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L'Unione Sovietica dopo Stalin


Negli anni ‘50 l'Unione Sovietica vive una stagione di grandi cambiamenti. Il decennio comincia con un'intensificazione delle purghe di Stalin, che si estendono anche ai paesi controllati dall'Unione Sovietica, oltre al paese stesso. Stalin parla di complotti pericolosi per il Partito Comunista, come quello giudaico-massonico, che portano a diverse esecuzioni.
Nei paesi dell'est vengono condannati a morte Slansky in Cecoslovacchia e Rajk in Ungheria, accusati di essere spie dell'occidente. Altri personaggi cadono in disgrazia, come Gomulka e Kadar. E' un'ossessione quasi patologica che si conclude con la morte di Stalin per ictus il 5 marzo 1953. Il mito di Stalin, però, resta estremamente radicato in Russia e fortemente presente tra la popolazione.
Inizia, così, la lotta per la successione. Georgij Malenkov, vice di Stalin, è uno stalinista convinto ma è solo un comprimario, essendo una figura non abbastanza forte. Viene nominato prima Segretario generale e poi solo Premier del Partito. Il vero protagonista è Nikita Chruščëv, segretario generale del partito di Mosca. E' un eroe di guerra con origine contadina che è riuscito sempre a sfuggire tutte le purghe proponendo al contempo diverse riforme. E' determinato ad eliminare tutta la vecchia compagine, specialmente Molotov, che rappresenta l'ortodossia. Inizia una lotta di successione definitiva che si conclude nel 1955 con le dimissioni di Malenkov, che viene accusato insieme a Molotov di aver formato un gruppo antipartito. Tentano, infatti, di creare un colpo di stato che riporti l'Unione Sovietica al vecchio regime stalinista, in quanto Chruščëv ha, nel frattempo, iniziato un dialogo con l'Occidente, venendo così visto come un traditore della patria. Entrambi vengono processati ed espulsi dal partito.
Negli Stati Uniti Eisenhower sta cominciando a moderare le sue posizioni. In Unione Sovietica tutto lo sforzo economico è in mano a Chruščëv che capisce che è necessario avviare un dialogo a causa del costo della Guerra Fredda. Attraverso la mediazione di alcuni stati neutrali e delle Nazioni Unite si cerca di trovare le condizioni per un avvicinamento alla coesistenza pacifica o distensione.
Si tiene, nel 1954, la Conferenza di Ginevra, nella quale si discute il destino della Germania. All'interno del dialogo tra Chruščëv e Eisenhower, però, c'è l'apertura ad un confronto che diventa la coesistenza pacifica, l'idea che si possa dialogare ogni volta che si pone un problema. Viene addirittura creata una linea telefonica tra Washington e Mosca, il telefono rosso che collega i due paesi.
Chruščëv, eliminati tutti i principali nostalgici del regime, inizia un'operazione di destalinizzazione, la demolizione del mito di Stalin, ovvero quanto sia errata dal punto di vista marxista e leninista il culto di una sola personalità. Al XX congresso del 25 febbraio 1956, Chruščëv denuncia i crimini di Stalin, distribuendo un dossier segreto nel quale vengono elencati i crimini di Stalin. Tutta l'Europa e il mondo intero vengono a sapere delle deportazioni nei gulag, delle purghe, delle morti di centinaia di persone. Nei paesi dell'est, così, iniziano le rivolte che giungono al parossismo in Polonia e in Ungheria. In Ungheria, in particolare, il "piccolo Stalin" Màtyàs Ràkosi viene disarcionato dall'esponente riformista Imre Nagy che introduce la via nazionale socialismo, qualcosa che contrappone un'esigenza nazionale a qualsiasi esigenza sovietica. Inizia la stagione delle rivoluzioni, costringendo Chruščëv ad intervenire con le truppe, in quanto Nagy vuole staccarsi dal Patto di Varsavia, che reprimono col sangue i dimostranti.
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