Dall'aprile del 1922 il segretario generale del Partito comunista è Stalin. È stato lo stesso Lenin a volere che ricoprisse questa carica, riconoscendogli ottime capacità di organizzatore. Comunque già un anno dopo in una sorta di "testamento politico" scritto tra la fine del 1922 e l'inizio del 1923 e cioè appena prima di essere colpito dalla crisi definitiva che lo condurrà alla morte, Lenin esprime dure critiche nei confronti di Stalin e di tutta la dirigenza del partito, l'unico suggerimento esplicito che vi formula è che Stalin sia allontanato dall'incarico di segretario poiché gli sembra un individuo troppo brutale e autoritaria e incline a un accentuato nazionalismo russo per cui inadatto a guidare uno Stato plurietnico com'è l'Urss. Dopo la morte di Lenin, il testamento viene trasmesso dalla vedova ai dirigenti del partito, tra cui Stalin stesso, che decidono di comunicarne il contenuto in forma riservata ai delegati del congresso del partito (nel maggio del 1924). Le indicazioni che vi sono contenute vengono del tutto disatteso e visto che attacca i maggiori dirigenti del partito, il testamento non viene reso pubblico e Stalin resta segretario del partito. Comunque si apre una dura lotta per ricoprire il ruolo guida che è stato di Lenin. Inizialmente il grande scontro è tra Stalin e Trotskij. Trotskij critica il sistema burocratico del partito e sostiene la necessità di insistere nel tentare di esportare la rivoluzione nel resto dell'Europa e del mondo (teoria della rivoluzione permanente), Stalin sostiene invece l'efficacia e la bontà dell'azione del partito e la necessità di consolidare il processo rivoluzionario nella sola Russia (teoria del socialismo in un solo paese). La posizione di Stalin ha più di un elemento di forza infatti appare più realistica di quella di Trotskij poiché le condizioni per l'esportazione della rivoluzione comunista oltre i confini della Russia non esistono più. Inoltre entrambi hanno visioni opposte per quanto riguarda la Nep (Nuova politica economica formulata da Lenin); Stalin è favorevole alla prosecuzione della Nep mentre Trotskij considera la Nep un freno alla rapida crescita economica del paese e vorrebbe sostituirla con un più diretto intervento dello Stato comunista nella gestione della produzione industriale e agricola. Nel 1925 Trotskij viene allontanato dal governo dove si occupava degli affari militari, due anni più tardi viene espulso dal partito, nel 1928 viene deportato nel Kazakistan, nel 1929 viene cacciato dall'Unione Sovietica. La stessa dinamica si ripete nei confronti di altri importanti dirigenti del partito comunista che si oppongono alla linea stabilita da Stalin e in particolare alla prosecuzione dell'esperienza della Nep.

L'evoluzione di questi contrasti interni è fondamentale perché segna il successo di Stalin, che nel 1927 si è ormai imposto su ogni opposizione come il principale dirigente del partito e quindi dell'Unione Sovietica e perché mostra che in una struttura a partito unico come quella costruita dei bolscevichi comunisti non solo non possono esistere posizioni esterne ma non ne possono esistere nemmeno di interne. La vicenda di Trotzki è solo la prima di una catena di espulsioni o di persecuzioni che concludono i contrasti di personalità o di opinioni all'interno del partito comunista.

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