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La Russia all’inizio del XX secolo

All’ inizio del XX secolo,la Russia continua a costituire un esempio anacronistico di assolutismo, restio ad impegnarsi nella strada di forme politico-sociali più progredite.
Alla morte dello zar Alessandro III, avvenuta nel 1894, sale al trono Nicola II, dal carattere debole e dall’intelligenza non molto vivace. Il regime zarista mantiene intatte le sue caratteristiche tradizionali, la sua assoluta mancanza di libertà, la sua polizia onnipotente, la sua aristocrazia ricchissima ed attaccata ai privilegi e le sue masse di contadini che vivono in modo molto miserevole e primitivo.
Con lo sviluppo dell’industria, grazie all’intervento di capitali francesi, le masse di contadini si trasformano in operai e comincia a farsi avanti anche un ceto sociale borghese con notevoli capacità intellettuali e sempre meno disposto a sottostare al dominio dell’aristocrazia. Pertanto il malcontento è al culmine: gli intellettuali (= intellighenzia), malgrado le deportazioni e le condanne, continua a cospirare. Comincia a riprendere piede il partito clandestino dei socialisti rivoluzionari, la propaganda della socialdemocrazia marxista raggiunge il ceto operaio, e fra i borghesi simpatizzanti delle democrazie occidentali, si afferma il partito dei costituzionali democratici. Anche nelle classi più alte si auspica la sostituzione dell’assolutismo con un liberalismo conservatore.
Grave è anche il fermento delle nazionalità non russe comprese all’ interno dell’ Impero che aspirano a liberarsi dall’oppressione zarista.
La Polonia, di religione cattolica, è continuamente in rivolta contro il dominio russo; la Finlandia, di religione luterana, e molto vicina alla cultura scandinava, difende tenacemente la propria autonomia contro il centralismo zarista; la Lettonia, la Lituania e l’Estonia, difendono anch’esse la propria autonomia. Questo generale sentimento di rivolta raggiunge poi anche l’Ucraina e la Georgia. Tragica si fa la condizione degli Ebrei, bersaglio di vessazioni da parte del governo e oggetto di eccidi di folla (= pogrom), aizzati dalla stessa polizia segreta che cerca di deviare il fermento rivoluzionario delle masse, lanciandole al saccheggio e all’assassinio contro i ghetti ebraici.
Di fronte all’ondata generalizzata di malcontento, gli aristocratici che ruotano intorno allo zar gli consigliano di lanciarsi in una guerra contro il Giappone, il cui esito vittorioso non potrà che aumentare il prestigio del trono imperiale. Ecco perché l’atteggiamento russo nei confronti del Giappone si fa sempre più arrogante, non accetta compromessi e si arriva così alla guerra russo-giapponese del 1904, i cui effetti saranno devastanti per il regime zarista
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