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La società dopo l'unificazione italiana

Dopo l'unificazione, in Italia si riscontra che meno del 10% della popolazione parla italiano mentre l'altra parte parla altri dialetti.
Anche in campo economico sociale si riscontrano delle differenze territoriali.
Al Nord nella valle padana l'agricoltura è organizzata intorno ad aziende capitalistiche che impiegano forza lavoro e utilizzano tecniche piuttosto efficienti. Al confine delle Alpi per esempio è molto diffusa la produzione di tessuti di seta, cotone e lana. L'Italia centrale è caratterizzata dalla divisione delle terre in poderi sui quali vige la mezzadria, un contratto con il quale il proprietario cede un fondo ad un contadino che si impegna a lavorarlo e a dividere i prodotti della terra con il proprietario, il quale può venderli o destinarli all'autoconsumo. Il contadino invece deve utilizzarlo per l'autoconsumo e lasciarne una parte per le coltivazioni future.

Nel Meridione vi è la diffusione dei latifondi, grandi proprietà terriere coltivate prevalentemente a grano. Si sviluppano poi le colture di vite e ulivo. Nel meridione scoppia poi un movimento di brigantaggio, a difesa dei diritti dei Borbone e del Pontefice, che viene represso da 40000 soldati e da una legge che ammetteva l'attuazione di misure eccezionali.
Lo Stato Unitario è una monarchia costituzionale, dotato di un Parlamento che si riunisce per la prima volta a Torino nel 1861.
Cavour muore e il processo di costruzione degli assetti normativi e istituzionali è affidato alla Destra storica che ha una visione elitaria della politica e della società, cioè riservata ai pochi ricchi e colti.
Ne deriva che la legge elettorale riservi il voto al solo 2% della popolazione del Regno d'Italia. Sono favorevoli all'accentramento amministrativo e ritengono che le decisioni debbano essere prese da organi centrali, mentre gli enti locali devono amministrare sotto il controllo di funzionari statali(prefetto)
Anche i governi di destra varano una politica doganale liberista che vuole incoraggiare l'importazione di macchinari e utensili avanzati però in questo modo le produzioni industriali italiane vengono messe in crisi dalla concorrenza estera.
Viene costruita una rete ferroviaria su tutto il territorio nazionale, vengono ampliate strade e porti, vengono organizzate le amministrazioni locali in provincie e comuni, viene riorganizzato l'esercito e viene aggiornato il catasto.
Tutto questo comporta un grande sforzo finanziario, reso più difficile dal fatto che il nuovo Stato si è accollato i debiti degli stati prima dell'unificazione. Cosi vengono applicate misure fiscali piuttosto rigide come: imposta di ricchezza mobile che riguarda i redditi di attività lavorative; un'imposta fondiaria che riguarda il valore della proprietà terriere basate sul catasto; imposte indirette che colpiscono i consumi come la tassa sul macinato(farina) che fa aumentare il prezzo del pane e si provoca il malcontento nelle campagne e scoppiano tumulti repressi con l'intervento dell'esercito.
La Destra storica riesce comunque a ottenere il pareggio di bilancio. La Sinistra liberale si distingue dalla Destra per una visione diversa dello spazio politico. E' formata da ex garibaldini, ex repubblicani ed ex mazziniani che hanno messo da parte le loro convinzioni giovanili e si sono fatti eleggere. Essi credono che si debba ampliare il corpo elettorale e potenziare il sistema scolastico.

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