Russia - abdicazione di Nicola II


Scoppiata la rivoluzione del 23 febbraio 1917 in Russia, Nicola II lascia il fronte e cerca di tornare rapidamente a Pietrogrado per ferrovia. Nella mattina del 1 marzo quando è già sulla via del ritorno, il suo treno speciale viene deviato perché i binari della linea per la capitale sono occupati dei dimostranti. Il treno va a finire a Pskov, molto distante dalla capitale. Quì lo zar lontano dall'esercito, viene raggiunto da due deputati della Duma (il Parlamento russo) che gli comunicano che è opinione comune, dei parlamentari e dei membri del governo che l'unico sistema per salvare la monarchia sia un'abdicazione sua e anche di suo figlio, a favore di suo fratello ovvero il granduca Michele. Nicola, disorientato e isolato accetta l'offerta. Intanto altri delegati della Duma hanno rintracciato il duca Michele che però ha la strana idea di dire con decisione che potrebbe accettare la Corona solo se gli fossi offerta da un'Assemblea Costituente. Ma l'Assemblea Costituente non c'è per il buon motivo che nessuno l'ha convocata. La sua dichiarazione viene interpretata come una rinuncia e così, in modo un po' surreale, la dinastia Romanov esce politicamente di scena.

Subito dopo si diffonde la notizia che la Russia è diventata una Repubblica. È difficile crederci ma è così infatti nei giorni seguenti la Duma nomina un governo provvisorio che sostituisce quello che era stato nominato dallo zar. Questo nuovo ministero è un governo di coalizione formato da rappresentanti di diversi partiti ed è presidiato dal principe Georgy L'vov (1861-1925), esponente del partito costituzional-democratico. Il nuovo governo ha il compito di rinnovare gli assetti istituzionali e di prendere decisioni intorno alla guerra. Solo che viene dato più importanza al secondo compito e ciò non aumentava il malcontento della popolazione. Perciò contadini e contadine si uniscono per formare i soviet, comitati di operai e di soldati già formati nel corso della rivoluzione del 1905 e che adesso vengono ricostituiti ed esprimono opinioni politiche diverse ma unite in una richiesta ovvero che la guerra finisca al più presto. Il soviet di Pietrogrado è importante; è guidato dai dirigenti socialisti menscevichi, mentre i bolscevichi avevano una debole influenza. L'autorità dei soviet non dipende tanto dal colore politico della dirigenza quanto dal fatto che è riuscito ad assicurarsi il controllo della rete ferroviaria, delle poste e dei telegrafi; inoltre ha assunto il comando delle forze armate ribelli proclamandosi "soviet degli operai e dei soldati". Per questo il governo provvisorio proprio non può ignorarne l'esistenza e deve dialogare con i suoi capi intorno a ogni singola questione importante o rilevante. Nelle campagne, la tradizione delle rivolte contadine viene fatta rivivere: nel senso che le case signorili vengono assaltate, le proprietà terriere vengono confiscate e le merci prodotte vengono trattenute nei magazzini per far fronte alle esigenze alimentari delle comunità contadine. Quest'ultima mossa peggiora la situazione sui mercati urbani dove le merci arrivano ormai col contagocce.

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