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Russia - situazione a metà Ottocento

Gogol è stato un grandissimo scrittore russo; la sua opera più importante, le “Anime Morte”, ha a che vedere con la posizione della servitù della gleba in Russia. Sinteticamente Čičikov, il protagonista del romanzo, è un piccolo truffatore e ha trovato un modo molto furbo per fare soldi. Cioè, in Russia i contadini venivano venduti insieme alla terra; nonostante nel 1861 c’era stata l’abolizione della servitù della gleba, le condizioni misere dei contadini erano cambiate di poco. Approfittando della lentezza della burocrazia della registrazione Čičikov si inventa una possibile frode: i finanziamenti agli agricoltori passavano attraverso il numero delle persone (“anime”) che risultavano appartenere a quell’appezzamento di terreno. Čičikov pensò alla possibilità di ricevere un numero di finanziamenti maggiore contando le “anime morte”, cioè i contadini morti dall’ultimo censimento e così avrebbe intascato la differenza.

L’opera rappresenta perfettamente la situazione arretratissima della Russia, in particolare il cosiddetto “populismo”, cioè l’andare in contro alla popolazione per migliorare le condizioni materiali di vita. L’azione repressiva dello zar, in particolare di Nicola I, che verrà poi ucciso, rende impossibile qualunque forma di associazione politica sindacale. Per fare una proporzione i poveri erano circa l’85-90 %, la classe media il 10% e i ricchi meno del 5%.
Le cose cambiano un po’con l’abolizione della servitù della gleba nel 1861, cominciano ad essere organizzate le assemblee provinciali, i cosiddetti Zemstvo; ma anche le comunità di villaggio cominciarono ad assumere una funzione leggermente diversa. C’era stata una riforma che distribuiva ai contadini porzioni di terreno rinominate “appezzamenti da mendicante” ma sotto c’era sempre la fregatura e cioè che loro dovessero pagare ai nobili in 40 anni di possesso della terra il controvalore della terra stessa. La stragrande maggioranza dei contadini però non aveva i mezzi per farlo e solo pochi di loro sono riusciti a tenersi la terra; nacque così una distinzione tra contadini agiati (kulaki) e contadini poveri (mugiki).
Ottenendo diritto di riscatto di queste terre, si venne a creare una massa di salariati, per cui abbiamo la distinzione tra proprietari terrieri e braccianti. Questa divisione non venne ben vista dai movimenti populisti e dagli anarchici perché si riteneva che la privatizzazione delle terre del mir (comunità di villaggio) avrebbe portato a scardinare l’istituzione tipica della cultura russa.
Si crearono quindi delle forme di stratificazione, oltre alla stratificazione dei contadini, ci fu la stratificazione delle funzioni che voleva dire permettere agli alti ufficiali di poter accedere anche ai titoli nobiliari. Ciò trasforma la Russia in una società molto bloccata e centralizzata, le decisioni venivano prese dallo zar e dai boiari (i grandi proprietari terrieri).
N.B. L’unico momento in cui i Russi osano veramente ribellarsi è il 1905, si ribellano perché hanno subito una pesantissima sconfitta ad opera del Giappone, emerso come potenza locale.
Questa situazione della Russia è emblematica anche per la nascita dei gruppi terroristi, il cosiddetto nichilismo russo. Questi sono gruppi convinti che soltanto azioni violente e distruttive possano cambiare le cose. Questi gruppi agiscono e infatti sono responsabili dell’assassinio dello zar Nicola I. Ma è difficile distinguere nichilismo, populismo e socialismo. Il socialismo in Russia è in realtà più vicino all’anarchismo. Bakunin è il teorico dell’anarchismo, cioè della società senza stato, una società rurale in cui la comunità sceglie liberamente il capo senza gerarchie. Bakunin fu poi espulso dalla Russia e si rifugiò in Italia, in Emilia Romagna portando alcune idee anarchiche in Italia.

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