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Il dopoguerra in Italia
Nel 1945, alla fine della Seconda guerra mondiale, l'Italia era un paese da ricostruire: la produzione industriale era crollata, le infrastrutture avevano subito danni dagli attacchi dei tedeschi in ritirata o a causa dei bombardamenti alleati contro i tedeschi, i prezzi erano aumentati e il tasso di disoccupazione era cresciuto al 12% della popolazione.Nell'Italia centro-settentrionale la lotta al nazifascismo era diventata una guerra civile.
All'indomani della liberazione, il governo fu posto sotto la guida di Ferruccio Parri, capo del Partito d'azione, che aveva spirito dell'unità antifascista e inizialmente trovò il sostegno di tutti i partiti del cln (il Comitato di liberazione nazionale, formato da tutti i partiti antifa-scisti), ma nel novembre, dovette dimettersi per la perdita di fiducia da parte di liberali e democratici.
Italia come paese vinto
Come nuovo presidente del Consiglio fu nominato il democristiano Alcide De Gasperi, che dovette affrontare le trattative di pace: nonostante l'impegno della Resistenza nel Centro e nel Settentrione e il contributo del governo monarchico nel Meridione dopo la resa incondizionata del 1943, l’Italia venne trattata come un paese vinto.Nel corso dei negoziati, che si svolsero a Parigi nel 1946, De Gasperi difese la causa italiana; non nascose le colpe dell'Italia fascista, ma ricordò che la guerra contro Hitler e Mussolini era stata combattuta per ristabilire la giustizia e l'eguaglianza tra le nazioni, che molti italiani avevano condiviso quegli ideali e non avrebbero dovuto essere confusi con il regime fascista.
De Gasperi rassicurò gli Alleati circa il fatto che l'Italia avrebbe accettato di pagare adeguate riparazioni, ma che queste non si sarebbero dovute trasformare in misure eccessivamente severe.
Alla fine, il trattato di pace - firmato il 10 febbraio 1947 - impose che l’Italia dovesse cedere: una zona di montagna fra Liguria e Piemonte alla Francia, e tutte le colonie.
La questione del confine orientale, rimase aperta: Trieste e il territorio immediatamente limitrofo furono divise in due aree di occupazione distinte: la zona A, sotto controllo alleato, e la zona B, gestita dalla Iugoslavia.
Nel 1954 la prima tornò sotto l'amministrazione italiana, mentre la seconda passò definitivamente all'amministrazione di Belgrado.
La nascita della Repubblica Italiana
Terminato il conflitto, l'Italia dovette affrontare anche la questione istituzionale, lasciata irrisolta dopo la svolta di Salerno nel 1944: per i partiti di sinistra, la monarchia era irreparabilmente compromessa con il fascismo ed era responsabile della guerra esattamente quanto Mussolini, quindi non poteva continuare a governare un'Italia rinnovata, per altri invece, soprattutto liberali e cattolici, nonostante gli errori, la monarchia era ancora una forma di governo degna di fiducia.La questione fu risolta con un referendum istituzionale, con cui fu chiesto ai cittadini di scegliere fra la monarchia e la repubblica.
Il 2 giugno 1946 furono chiamati a votare tutti gli italiani maggiorenni, comprese le donne, che votavano per la prima volta —> suffragio universale.
Il 54,3% dei votanti optò per la repubblica (soprattutto Centro-Nord), contro un 45,7% di italiani che confermò la monarchia (soprattutto Sud).
A seguito dell'esito, Umberto II, in favore del quale Vittorio Emanuele III aveva abdicato dopo la liberazione di Roma, andò in esilio con tutta la sua famiglia.
Programma politico e elezioni per la Costituzione
La caduta del regime fascista aveva permesso la nascita di partiti nuovi e il ritorno nella legalità di alcuni di quelli messi fuori legge dalla dittatura:Il mondo cattolico —> Democrazia cristiana (DC), ispirata al Partito popolare di don Luigi Sturzo.
Opposta alla DC, c’era il Partito comunista (PCI), in cerca di un equilibrio fra la volontà di governare il paese all'interno di un sistema democratico e le aspettative rivoluzionarie di una parte dell'elettorato
Il Partito socialista viveva ancora l'eterna divisione fra riformisti e rivoluzionari; quest'ultima corrente, guidata da Pietro Nenni, maggioritaria, era favorevole a un'azione unitaria con i comunisti, e questo portò i riformisti guidati da Giuseppe Saragat, che volevano procedere in modo autonomo, a dividersi e fondare un nuovo partito, il Partito socialdemocratico (PSDI).
Partiti minori
Partito liberale (PLI) —> a favore della monarchia, sostenuto dalla grande industria perché voleva la conservazione della ricchezza, aveva come supportatori l'economista Luigi Einaudi e lo storico e filosofo Benedetto Croce.Al contrario, il Partito repubblicano (PRI), si oppose alla monarchia, vuole i diritti per tutti.
Partito d'azione (Pd'A), importante nella lotta di liberazione, ma privo di un reale sostegno popolare e inoltre era diviso al suo interno fra un'anima liberale e una socialista.
I sostenitori del fascismo crearono il Movimento sociale italiano (MSI).
Partito nazionale monarchico (PNM), partito di destra il cui obiettivo era il ritorno alla monarchia.
Fronte dell'uomo qualunque —> indifferenza nei confronti degli ideali politici, disimpegno sociale e sfiducia verso il potere politico.
La Costituzione italiana
Il 2 giugno 1946 si svolsero anche le elezioni dei rappresentanti all'Assemblea Costituente, che era incaricata di preparare la Costituzione del nuovo Stato. (Prima c’era lo Statuto Albertino).Dal voto degli italiani si affermarono i grandi partiti di massa, la Democrazia cristiana con il 35% (soprattutto al Sud), il Partito socialista con il 20% e il Partito comunista con il 19% (soprattutto al Nord e nelle città).
Dopo un anno e mezzo di discussione, la Costituzione italiana entrò in vigore il 1º gennaio 1948.
Fu una Carta costituzionale democratica e liberale, che respingeva ogni forma di autoritarismo, si fondava sui valori del pluralismo e della libertà di espressione, prevedeva la divisione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), la sovranità nelle mani del popolo, garantiva a tutti la partecipazione alla vita politica del paese e stabilì l’ugualianza di tutti i cittadini (contributo di socialisti e comunisti) e il principio della tutela della persona (contributo dei cattolici).
Il rapporto Stato-Chiesa venne regolato dall'articolo 7, (appoggiato dai comunisti e respinto dai socialisti), con cui si stabiliva che sarebbero rimasti in vigore i Patti Lateranensi, firmati nel 1929 dallo Stato fascista e grazie ai quali il cattolicesimo poteva mantenere una posizione di preminenza rispetto alle altre confessioni religiose.