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Conseguenze della Seconda rivoluzione industriale


Le conseguenze principali della seconda rivoluzione industriale furono le seguenti.

La nascita dei trast e dei cartelli che costituiscono delle vere e proprie manifestazioni di monopolio. Infatti i trast sono concentrazioni si fabbriche che collaborano e possono essere o verticale, in cui ad essere unificate sotto di un unico proprietario sono tutti i diversi momenti dell’attività produttiva (in questo caso un singolo produttore aveva il controllo e il potere sull’intero processo, dalla materia grezzo al prodotto finito), o orizzontali, in cui vengono unificate sotto di un’unica persone più industrie responsabili della produzione del medesimo prodotto (in questo caso il produttore controlla la produzione dei diversi marchi di uno stesso prodotto).
I cartelli sono invece accordi che vengono stretti sottobanco fra imprenditori con cui vengono stabiliti dei prezzi base e con cui ci si spartisce a tavolino il mercato, assegnando a ciascuno la propria fetta. In entrambi i casi viene quindi meno la concorrenza che, secondo quanto diceva Smith, doveva spingere a produrre prodotti di qualità migliore e a prezzi minori.

La nascita della classe operaia anche se non costituiva ancora un gruppo sociale omogeneo.

La trasformazione dei lavoratori a domicilio in lavoratori avventizi, ossia impiegati per brevi periodi. Infatti i lavoratori a domicilio sopravvissero con difficoltà in questo periodo e coloro che non vennero presi come operai nelle fabbriche dovettero guadagnarsi da vivere vendendo il proprio mestiere in cambio di un salario riscosso o in denaro o sotto altre forme. In certi casi infatti il salario veniva ancora corrisposto in natura, come avveniva anche per le truck system, in cui le prestazioni di manodopera venivano corrisposte con crediti validi per gli acquisti di merci in vari negozi (di proprietà dei datori lavori stessi). All’interno della stessa classe operai si verificarono delle profonde disuguaglianze di reddito: braccianti e lavoratori a domicilio erano quelli peggio retribuiti mentre fra gli operai, con stipendi leggermente superiori, si suddividevano in donne e bambini, mantenuti in condizione di forte subordinazione e pagati pochissimo, gli operai generici e quelli specializzati, il cui salario era molto più elevato a causa della loro maggior forza contrattuale e della loro necessità. Questa era dovuta al fatto che, seppur meccanizzata, la produzione era ancora caratterizzata da procedure imperfette ai cui inconvenienti solo gli artigiani specializzati sapevano sopperire, costituendo la cosiddetta aristocrazia del lavoro, in quanto con l’avvento dell’industria ve ne erano entrati a far parte mantenendo però i livelli retributivi e le condizioni di cui godevano in precedenza.

Condizioni di vita e di lavoro degradate: i lavoratori erano sottoposti a condizioni di lavoro faticose, ritmi pesanti, continui rischi di incidenti e un aumento del tempo lavorativo reso possibile dalla diffusione delle fabbriche e del ricorso a nuovi fonti di illuminazione quali ad esempio il gas; lo sviluppo industriale rapido e in continua crescita avevano causato una crescita convulsa e disordinata dei centri urbani in cui in particolar modo i quartieri popolari erano privi di infrastrutture e servizi igienici, erano luoghi sovraffollati, malsani e in cui proliferavano le malattie, portando ad un aumento della mortalità, soprattutto infantile, compensato solamente dal crescente e continuo afflusso di immigrati dalle campagne.

Sul finire del secolo si ebbero i primi miglioramenti nelle condizioni di lavoro, portando ad una riduzione del tempo di lavoro a dieci ore e mezzo, all’introduzione delle leggi su fabbriche e miniere (con il Factory Act si ridusse l’orario di lavoro dei fanciulli e con il Mines Act si vietò il ricorso alla manodopera femminile e minorile nelle miniere), vennero istituiti gli ispettori di fabbrica e vietati i pagamenti in natura. Questo fu il frutto delle rivendicazoni delle varie associazioni operaie che, forti della propria consistenza numerica, iniziarono a lottare per la conquista di diritti e garanzie soprattutto a partire dalla revoca del Combination Act con cui si era precedentemente reso illegale l’attività delle associazioni operaie. Inizialmente interessarono solamente gli operai specializzai che, potendo contare sul proprio ruolo fondamentale all’interno della fabbrica, crearono delle associazioni di mestiere, dapprima a livello locale poi a livello nazionale, le Trade Unions, sulla base delle società di mutuo soccorso.
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