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Secondo dopoguerra e Guerra fredda


Dopo la fine del Secondo conflitto mondiale, si sentì il bisogno di istituire un nuovo ordine internazionale basato sulla pace e sulla giustizia. Fu questo a portare alla fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), un organismo sovrannazionale in grado di favorire il progresso economico e sociale. Il mondo si ritrovò tuttavia diviso in “sfere d’influenza” delle due superpotenze vincitrici, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, le quali imposero veri e propri blocchi contrapposti sia politicamente che militarmente. Queste sfere vennero “ufficializzate” alla conferenza di Jalta, poco prima la fine della guerra, a cui parteciparono Churchill, Roosevelt e Stalin. Calò in questo modo, per citare il primo ministro inglese, una “cortina di ferro” che durerà dal 1947 fino al 1989, sviluppando così un sistema internazionale bipolare. Questo si estenderà ovviamente anche in Europa, e soprattutto in Germania, in cui non solo lo Stato venne diviso, inizialmente tra Francia, Inghilterra e Stati Uniti da una parte, e Urss dall’altra; ma anche la stessa capitale subì questa divisione, fondando così la Repubblica federale tedesca a occidente, e la Repubblica democratica tedesca a oriente. Gli americani, con gli accordi di Bretton Woods del 1944 erano riusciti a stabilire un sistema di conversione del denaro globale con il dollaro come “moneta base”, e successivamente, con il patto atlantico del 1949, fondarono l’alleanza militare della Nato. Un’importanza decisiva ebbe anche il piano Marshall, un programma di ricostruzione europea, che finanziò la ripresa economica e l’integrazione politica della sfera occidentale del vecchio continente. Gli Stati Uniti vissero quindi fino agli anni settanta un periodo in cui andò a svilupparsi sempre più una società consumistica, favorita anche da politiche keynesiane, la quale portò a uno sviluppo del settore terziario, e a un conseguente e progressivo abbandono di quello primario, soprattutto grazie alla meccanizzazione dell’agricoltura. Fu questo continuo crescere della società di massa e del consumo, che portò anche a quello che viene oggi chiamato il Sessantotto. Questo movimento, iniziato prima negli Stati Uniti e poi sviluppatosi anche in Europa, avrà lo scopo di ribellarsi contro il conformismo, il consumismo e la massificazione degli anni della “baby boom generation”. Si trattò di una vera e propria controcultura in nome dei diritti femminili, della libertà sessuale e di un nuovo stile di vita non assoggettato alle regole imposte dalla società. Soprattutto in Italia e in Francia, dove questo movimento fu particolarmente forte nel “maggio francese” del ’68, questa “rivoluzione” coinvolse anche la classe operaia, riprendendo quindi ideali marxisti.
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