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La Seconda Rivoluzione industriale


Alla fine del XIX secolo il pianeta aveva una percentuale di europei più alta, il suo numero era più che raddoppiato. Dal 200 milioni erano passati a 430. Inoltre anche l’emigrazione aveva determinato un incremento della popolazione delle Americhe. Come la popolazione anche la ricchezza si concentrava maggiormente nel mondo europeo e americano. Qui il reddito pro capite è nettamente superiore agli altri continenti. Il mondo era sotto il dominio europeo. A determinare la crescita europea contribuì anche la rivoluzione tecnologica, caratterizzata dalla nascita di invenzioni come il telefono, la lampadina, la bicicletta, l’automobile e l’aeroplano. Questo è quello che gli studiosi chiamano “Seconda Rivoluzione industriale”.

La prima rivoluzione industriale avviene in Inghilterra. Nascono le fabbriche dove si concentrano macchine e uomini e riguarda essenzialmente il settore tessile. Ci sono macchinari che consentono una produzione molto elevata, introdotta la macchina a vapore (macchine terminali) inizialmente alimentate dall’acqua dei corsi, poi con il vapore alimentata dal carbone, quindi sorgono vicino ai giacimenti carboniferi. Caratterizzata dal carbone, macchina a vapore e il ferro, con cui si costruirono le macchine e fu impiegato nel settore ferroviario.
Con la seconda rivoluzione (fine 19 secolo), le cose cambiano notevolmente perché grazie a nuove invenzioni vengono sostituiti i vecchi elementi.
- Vapore — elettricità
- Carbone —- petrolio
- Macchina e ferro —- acciaio
È proprio dalle fonti di energia che bisogna partire per parlare della seconda rivoluzione industriale. Avviene in Europa, paesi occidentali e Giappone, in un continente con un grande incremento della popolazione.
Una fondamentale introduzione è il motore a scoppio che utilizzava come carburante la benzina. Nascono quindi le prime automobili e successivamente gli aerei. E’ un motore efficace e più leggero della macchina a vapore.
Nascono anche industrie chimiche, che si fondano sulla ricerca scientifica e vengono costruiti macchinari più efficienti in acciaio, materiale successivamente più utilizzato.
Sono quindi le nuove fonti di energia (elettricità e petrolio), nuove invenzioni (motore a scoppio) e nuovi settori produttivi (industria chimica e produzione dell’acciaio) che caratterizzano questa seconda rivoluzione industriale.

La fabbrica è il cuore della rivoluzione e nelle più grandi si sviluppa un nuovo sistema di organizzazione del lavoro il “Taylorismo”, ovvero l’ottimizzazione del lavoro in fasi con minori perdite di tempo. Il processo produttivo viene diviso in fasi molto semplice, dove gli addetti si specializzano. Questo sistema trova una perfetta sintonizzazione con la produzione delle auto infatti viene proprio applicato alla catena di montaggio di Henry Ford che iniziò a produrre le automobili nella fabbrica di Detroit, con il famoso modello della Ford T. Viene prodotto un modello che risulta essere accessibile alla maggior parte della popolazione infatti l’auto diventa sempre di più un bene di largo consumo.
Ora ci si trova difronte ad una situazione dove c’è più disponibilità di denaro e quindi maggiore possibilità per la popolazione di acquistare beni durevoli come le automobili. Allo stesso tempo, sviluppandosi i consumi di massa, iniziano ad affermarsi vaste catene commerciali e i grandi magazzini. La produzione industriale viene affidata ad industrie sempre più grandi visto le vaste dimensioni del mercato. Le industrie maggiori che tendevano a controllare in esclusiva interi settori di attività danno il via al fenomeno chiamato monopolio.


La seconda rivoluzione industriale ebbe degli effetti anche sul sistema politico internazionale, infatti ai paesi sviluppati si aggiunsero nuove potenze economiche come Italia, Russi, Giappone, Olanda e Ungheria. Tutte insieme controllavano circa l’80% del mercato mondiale.
Inoltre si assiste ad una gara dei paesi più sviluppati per ottenere le colonie nei paesi dell’Africa. Le maggiori potenze sono Italia, Francia e Gran Bretagna.

• Gran Bretagna occupa l’Africa da nord a sud dall’Egitto al sud Africa
• Francia occupa l’Africa occidentale e l’isola di Madagascar

• Olanda occupò l’Indonesia
• Belgio si impadronì del Congo
• Germania occupò il Camerun e la Tanganica
• Russia si estese in tutta l’Asia centrale
• Italia occupò l’Eritrea e la Somalia
• Giappone occupò la Cina settentrionale e la Corea
Questa spinta per l’occupazione dei territori africani è determinata dalla necessità di procurarsi materie prime che mancano nel paese o sono insufficienti e anche dalla necessità di procurarsi dei mercati dove mettere la produzione.

Il secolo delle masse


Alla fine dell’800 gli Stati, attraverso il fenomeno dell’Imperialismo, diedero il via ad un processo di creazione di un’unica economia globale che rappresentò una delle cause scatenanti della Prima guerra mondiale.
Quasi tutti i paesi occidentali rispecchiavano il modello dello Stato liberale ottocentesco, in cui c’era un territorio omogeneo definito da confini delimitati, una sovranità totalmente indipendente, una dimensione abbastanza ampia da consentire uno sviluppo economico autonomo, un sistema politico liberista con un’unica Costituzione e norme giuridiche che valgono per tutti.
Questo modello organizzativo era adatto per promuovere lo sviluppo del capitalismo industriale. Lo sviluppo però cresceva un po’ a balzi. Ci sono infatti crisi periodiche che si presentano frequentemente nel 1800 e che causano crisi di sovrapproduzione ovvero un dislivello tra la capacità produttiva e la capacità del mercato di assorbire e consumare quando viene prodotto, questo si verifica quando si produce più di quando si riesce vendere quando c’è debolezza della domanda. (Quando l’offerta supera la domanda). La più famosa è la grande depressione del 1873, che non colpisce solo l’industria ma anche l’agricoltura. Il basso prezzo dei trasporti che consentono di importare il grano, causa un ribasso dei prezzi del brano. A risentirne furono soprattutto i paesi con un’economia prevalentemente agricola. I piccoli e medi proprietari non riescono a sopravvivere e sono costretti ad emigrare.
In risposta a questa crisi i governi, soprattutto Italia e Germania, adottano misure protezionistiche, con dazi doganali altissimi in modo da proteggere la produzione interna. Questo tipo di politica viene chiamata dagli economisti protezionismo e rappresenta un primo passo in cui lo Stato si avvicina all’economia. Il modello statale liberale si fondava sull’esclusione del diritto di voto e di eleggibilità della maggior parte dei cittadini maschi, e la totalità femminile. Nei decenni successivi però vengono fatte delle riforme elettorali mirate ad allargare il diritto di voto in molti paesi europei, e in particolare in Italia.
1912 riforma elettorale realizzata da Giolitti con la quale viene introdotto il suffragio generale maschile ed ha come nuovo criterio il servizio militare. Questo prima dell’Italia avviene in altri paesi europei tra cui l’Inghilterra che cede il diritto di voto anche alle donne (suffragette), mentre in Italia sarà concesso alle donne nel 1946. L’allargamento del voto cambia il quadro politico perché si costituiscono i partiti di massa e si fondano i primi partiti socialisti che rappresentano i lavoratori in politica. Si tratta di partiti diversi da quello che esistevano in precedenza. La destra e la sinistra storica non erano veri e propri partiti perché non rappresentavano tutte le classi sociali. Si distinguevano solo per le diverse sensibilità a cui aspiravano. Ora i partiti sono distinguibili l’uno dall’altro perché hanno programmi precisi, organizzazioni a livello internazionale e riferimenti ideologici precisi (marxismo per i partiti socialisti).
Con la nascita dei partiti politici di massa e l’estensione del diritto di voto, i ceti sociali inferiori sperimentano nuove forme di mobilitazione e di partecipazione alla vita politica. Gli stati dovevano adottare nuovi strumenti di controllo più efficaci, e fu proprio l’idea di creare una nazione ad assolvere queste funzione, fare ciò in modo che le diverse masse si sentissero parte di una forma politica comune.

Nazionalismo

Per tutta la prima metà dell’800 l’amore per la patria aveva contribuito a rafforzare il legame tra i cittadini. Verso la fine del 1800 questo patriottismo si trasforma in nazionalismo, ideologia aggressiva nella quale l’amore per la propria patria portava ad essere uniti contro le patrie degli altri. Ad ogni popolo deve corrispondere uno stato. Per nazionalismo si intende anche che una nazione è superiore alle altre e a diritto di sottomettere le altre per i propri interessi anche grazie alle guerre. Mentre il Mazzini pensava ad un Europa unita senza differenze, ora il nazionalismo propone una cosa diversa. Il nazionalismo ebbe un grande sviluppo tra il 1880 e il 1914, e si basava su valori come la patria o la bandiera nazionale. Il programma del nuovo nazionalismo era di conquistare lo straniero o di eliminarlo dal proprio stato.

Socialismo - Marxismo e anarchismo

Dopo la grande depressione, molti contadini e artigiani, erano stati costretti ad abbandonare il proprio lavoro e trovarne un altro nelle acciaierie e miniere diventando così operai. Essi erano una classe sociale e non un gruppo di individui. Tutti insieme si autorappresentavano come un mondo a parte e separato da quello borghese. Grazie a questa compattezza, gli operai riuscirono ad accogliere tutte le novità. Fondarono così dei partiti.
I primi partiti operai apparvero a partire dagli anni settanta dell’800. Erano ancora strutture deboli , tranne il Partito Socialdemocratico tedesco che nato nel 1875 rappresentava il più grande partito tedesco. Nel 1892 fu fondato anche quello italiano. Tranne che in Inghilterra, in tutti gli altri stati questi partiti si chiamavano socialisti o socialdemocratici e di fatto il socialismo fu per la classe operaia ciò che il nazionalismo fu per i borghesi. Un’ideologia di riconoscersi collettivi in quanto portatrice di valori, ideologie e appartenenze comuni.
Milioni di lavoratori si avvicinarono al marxismo, ideologia dove in una società c’è conflitto di interessi. La borghesia, al momento della sua nascita aveva abolito il sistema feudale ma poi si era basata sul capitalismo che era fondato sulla proprietà privata e sullo sfruttamento dei lavoratori. Diventato un ostacolo per l’umanità era necessaria l’abolizione della proprietà privata e l’installazione del socialismo. Questo compito spettava al proletariato, una classe sociale nata con la rivoluzione industriale.
Parallelamente al marxismo c’era l’anarchismo che si sviluppò soprattutto nei paesi meno industrializzati e si basava su una società egualitaria, ma con il rifiuto di ogni forma di organizzazione.
Ma è proprio all’interno del socialismo che si realizzerà una spaccatura all’interno dei partiti tra riformisti e rivoluzionari.
- I riformisti sostengono che si può modificare gradualmente la società attraverso delle riforme, ed è giusto l’impegno parlamentare.
- I rivoluzionari ritengono che non sia possibile modificare la società se non grazie a movimenti rivoluzionari.

La Chiesa

Oltre agli operi anche le classi rurali furono coinvolte nel processo di massificazione della politica, dando vita a movimenti chiamati partiti cattolici di massa. Anche la chiesa si occupa della “questione operaia” ovvero delle dure condizioni di vita degli operai. Un segnale di questo interesse è un enciclica del 1891 di Leone XIII nella quale si condanna il capitalismo e il socialismo. Il socialismo vuole l’abolizione della proprietà privata, mentre il capitalismo si fonda solamente sulla ricerca del profitto e della ricchezza. La chiesa interviene proponendo una terza soluzione: accordo fra le parti. Si trattava di trattative pacifiche tra i datori di lavoro e gli operai.
In Italia don struzzo fonderà il partito popolare dopo la fine della prima guerra mondiale (1919). Il partito popolare farà in modo che i cattolici parteciperanno di persona alla vita politica. Si si diffonde un ideologia nazista che ha molta rilevanza per spiegare i motivi per cui scoppierà la prima guerra mondiale. Il nazionalismo è diffuso in tutta l’Europa e sarà uno delle cause della guerra.

Verso la Prima Guerra mondiale

Le scoperte scientifiche, gli sviluppi della seconda rivoluzione industriale, l’allargamento dei mercati e l’espansione della democrazia, rappresentavano le condizioni per un progresso inevitabile e inarrestabile. A rafforzare questo ottimismo fu l’epoca che precede gli anni la prima guerra mondiale chiamata belle époque. Epoca di spensieratezza, fiducia nel progresso nel campo della medicina. Durante questo periodo, grazie ad un accordo fra gli non ci sono guerre e nessuno pensa di mettere in discussione i confini tra gli Stati europei. Questo era stato reso possibile grazie al lavoro diplomatico del cancelliere tedesco Bismark che aveva permesso l’egemonia politica alla Germania sull’Europa continentale e l’apertura di nuovi mercati.
In Europa l’unico focolaio di tensione era la questione dell’oriente, legata alla sistemazione dell’impero ottomano e dei Balcani. Qui si susseguirono notevoli conflitti armati sia per la debolezza dell’impero ottomano sia per l’accanita concorrenza tra Russia e Austria per estendere la propria egemonia.
Bismark per mantenere un equilibrio europeo seguì la tradizionale geopolitica ottocentesca. In questo senso, il suo capolavoro fu il Congresso di Berlino del 1878, convocato per discutere della guerra scoppiata tra Russia e Impero ottomano. Lo zar di Russia essendone uscito vincitore aveva imposto agli ottomani dei trattati di pace che erano molto favorevoli alla Russia. Il congresso ridimensionò allora le pretese territoriali della Russia, che ottenne la Bessarabia e l’Armenia, e facendo in modo che l’Inghilterra ottenne Cipro, mentre la Francia ottenne Tunisi. Poi si delimitarono i confini della Bulgaria, su data l’indipendenza alla Romania, Serbia e Montenegro, mentre la Borzia-Erzegovina fu affidata all’impero austriaco.
Nel 1882 venne creata la Triplice alleanza tra Italia, Germania e Impero austro-ungarico. Quest’alleanza è stata fortemente voluta dal Bismark che temeva una rivendicazione francese dopo la sconfitta del 1870 nella guerra franco-prussiana. La Francia rispose a questa alleanza creando la Duplice intesa insieme alla Russia nel 1894. L’Inghilterra che fino ad allora era rimasta in disparte, decide si unirsi alla Francia e alla Russia, così formando la Triplice intesa nel 1907.
Questi due schieramenti saranno poi i protagonisti della Prima guerra mondiale.
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