Il comunismo in Russia tra Lenin e Stalin

••• La guerra civile in Russia
•• La Prima guerra mondiale in Russia apre la strada alla caduta dello zarismo con un processo rivoluzionario, finito nel 1917, con la presa del potere da parte dei bolscevichi di Lenin, che imponevano il loro potere sul territorio russo. Alla fine del 1917, la stampa di opposizione viene repressa, viene creata la polizia politica chiamata Čeka e vengono vietati gli scioperi. Ma questo non impedisce al popolo di organizzare le elezioni per l’Assemblea costituente. I bolscevichi erano primi solo a Mosca e Pietrogrado, ma in generale non andavano oltre il 24% dei voti. I primi del Pese, invece, erano i socialrivoluzionari (40% dei voti), appoggiati dai contadini nelle vaste campagne. I capi rivoluzionari (bolscevichi) decidono allora di imporre il loro potere con la forza. Nel gennaio 1918 i bolscevichi sciolgono l’Assemblea costituente perché, dicono loro, il potere dei soviet (loro) era più forte di quello dei rappresentanti del popolo. Lenin nei mesi a venire propone nuovi cambiamenti rivoluzionari: i partiti di opposizione vengono resi illegali; si crea l’armata rossa; i prestiti e i debiti stranieri vengono annullati. Nel marzo 1918 viene firmata la Pace con gli Imperi centrali. Nel marzo 1919, la capitale viene spostata da San Pietroburgo a Mosca. Nello stesso mese il partito bolscevico prende il nome di Partito comunista. A luglio 1919 viene proclamata la nascita della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, nucleo della futura Unione Sovietica (URSS).

•• I bolscevichi fronteggiano gli avversari nella guerra civile dal 1918 al 1921. Al termine di questa guerra civile, i bolscevichi, guidati da Lenin, erano davvero padroni della Russia. Il conflitto era tra i bolscevichi “rossi” e i zaristi “bianchi”, che volevano ripristinare l’impero di Nicola II. Ai bianchi si affiancano gli eserciti europei dell’Intesa, spaventata dall’avvento del comunismo in Russia. I rossi devono anche affrontare quelli che sono contrari sia allo zarismo, sia a ogni forma di controllo sulla classe operaia, come i contadini. Ancora, dovevano scontrarsi contro i sostenitori dei bianchi, come i cosacchi. E proprio contro i cosacchi nel gennaio 1919 viene emanata una direttiva segreta che ne regolamentava l’uccisione indiscriminata. A quel punto i cosacchi forniscono truppe ai bianchi e i bolscevichi sono costretti a cambiare rapidamente politica. Anche le nazionalità che volevano un proprio Stato cominciavano a ribellarsi.
•• I rossi, contro tutti questi avversari, stanno per perdere. Raggiunta la massima crisi, Lenin e i bolscevichi mantenevano solo il controllo di Mosca e di Pietrogrado (le regioni centrali della Russia). I bolscevichi, che temevano la liberazione dello zar Nicola II, lo uccisero e con lui anche i membri della famiglia imperiale a luglio 1918. Questo governo rivoluzionario sovietico non cade perché i suoi nemici sono frammentati e perché il comandante Trockij dimostra grande abilità: con la coscrizione obbligatoria si reclutano soldati dagli operai, obbligati a obbedire a una severissima disciplina e li motivava con parole della rivoluzione. I gruppi di operai danno vita a un valido esercito: l’Armata rossa. Questa Armata rossa riesce a sconfiggere uno a uno tutti i controrivoluzionari (avversari dei soviet bolscevichi). Ma alla guerra civile si aggiunge anche il conflitto tra Russia e Polonia. La guerra civile termina con l’eliminazione delle opposizioni al potere comunista e con la pace di Riga del 1921 si risolvono i conflitti tra Russia e Polonia aggiustandosi tra loro i territori.
•• Durante il periodo della guerra civile si sviluppa un regime economico particolare, imposto dallo Stato, chiamato “comunismo di guerra”: il primo obiettivo era quello di rifornire l’esercito, quindi Lenin vuole “militarizzare” l'economia russa attraverso lo Stato. Nel 1917 vengono nazionalizzate le banche, nel 1918 le grandi imprese, nel 1919 il lavoro in fabbrica viene militarizzato: chi abbandona il servizio senza permesso viene considerato un disertore (colpevole, fuori legge). Con la “dittatura alimentare” nelle campagne con i contadini si usa una disciplina di tipo militare, perché dovevano lavorare per produrre cibo risolvendo i problemi alimentari della popolazione. Nel 1918 viene abolito il commercio al dettaglio. Nel 1919 viene sospesa la circolazione della moneta (rublo) e ai russi vengono assegnate delle carte per ottenere solo le merci di prima necessità. Il comunismo di guerra raggiunge il suo obiettivo, che è quello di rifornire le truppe, ma è totalmente negativo per il popolo. Tra il 1920 e il 1921 ricomincia a salire l’opposizione al potere bolscevico.


••• La Nep e la nascita dell’Unione Sovietica
•• I contadini si vedevano privare non solo le coltivazioni (per esempio di cereali), ma anche i loro territori: il malcontento che genera la nuova politica del “comunismo di guerra” tra i contadini origina un grande calo della produzione. Anche nelle industrie si respira tra i lavoratori la stessa aria di crisi. Finita la guerra, lavorano il 40% degli operai che lavoravano prima della guerra (quindi, meno della metà). La produzione dopo la guerra è invece solo un decimo di quella prima della guerra. Lenin comincia ad allarmarsi quando nel marzo 1921 la crisi di contadini e operai sfocia nell’ammutinamento della base navale di Kronstadt, davanti a Pietrogrado. I marinai (che in ogni caso erano soldati) chiedono innanzitutto libertà di parola e di stampa e anche le libere elezioni nei soviet. Questo, ovviamente, non piace ai bolscevichi perché mette in discussione il loro potere. Siccome questi rivoltosi non ricevono l’appoggio dall’esterno, i soviet decidono di reprimerli nel sangue con l’Armata rossa guidata da Trockij conquistando questa cittadina militare (Kronstadt). Anche se la rivolta viene repressa, il segnale che lancia è che anche tra i soldati comincia a generarsi il malcontento. I bolscevichi devono cambiare politica.
•• Si passa dal comunismo di guerra alla Nep (Nuova politica economica) il 21 marzo 1921. Avviene con questa un ritorno parziale alla proprietà privata e ai metodi dell’economia capitalistica (fino al 1928): ai contadini viene permesso di vendere ciò che producono e che è in eccedenza; viene legalizzato il lavoro salariato (pagato) nelle piccole imprese private e l’affitto della terra; si sviluppa il sistema industriale con tecnologie occidentali (macchinari da America e Germania); riprende a circolare la moneta e riaprono gli sportelli di credito. Nel 1923 aumentano i prezzi dei prodotti industriali e scendono quelli dei prodotti agricoli: è la “crisi delle forbici” che rendeva i contadini poco disposti a vendere le eccedenze. Il governo allora cerca di risolvere la crisi abbassando i prezzi dei prodotti industriali. Quando nel 1925 Bucharin, grande esponente del regime, rivolge lo slogan “Arricchitevi!” ai contadini, si pensa che la Nep abbia risolto la crisi e la pace tra capi rivoluzionari e popolo: l’economia si riprende, la produzione agricola e industriale torna a salire, la circolazione di merci favorisce una nuova classe di ricchi, i nepmen delle città (commercianti) e i kulaki delle campagne (agricoltori).

•• Il 30 dicembre 1922 nasce l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS, o Unione Sovietica). Nella Dichiarazione dei diritti dei popoli della Russia (novembre 1917), Lenin riconosce uguaglianza e sovrani dei popoli della Russia che hanno diritto a una libera autodeterminazione per la formazione di uno Stato indipendente. Questa Dichiarazione viene contraddetta dagli stessi bolscevichi durante la guerra civile: tutte le nazionalità (ucraina, bielorussa, armena) che facevano parte dell’impero zarista non possono creare un proprio Stato autonomo perché represse nel sangue. I bolscevichi si giustificano dicendo: l’autodeterminazione contrasta l’internazionalismo proletario: deve prevalere la solidarietà fra le classi operaie dei diversi Paesi anche contro la volontà dei governi “nazionalistico-borghesi”, quindi capitalistici. Con l’Unione Sovietica i bolscevichi danno origine a uno Stato multinazionale fondato sull’ideologia del Partito comunista al potere. Anche se in teoria la Costituzione del gennaio 1924 parla di forma federale tra nazioni sovrane, con uguali diritti e possibilità di uscire liberamente dall’Unione, in pratica la federazione tra repubbliche sovietiche è centralistica (autoritaria) e non esiste alcuna possibilità di autonomia.

••• Stalin al potere
•• Con la Nep si creano tensioni tra gli esponenti del Partito comunista. In più, Lenin è indebolito dalla malattia, perde la parola e muore nel gennaio 1924. Stalin nel 1922 è eletto segretario generale del Pcus (Partito comunista dell’Unione Sovietica). Approfittava della debolezza di Lenin per accrescere il potere e accentrarlo nelle sue mani. Lo stesso Lenin prima di morire aveva invitato a diffidare di Stalin per il suo carattere brutale e le sue rigide posizioni ideologiche. Stalin isola Trockij, Zinov’ev e Kamenev. Questi si uniscono nell’”opposizione unita” contro Stalin. Tutti sono allontanati: Trockij viene ucciso; Zinov’ev e Kamenev vengono ridotti al silenzio accusati di “deviazionismo ideologico”, poi uccisi insieme con Bucharin durante le “Grandi purghe” del 1930. Stalin prima del 1930 ha già eliminato tutti i leader rivoluzionari del 1917 e detiene il potere del Partito che controlla lo Stato: il dissenso viene represso e il volere di Stalin diventa il volere del Paese.
•• Stalin continua la Nep, ovvero il “socialismo in un solo Paese”, convinto che l’Unione Sovietica poteva abbracciare il socialismo senza aspettare che gli altri Paesi capitalistici si rivoluzionino. Trockij voleva evitare invece l’isolamento dell’US e aspettare che tutti gli altri Stati capitalistici cambiassero la loro politica. Ma la tesi di Stalin ha la meglio e la Russia si presenta come la nazione-guida della rivoluzione socialista nel mondo per abbattere il capitalismo. Nasce il culto delle idee del capo. Stalin elabora in un corpus il pensiero di Lenin selezionando le sue principali affermazioni. Stalin si presenta come naturale continuatore di Lenin. Il marxismo-lenilismo sotto stalin è come una roccia che si impone e che non può essere né scalfita né addolcita né modificata.
•• Anche se la Costituzione del 1924 stabiliva che il potere dell’Unione Sovietica era del Congresso dei soviet e del Comitato esecutivo centrale, tutto il governo è sor-retto dal Partito comunista, che era nelle mani di Stalin. Infatti nella Costituzione non si parla di divisione dei poteri né dei diritti di espressione, associazione e voto. Il Paese si regge sul “potere dei soviet” (Stalin) e l’ordine è assicurato da una efficiente polizia segreta, la Čeka, nata nel 1917, che combatte i controrivoluzionari, la speculazione e il sabotaggio. La Čeka è uno Stato dentro lo Stato ed è controllata dal Partito per eliminare gli avversari. Dunque, si creano i campi di lavoro forzato. Nel 1921 sono 107 (50 mila detenuti). Nel 1922 la Čeka è sostituita dalla Gpu (Direzione politica di Stato), che può perseguitare e arrestare, ma non essere giudice ed eseguire condanne, i quali compiti sono affidati ai tribunali, ma questa Gpu è sempre collegata strettamente al Partito bolscevico. La Gpu nel 1934 cambia nome in Nkvd (Commissariato agli affari interni), formata da circa 300 mila agenti. L’Unione Sovietica con Čeka, Gpu e Nkvd diventa uno Stato di polizia con pratiche liberticide (uccidono la libertà) e la Costituzione è solo per propaganda, ma è utopica. È lo spaventoso sistema di potere totalitario (negli anni Trenta mostra gli aspetti più spaventosi).

••• La collettivizzazione delle campagne
•• Nel 1926 la situazione nei campi e nelle industrie migliora, ma non è al pari dei Paesi capitalisti. Stalin vuole risolvere soprattutto il problema nelle campagne usando la “lotta di classe” tra contadini poveri e kulaki (ricchi nelle campagne). Comincia così la collettivizzazione dell’agricoltura, che fa diventare l’agricoltura un azienda con controllo centralizzato, così che lo stato possa controllarla e svilupparla. In più, si rilancia l’obiettivo dell’uguaglianza sociale (al potere i kulaki stavano antipatici perché rappresentavano un ostacolo, così con la lotta di classe li hanno fatti “distruggere” dai poveri). La Nep aveva “creato” la nuova classe di ricchi e anche la Nep doveva essere abbandonata. Nonostante Bucharin pensi che si raggiunge il socialismo con lo sviluppo dell’economia, non con la distruzione, prevale il volere di Stalin. L’agricoltura viene quindi statalizzata e viene ripresa la lotta di classe nelle campagne.
•• Nel 1929 viene deciso che tutte le risorse delle campagne (prodotte e di produzione, tra cui i contadini) devono finire nelle due aziende agricole di Stato, i kolchoz e i sovchoz: i contadini, gli strumenti e il bestiame vengono qui trasferiti in massa (tra il 1929 e il 1930 le famiglie coinvolte sono da 1 milione a 14 milioni). Lo “sradicamento” non è affatto indolore: la politica di collettivizzazione delle campagne p una delle fasi più terribili del comunismo sovietico. Durante la Nep i kulaki avevano raggiunto una grande libertà economica. Sia i kulaki sia gran parte dei contadini si rifiutano di trasferirsi nelle imprese statali, scegliendo di uccidere il bestiame piuttosto che consegnarlo. Il governo risponde con grande violenza: le squadre speciali del partito arrivano nei villaggi, soprattutto di notte, prelevando i contadini e le famiglie con la forza e fucilando sul posto chiunque si opponga. L’esito di questa operazione è così tragico (dal punto di vista economico) che Stalin è costretto a fermarla. La propaganda del regime mostra contadini che si recano felici nelle aziende collettive, mentre nella realtà sono migliaia gli arresti, condanne e fucilazioni. In più, due milioni di kulaki vengono portati nei campi di lavoro forzato.
•• Nel 1932 il 77% della superficie coltivata passa alle aziende di Stato dove vive il 61% delle famiglie contadine. Nel 1939 quasi il 100% della superficie coltivata passa alle aziende di Stato. Ma le cifre della produzione cerealicola sono deludenti, perché le aziende sono prive di moderne tecnologie. Soprattutto nei kolchoz, i contadini devono mettere in comune i loro beni (attrezzi, bestiame…). Lo Stato prende parte del raccolto dalle aziende per fornirlo alle città e con quei guadagni finanzia l’acquisto di macchinari industriali all’estero, producendo la “grande carestia” (1932-1922) nascosta dal regime ma che causa moltissime morti e cannibalismo.

••• L’industrializzazione forzata
•• Già con la collettivizzazione delle campagne i tre quarti dell’industria russa passano allo Stato. Nonostante l’impegno del regime, l’impiego di capitali privati resi statali e l’utilizzo di tecnologie straniere, l’Unione Sovietica non è ancora all’altezza delle maggiori potenze europee. Allora a Mosca nasce il Gosplan, Commissione statale per la pianificazione dei “piani quinquennali”: con questi si stabilisce con precisione la quantità di beni che ogni settore dell’economia deve produrre in cinque anni. Tutta l'economia del Paese passa all’attento controllo dello Stato. Stalin percorre quindi la strada dell’industrializzazione forzata per superare la produzione dei Paesi capitalistici più avanzati. Nel giro di dieci anni (e due piani quinquennali 1928-1932, 1933-1937) la Russia diventa una potenza industriale a livello mondiale. Grande importanza è data all’industria pesante, con la costruzione di molte centrali idroelettriche. La produzione industriale complessiva cresce del 300% (20% ogni anno). l numero di operai cresce da 3 a 10 milioni. Raggiunta l’indipendenza produttiva in campo industriale, alla fine degli anni Trenta cala l’importazione di macchinari dall’estero. La Russia viene solo dopo Stati Uniti e Germania.
•• Ma l’industrializzazione forzata ha i suoi limiti: la produttività per operaio è scarsa (ogni operaio sovietico produce un quarto di ciò che produce un operaio degli Stati Uniti). Dando più importanza all’industria pesante, è in difficoltà la produzione dei beni di consumo, provocando l’abbassamento della qualità della vita dei cittadini russi. I salari degli operai erano molto più bassi di quelli degli altri lavoratori. Siccome gli operai sono sradicati dalle campagne alle città, gli abitanti nelle città raddoppiano. In più, le aziende dello Stato devono raggiungere gli obiettivi determinati dal Gosplan e non possono permettersi una produzione minore del previsto: infatti, le statistiche vengono ripetutamente truccate.
•• Ma questa industrializzazione ha come centro l’operaio e viene celebrato come il vero eroe della società sovietica. Ha più diritti (privilegi) in qualsiasi situazione della vita quotidiana e il suo voto pesa di più di quello di un contadino nell’elezione dei deputati al Congresso dei soviet. Ma resta comunque una pedina controllata dallo Stato: l’industrializzazione forzata gli impone carichi di lavoro sempre più pesanti e i ritardi e le assenze in fabbrica vengono puniti con asprezza. Il lavoro era quindi militarizzato. Per rendere gli operai più produttivi e consapevoli degli obiettivi del comunismo, nasce nel 1935 il movimento stacanovista (stachanovista, dei “lavoratori d’assalto”) alla cui base vi è la creazione di una competizione tra operai che si sfidano nella capacità lavorativa giornaliera in cambio di un aumento dello stipendio. Gli operai erano quindi presentati come eroi, uomini nuovi creati dal comunismo. Lo stacanovismo porta a nuovi abusi e sfruttamenti: la giornata lavorativa può essere infinitamente prolungata e si legittima la subordinazione (nobilitata) dell’individuo al potere.

••• Il potere totalitario: capo, partito, Gulag
•• Nel 1936 l’Unione Sovietica crea una nuova Costituzione, propagandata dal Partito come “la più democratica del mondo”. In questa si legge: il Partito comunista diventa un organo dello Stato (prima il Pcus era subordinato allo Stato e si preoccupava di salvaguardare l’ideologia del regime e di controllare l’attività degli organismi della Russia; adesso è lo Stato a essere subordinato al Pcus): il Partito sceglie cosa è giusto fare per il Paese e passa le decisione agli altri organismi statali che sono adesso semplici esecutori. I bolscevichi creano la formula del partito unico come anima dello Stato e come collegamento tra Stato e cittadini (anticipando fascismo e nazismo). Tutto il Pcus è retto da Stalin. Prima di questo passaggio di Pcus come unico partito, all’interno del Partito c’è ancora aria di democrazia (molto debole): i dirigenti possono ancora esprimere il dissenso anche se poi devono adeguarsi al volere della maggioranza (cioè di Stalin). Ma adesso il volere di Stalin deve essere osservato senza alcuna discussione e tutti gli oppositori devono essere allontanati, espulsi, epurati. Tutti gli allontanati sono i “corrotti” che complottano ai danni del Partito e della sua edificazione del socialismo. Essendo lo Stato nelle mani del Partito, ed essendo il Partito nelle mani di Stalin, anche lo Stato tutto è nelle mani di Stalin, capo dell’Unione Sovietica.
•• Le forze armate, la politica estera e l’intero apparato statale era nelle mani di Stalin. Tutti i successi (soprattutto economici) vengono attribuiti alla sua intelligenza politica e lungimiranza, mentre tutte i brutti accadimenti sono colpa di chi non condivideva la rivoluzione comunista. Si sviluppa un vero culto della sua personalità: esaltato da artisti, poeti e intellettuali, dal Partito e amato dal popolo, che lo chiamava “piccolo padre”. Stalin non veniva mai nominato (in pubblico o in privato) senza che il suo cognome fosse preceduto dall’aggettivo “geniale”. Il culto nasce dall’esigenza di incarnare la dottrina del partito in una sola persona concreta.
•• Il potere senza limiti di Stalin e del Partito si basa sulla gestione del terrore. L’Nkvd aveva prima poteri di polizia e giudiziari e organizzava i Gulag (campi di lavoro forzati, che contenevano 10 milioni di cittadini). Tra i prigionieri solo una minima parte era composta da criminali comuni o responsabili di reati lievi. Tanti invece erano i “delinquenti politici”, che avevano espresso dissenso sulle iniziative del regime, anche minimo. Tantissimi erano i deportai per motivi sociali (kulaki) o etnici (minoranze perseguitate). Gli internati vivono in pessime condizioni (moltissimi morivano di freddo) e vengono usati come manodopera per costruire grandi opere pubbliche e industriali (canali, centrali idroelettriche, metropolitane cittadine…). Si coniugano i vantaggi della repressione politica a quelli della manodopera illimitata e a costo zero. Gli internati sono la rappresentazione terrificante di un potere capace di annientare i propri nemici.

••• Le “Grandi purghe” e i processi spettacolo
•• Nei Gulag la mortalità era altissima, ma entravano continuamente internati, soprattutto nel periodo delle “Grandi purghe” (nel 1935), durante il quale vengono arrestati 1 milione e mezzo di persone quasi tutte per motivi politici (soprattutto i bolscevichi rivoluzionari) e più della metà di queste viene condannata alla fucilazione. Con l’avvio delle Grandi purghe, la polizia segreta (Nkvd) opera senza alcun controllo e la repressione colpisce tutti i cittadini (tra cui intellettuali, ambasciatori…). Tra l’esercito vengono uccisi il comandante dell’Armata rossa (Tuchačevskij) quasi tutti i membri del Consiglio militare, quasi tutti i generali, quasi la metà degli ufficiali (35 mila su 80 mila). Il danno prodotto all’efficienza dell’esercito sovietico si sentirà soprattutto nel 1941, al momento dell’invasione tedesca.
•• L’accusa era in genere di “tradimento della rivoluzione e dello Stato”. Si alimenta il “sospetto” anche tra i cittadini che per la “lotta di classe” dovevano denunciare il nemico sospettato allo Stato. Tutti i denunciati dovevano attribuirsi crimini mai commessi e venivano condannati da due membri del Partito e uno dell’Nkvd. Come l’industrializzazzione, anche la repressione aveva degli obiettivi: lo stesso Stalin firma una delibera nel 1938 assegnando a ogni territorio il numero delle persone da imprigionare e fucilare. Anche i parenti dei condannati sono “nemici del popolo” a meno che non ripudino il familiare. La propaganda faceva credere ai cittadini che le condanne fossero giuste. Il culmine del terrore è durante il biennio 1937-1938, poi si spegne, perché Stalin capisce che ha perso troppe persone, quindi troppa manodopera e l’economia è indebolita: invece di rafforzare il potere, la repressione lo indebolisce. La Nkvd viene epurata e le Grandi purghe terminano.
•• Dei Gulag nel resto del mondo si sa poco, ma delle Grandi purghe si sa molto, perché quasi tutti i processi si svolgono a porte aperte, addirittura con la partecipazione della stampa estera. Le Grandi purghe passano dai giornali di Stalin, quindi del Paese, come difesa dello Stato dai “nemici del popolo” e del proletariato (lavoratori). I cittadini così entrano nell’idea che chiunque non lavori per la rivoluzione non ha scampo. Il potere di Stalin appare implacabile ma giusto: una diretta espressione del volere del popolo. Sono tre i grandi processi di Mosca che rappresentano culmine e termine delle Grandi purghe: condanna a morte di Zinov’ev e Kamenev (1936); condanna a morte contro un “centro trockista (pro-Trockij) antisovietico” (1937); condanna a morte di Jagoda, ex-capo della Nkvd (1938).

••• Il Komintern
•• Per Lenin, la rivoluzione russa del 1917 era la prima tappa della rivoluzione mondiale, portando il socialismo marxista nei paesi occidentali abbandonando il sistema capitalistico. Nel 1919 nasce infatti a Mosca il Komintern (l’Internazionale comunista o Terza internazionale) e ne facevano parte solo i partiti comunisti nazionali. E siccome, secondo Lenin, la rivoluzione mondiale era vicina, si dovevano preparare strutture pronte alla lotta armata.
•• Ma la prospettiva di esportare la rivoluzione sfuma rapidamente. E quando Lenin e Stalin abbracciano il “socialismo in un solo paese”, il Komintern diventa è il nucleo della politica estera sovietica. Lo scopo del Komintern era: destabilizzare i regimi democratici dei Paesi capitalistici e difendere la Russia dallo stesso capitalismo. Tutta la popolazione russa è obbligata a giurare fedeltà all’Unione Sovietica e al suo capo, dunque al comunismo. A Mosca credevano che il fascismo italiano e le correnti di destra fossero l’espressione armata di un capitalismo in difesa, quindi prossimo al crollo. La politica di mettere tutti i cittadini russi contro le potenze capitaliste si ha fino al 1933, nella convinzione che la crisi economica del 1929 (nata negli Stati Uniti) e la tensione internazionale avrebbero favorito la rivoluzione comunista in Russia.
•• Ma con l’avvento di Hitler al potere (nazismo aggressivo) Mosca è costretta a cambiare idea: la destra, e con lei il capitalismo, non stavano decadendo. Anzi, si formavano (dopo il fallimento della Società delle Nazioni e l’instabilità delle relazioni tra Paesi europei) delle correnti anticomuniste. Il Komintern nel congresso del 1935 non “evangelizza” all’estero il comunismo né si prepara a una rivoluzione, ma si difende e cerca alleati per contrastare l’avanzata di fascismo e nazismo nell’Unione Sovietica. Nasce quindi la politica dei Fronti Popolari in Francia grazie alla quale la sinistra vince le elezioni nel 1936. Nel 1934 Mosca è ammessa alla Società delle Nazioni e l’Unione Sovietica firma con la Francia nel 1935 un patto militare di soccorso (alleanza). Anche l’America nel 1933 riconosce il governo sovietico. La lotta al capitalismo viene momentaneamente accantonata da Stalin in nome della lotta all’imperialismo fascista.
•• Nell’estate del 1936 scoppia la guerra civile in Spagna e Mosca non sa se sostenendo le forze repubblicane avrebbe dato l’idea di voler esportare il comunismo nella penisola iberica. Lascia allora al Komintern l’organizzazione di Brigate internazionali per lottare contro i regimi di destra. Siccome la Germania di Hitler diventava sempre più forte e la Russia di Stalin era molto debole, nel 1939 Stalin firma con la Germania un patto di non aggressione. Così la Russia si proteggeva da un probabile attacco da parte della Germania e il Komintern doveva giustificare propagandisticamente questa inaspettata “alleanza” tra nazismo e comunismo.

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