III e Francesco Giuseppe decidono di porre termine alla guerra: grande fu la delusione dei Piemontesi.
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