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Situazione politico-economica in Europa alla fine dell'Ottocento


A partire dalla seconda metà dell’800 si assiste alla fine dei movimenti di indipendenza e l’instaurazione dei governi liberali e democratici. Si assiste anche ad una ripresa economica con la Seconda Rivoluzione Industriale. Si sviluppa la borghesia che promuove il libero scambio e la concorrenza.
In questo periodo il petrolio e l’elettricità sono risorse importanti per l'economia e proprio per questo l’industria elettrica e automobilistica avranno molto successo.
In fabbrica il lavoro è razionalizzato, parcellizzato e organizzato scientificamente e gli operai si specializzano. Questo sviluppo si verifica fino alla grande depressione che dura parecchi anni, dal 1873 al 1895. A quel punto lo Stato promuove il protezionismo. Si inizia così una politica anti liberalistica e imperialistica. Si formano poi numerose concentrazioni industriali monopolistiche che limitano la concorrenza.
In termini politici l’imperialismo si traduce in una politica aggressiva che culmina con la formazione di colonie in Africa e Asia fino ad arrivare alla Prima Guerra Mondiale (1914-1918).
In Europa, politicamente, si distinguono due fasi: la prima culmina con la battaglia di Sedan del 1870, che vede scontrarsi Francia e Prussia; la seconda fase che arriva fino al 1914 ed è caratterizzata da una stabilità. La prima fase coincide con il liberismo economico, ma numerose sono le tendenze conservatrici in Francia con Napoleone III e in Germania con il Cancelliere Bismarck di Guglielmo I (1862).
Per quanto riguarda invece l’Italia nella seconda metà dell’800 sarà impegnata nella seconda e terza guerra di indipendenza contro gli austriaci (1866), grazie al supporto della Francia otterrà il Veneto.
Approfittando della sconfitta di Sedan della Francia contro la Prussia, Napoleone III è costretto ad abdicare e venne a costituire una Repubblica liberale. Roma era sotto il controllo dei francesi. Le truppe italiane decidono di marciare su Roma, sulla Breccia di Porta Pia nel 1870. Si chiude così il periodo Rinascimentale.
Nel 1876 il governo italiano è nelle mani della destra, sale al potere Depretis con la sinistra. Iniziano così una serie di riforme. La prima è quella elettorale del 1882 dove si allargano le basi del suffragio, ma sono ancora escluse le donne e gli analfabeti con reddito minimo. Promuove poi in ambito culturale la legge Coppino che riformula la scuola. Abolisce le tasse sul macinato. Regola inoltre il rapporto tra Stato e Chiesa, con le leggi relative alle guarentigie nel 1871. Infine intraprende la politica del trasformismo fino alla sua morte che avviene nel 1887.
Dal punto di vista politico, si stipula la Triplice Alleanza con Germania e Austria (1882). Inaugura una politica coloniale in Africa, ma subisce una pesante sconfitta a Dogali in Etiopia nel 1887. Questo provoca grandi critiche da parte dell’opinione pubblica. Dopo la sua morte, sale al potere Francesco Crispi, che è a favore di una politica autoritaria sulla scia di Bismarck; rafforza l’esercito e persegue l’imperialismo. Fonda una colonia nell’Africa Orientale nel 1890 (colonia di Eritrea). Ma nel 1895 subisce una pesante sconfitta ad opera del Negus Menelik II, imperatore dell’Etiopia.
Intanto in Italia, in seguito a questa sconfitta, segue il malcontento e nasce il primo partito dei lavoratori italiani che poi diventa partito socialista italiano. In Sicilia, inoltre, nascono i fasci che vengono repressi con la forza (rivendicano i diritti dei lavoratori). La situazione che si crea dopo è dolorosa, perché dopo la sconfitta di Crispi, quest’ultimo è costretto a dimettersi e i governi successivi che si formano sono quatto governi autoritari: il primo con il Marchese di Rudinì. Il suo successore fu il Generale Pelloux che diede vita a governi repressivi e questo favorì l’ascesa del partito socialista, in particolare quell’ala moderata e riformista di Filippo Turati. Questo momento di quasi anarchia a causa dei forti contesti, sfociò nella nomina del Re Umberto I di Savoia nel 1900. Intanto c’erano anche tendenze liberali e democratiche che si coagularono intorno alla figura di Giovanni Giolitti che si era già mostrato disposto al confronto con le forze socialiste e democratiche. Quando nel 1903 diventa poi Presidente del Consiglio, il suo governo si mostrò neutrale nei confronti delle lotte sindacali e incoraggiò il dialogo tra borghesia e forze operaie.
Giolitti è rappresentante del liberalismo e grazie a lui nasce la moderna democrazia. In questi anni in Italia si sviluppa l’industria siderurgica e metallurgica. Il triangolo industriale è costituito da Torino, Milano e Genova. Alla fine dell’800 viene poi fondata la fabbrica Agnelli, tutto ciò però a discapito del Sud che versa in una condizione di arretratezza tale da non consentirgli lo sviluppo di un ceto medio. Inoltre il sistema fiscale della destra, duro e rigoroso, colpì i contadini che erano costretti all’usura. Questa miseria, malcontento e povertà sfociarono nel brigantaggio, e diede vita alla cosiddetta “questione meridionale” che avrà parte nella storia del ‘900 e tuttora ancora aperta.
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