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Stalin e l'Unione Sovietica

In Russia scoppiò una rivoluzione socialista inaspettata in un paese così sottosviluppato perché la maggioranza della popolazione era povera ed erano contadini . La nuova Russia sovietica doveva quindi costruire il socialismo ma prima doveva cercare di sopravvivere sfamando tutti i cittadini poveri. Durante la guerra civile il “comunismo di guerra” annullò la proprietà privata creando un malcontento popolare. Nel 1961 il governo sovietico adottò un sistema economico chiamato Nep che prevedeva una forma di economia mista che conservasse in parte gli aspetti dell’economia di mercato e dall’altra confermava il controllo dell’economia da parte dello stato.
Nel 1924 Lenin morì, questo fatto portò ad una lotta per il potere fra due personaggi con idee differenti: Trotskij e Stalin. Trotskij mirava ad espandere la rivoluzione socialista anche oltre i confini russi, mentre Stalin puntava a difendere il socialismo in Russia. Stalin assunse il potere eliminando Trotskij e trasformò la Russia in un regime totalitario. Ogni decisione in campo politico ed economico spettava a Stalin, esso sfruttava la propaganda mediante radio, stampa e cinema.

Con Stalin nacque un nuovo e complesso sistema per lo sviluppo industriale i piani quinquennali che prevedevano la pianificazione da parte dello stato per realizzare il progetto finale di Stalin e della rivoluzione: un rapido sviluppo industriale. Ciò necessitava ingenti investimenti e l’unica fonte di ricavo della Russia era l’agricoltura perciò il primo piano quinquennale prevedeva il ricavo di ingenti capitali dall'agricoltura per essere poi investiti per creare un apparato industriale.
Il primo punto del piano quinquennale prevedeva l’intera collettivizzazione delle aziende agricole, i contadini ricchi che si rifiutarono di cedere allo stato le loro imprese furono espropriati con la forza e deportati in massa in campi di lavoro.
Nel 1933, alla fine del primo piano quinquennale, il bilancio economico non era positivo poiché le aziende agricole producevano poco e male ma negli anni successivi l’agricoltura russa si tecnologizzò sempre più ma non diventò mai un punto di forza nella sua economia. Questo prima piano quinquennale garantiva alla popolazione la piena occupazione, incrementi produttivi, la ricostruzione di un’industria bellica avanzata e la nascita di diversi settori prima inesistenti mentre il resto d’Europa stava combattendo gli effetti della più grave crisi della sua storia.
Nel 1933 nacque un secondo piano quinquennale, questa volta per potenziare l’industria ma senza rallentare la crescita produttiva scaturita dal primo piano. Dopo il secondo piano quinquennale l’industria russa divenne la seconda la mondo, seconda solo agli Stati Uniti. Lo sviluppo economico costituiva anche un ottimo strumento di propaganda per il regime staliniano. Nella Russia erano ancora presenti vari aspetti che dimostravano l’arretratezza del paese come: l’analfabetismo, il regime comunista fece molto da questo punto si vista, fu garantita ad ogni bambino l’istruzione elementare e Nacque un articolato sistema d’istruzione finalizzato a formare tutte le figure professionali che servivano allo sviluppo industriale del Paese.

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