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center]Unificazione d’Italia

Mazzini e Cavour non si amarono, mentre Mazzini continuava a proporre il metodo rivoluzionario, cioè era convinto che fosse sufficiente accendere un qualche focolaio rivoluzionario, Cavour si dimostrò un politico molto accorto e bravo a realizzare le condizioni per realizzare ciò che voleva fare.
Al tempo di Cavour il panorama in Europa era:
- 1848: “Primavera dei Popoli” insurrezione in cui fu coinvolta quasi tutta l’Europa tranne l’Inghilterra (parte più avanzata) che era andata avanti nelle sue riforme e la Russia (parte più arretrata).
- 1861: La Russia era ancora un’organizzazione feudale e nel 1861 vi è l’abolizione dei servi della gleba.
- 1850: in Francia nasce il Secondo Impero per via elettiva, in seguito Napoleone III si farà di nuovo dichiarare imperatore.

- L’Inghilterra ha interesse a rendere più liberi i commerci e ad investire nell’area mediterranea; è contro gli ideali liberali e vorrebbe estendere l’innovazione tecnologica anche agli altri paesi ma la liberalizzazione renderebbe difficoltosa la gestione della borghesia.
- Francesi e Inglesi cominciarono ad appoggiare i movimenti liberali e i vari movimenti di unificazione nati nei vari paesi (*anche Mazzini era stato a Londra ed era entrato in contatto con le Trade Unions e qui nacque l’idea della “Giovine Europa”).
Cavour è un esponente dell’aristocrazia liberale piemontese però si rende conto che è giunto il momento di laicizzare lo stato piemontese, che il Piemonte non potrà estendere la propria egemonia sul resto di Italia senza fare i conti con l’Austria (e il che sarebbe un suicidio politico). Cavour va a Londra per circa due anni e prende coscienza dei metodi di coltivazione; così il progetto di Cavour comincia a concretizzarsi: si comprende la validità del verbo liberista con lo sviluppo dei commerci e dell’industrializzazione (porto di Genova). Cavour dapprima entra in politica come liberista nel governo di Massimo D’Azzeglio, poi la sua carriera ha una rapida ascesa quando il governo presieduto da Rattazzi cade in seguito alla legge Siccardi, una legge che aboliva i privilegi del clero e istituiva il matrimonio civile (inconcepibile per il clero).
In questa situazione Cavour utilizza la politica del connubio, cioè unisce i liberali di idee più aperte e i democratici moderati per costituire un nuovo governo. A partire da questa posizione Cavour tesse la tela che porterà alla realizzazione dell’Unità di Italia. La scintilla scoccò durante la guerra di Crimea: Cavour decise di partecipare inviando 18000 soldati, si sedette così al tavolo dei vincitori e di pose la questione dell’unità italiana a Napoleone III e ai leaders inglesi che si dimostrano favorevoli.
Intanto proseguono vari esperimenti Mazziniani tutti votati al fallimento come la Spedizione di Sapri. La spedizione è carico di Pisacane, esponente socialista, il quale sbarca a Sapri sperando di ottenere un risultato ma il clero locale lo fece passare per un brigante; così Pisacane viene affrontato dall’esercito e sconfitto. Per non cadere nelle mani degli austriaci si uccide.
Nascono nuove polemiche sui metodi Mazziniani; Felice Orsini aveva anche organizzato dei moti in Lodigiana (Toscana). Queste insurrezioni convinsero sempre più Cavour che fosse necessario un cambiamento. Cavour in particolare temeva il cattivo esempio del Regno di Napoli, in cui i Borbone vivevano ancora in maniera feudale sperperavano molti soldi in Francia. Cavour, infatti, ottiene da Napoleone III anche un convegno segreto nel 1858, il Congresso di Plombieres , in cui Cavour strappa all’imperatore un’alleanza difensiva (nonostante l’ennesimo attentato verso Napoleone III di Felice Orsini) con precise indicazioni: la Francia si sarebbe schierata con l’Italia nel caso in cui l’Austria avesse attaccato; in caso di vittoria si sarebbe costituito uno stato nel nord Italia sotto la dinastia sabauda, mente nel sud dell’Italia si sarebbe costituito un governo filo-francese con a capo un discendente di Murat.
Cavour si pone di fatto come il capo del moderatismo italiano; propone così quella che secondo lui è la forma migliore di governo: la monarchia costituzionale, sottostando allo Statuto Albertino.
La Società Nazionale di Cavour (in realtà con a capo Giuseppe La Farina), aveva in mente questo progetto:
- Unificazione dell’Italia sotto la dinastia sabauda;
- Monarchia costituzionale;
- Liberismo moderato.
Mano a mano questa posizione fu accettata anche da personaggi come Giuseppe Garibaldi, alcuni mazziniani come Ferrari si avvicinano anche perché ritengono imprescindibile la questione dell’unificazione a quella dell’indipendenza.
Anche Mazzini infine si avvicina ai metodi di Cavour mettendo da parte i moti rivoluzionari; una clausola degli accordi segreti di Plombieres prevedeva il soccorso della Francia in caso di aggressione austriaca e che in caso di vittoria (annessione del Lombardo-Veneto), la Francia venisse compensata con l’annessione alla Francia di Nizza e della Savoia.
Nell’arco di tempo 1858-1859, anni in cui scoppia la Seconda Guerra di Indipendenza, Cavour si dà da fare per modernizzare l’esercito, rinforzarlo e aggiornare le armi e le tecniche di combattimento. Per provocare l’Austria, Cavour organizza delle parate al confine con la Lombardia e risponde all’ultimatum austriaco continuando con le sue provocazioni facendo scoppiare la Seconda Guerra di Indipendenza.
Verificandosi l’eventualità della vittoria si cercò di mettere in atto gli accordi di Plombieres, ma essi, essendo in parte segreti, non potevano essere conosciuti né dalla fazione opposta, né dall’opinione pubblica e sfuggiva, dunque, il senso complessivo dell’operazione; ci fu quindi una notevole polemica all’interno.
La continua provocazione di Cavour verso l’Austria ottenne gli effetti sperati, Cavour non respinse il pesante ultimatum degli austriaci e quindi gli austriaci avevano dichiarato guerra con il conseguente scatto delle alleanze con la Francia. Montebello, Palestro, San Fermo, Solferino (nonostante morirono circa 24.000 francesi), San Martino, Magenta sono tutte vittorie più o meno evidenti riportate dall’alleanza franco-piemontese e quindi l’Austria dovette firmare l’armistizio di Villafranca (1859). Dopo l’armistizio l’Italia ricevette indirettamente da Napoleone III, il quale la aveva ottenuta dall’Austria, la Lombardia.
Il fatto nuovo in realtà è dato dalle insurrezioni in Toscana, guidata da Bettino Ricasoli e in Emilia Romagna, guidata da Luigi Carlo Farini. Sono insurrezioni volte a rovesciare il governo, a sottrarsi al dominio dello Stato Pontificio e viene chiesta immediatamente l’annessione al Piemonte. Napoleone III, richiamato al governo proprio per risolvere questa specifica questione, si trova immediatamente in imbarazzo e Cavour lo toglie dall’imbarazzo organizzando due plebisciti che prevedono il passaggio di Nizza e della Savoia alla Francia e l’annessione della Toscana e dell’Emilia al nascente Stato Italiano.
Rimane sempre in gioco il problema della vera e propria unificazione dell’Italia, e qui entra in gioco la famosa spedizione dei Mille di Garibaldi. Garibaldi parte il 5 maggio 1860 da Quarto, sosta a Orbetello per rifornirsi di armi e poi sbarca a Marsala (Palermo). L’esercito borbonico non è in grado di fronteggiare i garibaldini e questi proseguono la loro spedizione e mano a mano che Garibaldi va avanti ci sono schiere di volontari che entrano nell’esercito. Cavour però teme a livello diplomatico e internazionale che l’aiuto della Francia prima e degli Inglesi poi si possa tradurre in una forma di ostilità nei confronti di un’unificazione troppo rapida e sconvolgente. Sta di fatto che però Garibaldi continua a passare di vittoria in vittoria e arriva nei pressi di Napoli, dove Ferdinando II scappa, accolto e protetto dal papa Pio IX. L’esercito borbonico alimenta sospetti e dubbi riguardo l’azione garibaldina che possa pensare di attaccare Roma.
In quel momento avviene qualcosa di imprevisto: i Piemontesi organizzano un loro esercito, sconfiggono le truppe pontificie a Castel Fidardo e conquistano i territori delle Marche e dell’Umbria che, tramite plebiscito, vengono annesse al nascente Stato Italiano. Ma l’obiettivo dell’esercito piemontese è anche quello di bloccare l’eventuale avanzata all’interno dello Stato Pontificio dei garibaldini. È in questo contesto che va interpretato il famoso incontro a Teano (26 ottobre 1860) dove avviene il passaggio di consegne da parte di Garibaldi a Vittorio Emanuele II che, compiute le imprese, cede l’Italia al futuro “re d’Italia”. Quindi l’Italia si può considerare fondamentalmente unificata a parte il Lazio (la questione romana rimarrà aperta fino al 1870) e il Veneto (che, però, verrà regalato dalla Prussia nella Terza Guerra di Indipendenza).
La formale unificazione avvenne il 17 marzo 1861, dopo l’unificazione ci si occupò di organizzare lo stato. Si decise di estendere a tutta la penisola italiana lo Statuto Albertino con il sistema dei prefetti, il sistema delle provincie e il sistema elettorale misto di federale moderato (in sostanza l’espressione e la traduzione in chiave funzionale delle concezioni di Cavour).

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