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Il 1968

rappresentò un anno di svolta, soprattutto negli Stati Uniti e nei Paesi dell'Europa occidentale: le trasformazioni furono imponenti sia sotto il profilo delle dinamiche interne, sia anche dal punto di vista internazionale. Nel complesso, è possibile dire che il '68 chiuse definitivamente la storia del dopoguerra, aprendo una nuova fase, caratterizzata anche dalla comparsa nel panorama internazionale di una nuova grande potenza: la Cina comunista . Gli anni Settanta furono decisivi per l'economia mondiale e per i nuovi equilibri politici legati al bipolarismo Usa-Urss. Gli Stati Uniti uscirono indeboliti dalla guerra del Vietnam, che agli occhi dell'opinione pubblica internazionale li fece apparire come una nuova potenza imperialista. L'elezione di Nixon segnò una svolta nella politica interna ed estera degli Stati Uniti. All'interno, il nuovo presidente fece di tutto per rilanciare l'economia, ricorrendo anche all'abolizione della convertibilità oro/dollaro stabilito dagli accordi di Bretton Woods. Sul piano dei rapporti internazionali, invece, attraverso la dottrina Guam egli ribadì la necessità di ridimensionare l'impegno internazionale degli Stati Uniti per evitare la 'vietnamizzazione di altri conflitti. Negli anni in cui gli Stati Uniti vivevano un momento di crisi, l'Unione Sovietica appariva invece in forte ripresa e capace di sostenere l confronto militare con la dislocazione di nuovi missili puntati contro 'Europa occidentale, gli Stati Uniti e il Giappone.
Nonostante tutto, il processo di distensione internazionale non subi rallentamenti. Importanti traguardi furono la firma degli accordi.
per la limitazione degli armamenti strategici e lawio della conferenza di Helsinki, che avrebbe determinato l'implicita condanna della dottrina di Brežnev riguardo alla "sovranità limitata" dell'Europa orientale. I primi anni Settanta furono caratterizzati da una netta superiorità dell'Unione Sovietica rispetto agli Stati Uniti sul piano degli armamenti. L’Urss era tuttavia debole dal punto di vista economico, anche se Brežnev tentò il rilancio dell'agricoltura e dell'industria. Il leader sovietico consolidò il proprio potere anche alimentando il culto della personalità e perseguitando i suoi oppositori politici. Il 1973 vide l'inizio di una profonda crisi economica, determinata dal rialzo dei prezzi del petrolio in conseguenza della guerra arabo-israeliana del Kippur. Il grande ciclo di crescita che aveva caratterizzato il dopoguerra era ormai concluso e le iniziative tese a un ulteriore sviluppo impose condizioni nuove che differenziarono drasticamente iPaesi del mondo avanzato da quelli più poveri, con effetti che risulteranno drammatici nei decenni successivi. L'aumento del costo delle materie prime e il progresso tecnologico applicato ai sistemi produttivi contribuirono a mettere in grave difficoltà i Paesi del Terzo Mondo che non erano esportatori di petrolio. Anche in Occidente, tuttavia, la crisi petrolifera causò difficoltà e indusse a cercare nuove fonti alternative di energia e a delocalizzare la produzione. L’Unione Sovietica inizialmente trasse vantaggio dal rincaro del petrolio, diventando uno dei maggiori Paesi esportatori. In seguito, però quando i prezzi iniziarono a diminuire, la superpotenza comunista si avviò verso un rapido declino non solo economico ma anche politico. Verso la fine degli anni Settanta il processo di distensione entrò in crisi. La campagna in favore dei diritti umani condotta dal presidente Carter negli Usa disturbava l'Unione Sovietica, che a sua volta nel 1979 decise di invadere l'Afghanistan, determinando un grave deterioramento dei rapporti con Washington. Il fallimento del tentativo di liberare gli ostaggi sequestrati nell'ambasciata degli Stati Uniti a Teherarn contribui a minare la credibilità dal presidente Carter che perse le elezioni nel 1980, vinte dal repubblicano Ronald Reagan. Questi inaugurò quella che egli stesso definì la lotta contro l"impero del male", identificato con l'Unione Sovietica. Ne consegui la ripresa della corsa agli armamenti e l'adozione da parte americana dello "scudo stellare" contro le minacce portate dai missili strategici intercontinentali sovietici, nonché un rinnovato interventismo statunitense in America Latina.
In Unione Sovietica, dopo la scomparsa di Brežnev, Reagan trovò un interlocutore significativo in Michail Gorbačëv, che tentò la via della grande riforma del sistema sovietico tanto sul versante economico quanto su quello politico (perestrojka). Sul primo fronte, egli avviò il processo di conversione capitalistica dell'economia; dal punto di vista politico, tentò una democratizzazione del partito e l'introduzione di elezioni parzialmente libere, all'insegna di una maggiore trasparenza nella gestione del potere (glasnost) Il progetto di riforme voluto da Gorbačěv fali, sia a motivo dell'arretratezza economica del Paese, sia perché le due riforme non potevano essere attuate contemporaneamente e Durante la presidenza di Reaegan gli Stati Uniti conobbero un periodo di forte ripresa, favorita anche da fattori esterni, come per esempio la guerra tra Iran e lraq, ma soprattutto dall'inarrestabile declino dell'Unione Sovietica. Di questo declino seppe approfittare il nuovo presidente americano, George Bush , successore di Reagan. Bush incoraggiò la riunificazione della Germania e intervenne in Medio Oriente nella guerra del Golfo su mandato delle Nazioni Unite per liberare il Kuwait dall'invasione irachena. Egli dimostrò invece minore capacità di gestione sul fronte della politica interna e nell'arginare la crisi economica del'America, che gli costò la rielezione. Le elezioni del 1992, infatti, si conclusero con la vittoria del democratico Bill Clinton.
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