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Italia: dalla sinistra storica alla crisi di fine secolo


L’età della sinistra storica durò vent’anni, dal 1876 al 1896. Nel 1876 la destra storica perse l’appoggio della maggioranza dei deputati e cadde. In quell’anno si tennero nuove elezioni e vinse la sinistra, che sostituì la destra al governo del Paese. L’Italia era stanca, avvertiva l’esigenza di grandi riforme e affidò le sue speranze alla sinistra storica. Facevano parte di questo raggruppamento uomini politici liberali, aperti alle idee democratiche, cioè ad allargare il diritto di voto a un numero maggiore di persone, senza arrivare però al suffragio universale.
I più illustri esponenti della sinistra storica furono Agostino Depretis e Francesco Crispi. Erano gli eredi di Mazzini e di Garibaldi.
Nella campagna elettorale del 1876, Depretis presentò il suo programma politico. Intendeva:
- allargare il suffragio elettorale, consentendo a più cittadini italiani di votare;
- eliminare la piaga dell’analfabetismo, organizzando e finanziando l’istruzione;
- diminuire le tasse e abolire l’odiata tassa sul macinato, favorendo i più poveri;
- introdurre il protezionismo, in modo da “proteggere” le industrie nazionali aumentando le tariffe doganali, cioè la tassa sulle merci importate.
Depretis fu incaricato di formare il nuovo governo il 25 marzo 1876 e governò fino al 1887.
Nel 1877 venne emanata la legge Coppino, che riorganizzava la scuola elementare.
Nel 1882 con la riforma elettorale il diritto di voto venne allargato. Per votare bisognava:
- essere cittadini maschi maggiorenni;
- pagare 20 lire di tasse;
- saper leggere e scrivere.
I votanti passarono da 600.000 a 2.000.000. Nel 1884 venne abolita la tassa sul macinato. Nel 1882 le elezioni vennero vinte dalla sinistra. Il risultato di queste elezioni preoccupò però molto Depretis. L’obiettivo che egli si proponeva era di allargare la maggioranza che sosteneva il governo. Ma alla fine finì col preferire la corruzione. E molti deputati, sia di destra che di sinistra, presero a votare in base alla loro convenienza. Così la corruzione aumentò e con essa gli scandali, che sempre più scossero l’opinione pubblica. Ancor oggi il termine trasformismo indica questo modo negativo di far politica.
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