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La restaurazione monarchica spagnola


Nel febbraio 1814 si ha un decreto delle Cortes con cui affermano che il Re di Spagna sarà riconosciuto come tale solo dopo che avrà giurato sulla Costituzione. Ma Ferdinando non ne ha alcuna intenzione, con il favore di anche 69 deputati. Essi scrivono un Manifiestos dello Spersas (aprile 1814), in cui affermano che effettivamente in Spagna era accaduto come ai tempi dei Re persiani: dopo la morte del sovrano, c’erano a disposizione cinque giorni per i sudditi per fare quel che volevano, prima di giurare fedeltà al nuovo re. Le Cortes si erano prese tutti i poteri che volevano, facendo leggi senza confrontarsi con nessuno. Quindi si chiede che ora le Cortes vengano revocate. Il Re poi sa di poter contare su appoggio militare, oltre che politico. Pertanto, il 4 maggio 1814, emana un decreto in cui afferma che, informato del disordine che regnava sovrano, si apprestava a tornare, non giurando mai sulla Costituzione né su alcun decreto delle Cortes, dichiarandone nullità totale. Invita anche tutti i sudditi a imitarlo. Rientra in patria a Madrid (dove si erano ora stabilite le Cortes) e fa incarcerare tutti i membri del Consiglio di Reggenza, così come moltissimi deputati. Stabilisce un potere ancora più assoluto che quello del vecchio regime, dato che non esiste nemmeno alcun tipo di consiglio ad affiancarlo. Ristabilisce il Tribunale dell’Inquisizione, con ruolo però politico.
Nel 1820 però si ha un colpo di Stato che costringe Ferdinando VII a farsi da parte. Vengono elette nuovamente le Cortes e la Costituzione entra in vigore dal 1820 al 1823, il “triennio liberale”. Ma è un periodo tormentato, con guerre di successione. Il risultato è che sale al trono la tredicenne Isabella II, in una monarchi costituzionale, anche se poi sarà costretta alla fuga (negli anni ’60), accusata di aver umiliato il Parlamento.
La Costituzione di Cadice è quindi applicata nella sua interezza per un periodo molto breve, ma da quel punto si instaura definitivamente la monarchia costituzionale. Le Cortes rimarranno sempre in attività, anche se non come istituzioni parlamentari forti come in origine.
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