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Primo Dopoguerra: Italia e Russia

Italia

La posizione della delegazione italiana (Orlando, Sonnino) alla conferenza della pace fu assai difficile, anche per il grave urto presto sorto col presidente Wilson; così il trattato di Versailles con la Germania escluse l' Italia dalla spartizione del bottino coloniale, e quello di Saint-Germain con l'Austria, pur dando all'Italia il Trentino e l' Alto Adige fino a Bolzano, non fissò la frontiera orientale e lasciò insoluto il problema di Fiume.
Ciò ebbe gravissime ripercussioni sull' opinione pubblica italiana (mito della "vittoria mutilata"), così da far entrare in crisi lo stato liberale. Di questa crisi un altro fattore stava anche nel nuovo schieramento politico dei partiti ( massimalismo del partito socialista; eccessive pretese del nuovo partito popolare italiano; carattere antidemocratico del partito nazionalista); il segno più appariscente di essa furono la costituzione dei Fasci di combattimento da parte di Mussolini (1919) e l'avventura fìumana di D'Annunzio (12 settembre 1919), contro la quale il presidente del consiglio Francesco Saverio Nitti, odiato dalle destre e dai popolari, non potè opporre la forza.

Nel giugno 1920 si ebbe il ritorno al potere di Giolitti.
Ma se in politica estera positiva fu l'azione di Giolitti, validamente coadiuvato dal ministro degli esteri Sforza (trattato di Tirana con l'Albania; trattato di Rapallo con la Jugoslavia; sgombero di Fiume da parte dei volontari dannunziani), nella politica interna il vecchio statista si trovò di fronte ad una crisi che non era più possibile vincere con vecchi metodi: mentre il partito socialista dimostrava la propria incapacità a conquistare il potere (occupazione delle fabbriche; fondazione dei partito comunista italiano), il Giolitti inaugurava una politica filofascista illudendosi di poter fare rientrare un giorno nell'ordine le forze fasciste.
Ma queste, entrate in collusione con gli industriali e gli agrari del nord, erano ormai divenute la massa ď assalto della controrivoluzione preventiva della grande borghesia ; coi governi Bonomi e Facta lo stato liberale entrò in aperta crisi e il 28 ottobre 1922 il potere fu trasferito da Vittorio Emanuele III a Mussolini e al fascismo.

Russia

La prima ondata rivoluzionaria in Russia fu seguita, nell'ottobre (novembre 1917), da una seconda, di cui fu artefice principale Lenin, il capo del partito socialista bolscevico; la rivoluzione democratica fu così trasformata in proletaria e comunista (nazionalizzazione della terra, controllo degli operai sulle fabbriche; autodecisione delle varie nazionalità; scioglimento della Costituente).
La situazione era tuttavia assai grave sia all'interno che all'esterno.
Con la durissima pace di Brest-Litovsk si pose termine alla guerra con gli imperi centrali; ma la Russia comunista dovette lottare in un tempo con la Polonia, con i non comunisti dell'interno (guerra civile del 1917-1921), con l'Intesa, preoccupata tra l'altro dalla costituzione della Terza Internazionale (2 marzo 1919).
La possibilità di un estendersi della rivoluzione comunista presso gli altri popoli corrosi dalle dure conseguenze della guerra si manifestò in Germania (Berlino, Baviera) e Ungheria (governo di Beta Kun) ma senza risultati apprezzabili; in Cina invece la penetrazione del movimento comunista ebbe un notevole successo.
Il duro sforzo della guerra civile obbligò il governo sovietico ad instaurare un comunismo di guerra; ma col 1921 si aprì il nuovo periodo NEP (Nuova Politica Economica) e nel luglio 1923 la nuova costituzione diede vita all'URSS, che successivamente fu riconosciuta dalle altre potenze.

Alla morte di Lenin (21 gennaio 1924), gli successe, dopo i contrasti con Trotskij, Stalin (1924-1953).

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