Ruhallah Khomeini - No all'occidentalizzazione dell'Iran

Tra gli anni Sessanta e Settanta, in Iran, gli ayatollah protestano vigorosamente contro l'occidentalizzazione delle norme e dei costumi, rimarcando in particolare la distanza del nuovo diritto di famiglia iraniano dalle norme coraniche. Questi gruppi prestano contro la dipendenza economica dell'Iran dall'Occidente. E infine protestano contro il carattere autoritario e dispotica del regime dello shah allora in potere, Mohammad Reza Pahlavi. L'opposizione delle élite religiose sciite si scalda a un'altra dinamica. Tanto la riforma agraria quanto il processo di industrializzazione tentato dal governo dello shah, con un impiego di risorse pubbliche, non danno i risultati economici sperati, molti contadini così come molti ex contadini trasferiti in città (soprattutto a Teheran) e diventati operai, non vedono migliorare significativamente il loro livello di vita, mentre osservano che le élite imprenditoriali o gli altri funzionari dello Stato riescono a trarre dalle iniziative economiche in corso e in particolare dalla gestione delle risorse petrolifere, profiti cospicui che permettono loro un invidiabile livello di vita. Questo fa sì che un numero crescente di persone che appartengono agli strati popolari comincia a prestare attenzione alla posizione costituita dagli ayatollah che è di fatto l'unica appena tollerata in Iran. Si delinea così un netto contrasto tra shah e le elite modernizzanti dell'Iran, da un lato, gli ayatollah sciiti che si fanno portavoce del disagio economico e sociale di vaste masse di popolazione, dall'altro. Ce n'è uno in particolare che sta cominciando ad acquistare un prestigio speciale. Si chiama Ruhallah Khomeini (1900-1989), è un ayatollah di Qum, città iraniana sede di importanti centri religiosi sciiti. Khomeini si è opposto tra i primi alle riforme dello shah per questo nel 1964 viene esiliato. Nel 1965 si stabilisce a Najaf, città sciita dell'Iraq, e da lì continua incessantemente la sua campagna polemica contro lo shah. Nel 1970, in una serie di pubblici discorsi poi pubblicati in un libro intitolato "il governo islamico", Khomeini afferma che il futuro dell'Islam, in Iran come altrove, consiste nella costituzione di uno Stato che si fondi, sin nei minimi aspetti della sua legislazione, sulla sharia affinché un tale obiettivo possa davvero essere raggiunto è necessario che in tale stato le élite religiose islamiche, le uniche che hanno una conoscenza sicura della sharìa possiedano anche il potere politico; per raggiungere tale obiettivo è evidente che la monarchia che regna in Iran deve essere rovesciata, sia perché è un'istituzione estranea alla storia dell'Iran sia perché con le sue scelte politiche non fa che corrompere l'identità islamica dell'Iran.

La posizione assunta da Khomeini sembra piuttosto marginale e perfino l'Iraq, lo Stato che tollera la presenza di Khomeini in funzione anti-iraniana, ha un orientamento decisamente laicizzante. Il moderno Stato iracheno ha preso forma nel 1958 quando un colpo di stato militare organizzato da un gruppo di giovani ufficiali nazionalisti guidati da Abd al-Krim Quasim, abbatte la monarchia e crea un regime politico militare. Due successive crisi politiche, l'una nel 1963 e l'altra nel 1968, portano al potere il Partito Baath, guidato tra gli altri da Saddam Hussein (1937-2006), che instaura una dittatura militare inizialmente di ispirazione socialista: un punto essenziale dell'azione di governo e la nazionalizzazione dei giacimenti petroliferi, compiuta nel 1972. L'élite che governa l'Iraq è composta soprattutto da musulmani sunniti, che in quel paese sono comunque la componente di minoranza poiché la maggioranza della popolazione e di confessione sciita, nel Nord del paese si trova anche una consistente minoranza curda la quale chiede forme di autonomia che il regime in nessun modo intende concedere.

Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email