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La Seconda Rivoluzione Industriale e le sue conseguenze

La Seconda rivoluzione industriale (1870-1914), che vide la fine del primato dell’Inghilterra e l’ascesa della Germania e degli Stati Uniti, si basò su due nuove forme di energia: l’elettricità e il petrolio, che si aggiunsero al carbone. Grazie a nuove tecniche e risorse vennero creati oggetti che trasformarono la vita quotidiana.

Petrolio
Il petrolio venne usato in un primo tempo solo per l’illuminazione e per il riscaldamento. La benzina assume invece la massima importanza al principio del Novecento, quando inizia la produzione massiccia di automobili e di motori a scoppio.

Carbone ed Elettricità
Il carbone rimase dominante come fonte d’energia. L’elettricità era stata scoperta da Alessandro Volta alla fine del settecento, quando inventò una pila che produceva corrente, che fu poi applicata all’industria solo nel 1860, quando Antonio Pacinotti inventò la dinamo (Macchina che trasformava il movimento in energia).

Chimica e acciaio
La chimica compì enormi progressi sia nella produzione di fertilizzanti, di colori e di esplosivi, sia nel trattamento di materiali tradizionali e nella preparazione di nuove leghe.
L’acciaio, invece, veniva usato per le rotaie delle ferrovie, per le fiancate carrozzate delle navi, per gli utensili domestici e per le macchine industriali. Inoltre esso permise un nuovo poderoso sviluppo dell’edilizia civile.

Organizzazione dell'industria: Taylorismo
Vennero riorganizzate le fabbriche attraverso un sistema scientifico offerto dall’ingegnere Taylor: egli voleva produrre di più, tenere alti i salari e diminuire il costo della mano d’opera. E diede così vita al Taylorismo, ossia un'organizzazione del lavoro in cui si scompongono le operazioni complesse in operazioni semplici e ripetitive che possono essere eseguite da operai non qualificati. In questo modo si creò però una classe lavoratrice dequalificata e spersonalizzata.

Conseguenze della seconda rivoluzione industriale
• I capitali finanziari delle grande potenze europee vennero trasferiti nei paesi più arretrati come Cina, India, Russia e America Latina per sfruttare la mano d’opera e le materie prime a buon mercato. Il colonialismo consisteva quindi in una brutale subordinazione dei popoli meno evoluti a quelli più evoluti. Questo provocò una volontà di ribellione che sfocerà nelle lotte di liberazione che furono una delle cause della Prima Guerra Mondiale.
• Nello stesso tempo dai Paesi più arretrati masse di lavoratori si spostarono verso i paesi più industrializzati dove vennero sfruttati per svolgere i lavori più duri. Anche all’interno dell’Italia ci fu uno spostamento di forza-lavoro dal Sud verso il Nord.

• In campo agricolo vi fu una modernizzazione delle tecniche di coltura grazie alle macchine agricole e strumenti aggiornati che però provocarono una forte disoccupazione nelle campagne.

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