Nel corso degli anni 70 in Iran è cresciuto un movimento di protesta contro il governo autoritario dello Shah Reza Pahlavi, il movimento ha trovato in un ayatollah (cioè in una delle massime autorità religiose), Ruhollah Khomeini, una guida autorevole. Khomeini dal 1965 vive in esilio in Iraq, da lì può predicare la sua dottrina secondo la quale in Iran dovrebbe formarsi in uno Stato pienamente islamico nel quale le élite religiose islamiche, le uniche che hanno una conoscenza sicura della sharia, possiedano anche il potere politico. Fotocopie e audiocassette delle conferenze di Khomeini vengono introdotte clandestinamente in Iran e si diffondono largamente tra la popolazione. Intanto il movimento di protesta contro lo shah cresce ed è indirettamente alimentata dalle violenti azioni di repressione ordinate dallo shah e compiute dalla polizia politica. Nel 1978 Khomeini viene espulso dall'Iraq. Sceglie di stabilirsi nelle vicinanze di Parigi e, con un abile utilizzazione dei media internazionali, riesce a presentarsi come il capo in esilio del movimento iraniano di protesta. Per dare maggiore forza a questa sua posizione compie anche un gesto senza precedenti tra gli ayatollah sciiti, e cioè si fa chiamare imām. La mossa compiuta comporta una coraggiosa innovazione perché ai fedeli sciiti, che considerano l'imām come la massima autorità religiosa, ritengono pure che gli imām siano solo dodici e che il dodicesimo imām, ovvero Mohammed al-Muntazar (vissuto alla fine del IX secolo) non sia morto ma solo scomparso, credono che farà ritorno alla fine dei tempi come messia (al-mahdī, il Guidato) e che porterà pace, giustizia e unità. Nell'attesa, la funzione di vicari (cioè di sostituti temporanei) dell'imām scomparso è svolta dai mujtahid cui viene riconosciuto l'importante diritto di dare interpretazioni della Sharia; i mujtahid scelgono tra di loro alcuni che sono ritenuti particolarmente autorevole: costoro sono gli ayatollah. Dunque un ayatollah come Khomeini non potrebbe essere considerato altro che un semplice vicario dell'imam nascosto.

Khomeini non dice mai esplicitamente di essere l'imam nascosto: comunque l'uso informale del titolo di imām e lo sfruttamento delle grandi aspettative che lo circondano tra i musulmani iraniani (che sono sciiti) danno un'enorme forza sia a lui sia al movimento di protesta contro lo shah.
L'azione dell'ayatollah incoraggia la protesta, la reazione non regge di fronte al crescere del movimento, tanto che nel gennaio del 1979 lo shah decide di abbandonare l'Iran e di fuggire all'estero. Quando nel febbraio del 1979, in seguito alla partenza dello shah, Khomeini arriva a Teheran, ad accoglierlo all'aeroporto ci sono due milioni di persone festanti: è il momento culminante di quella che viene poi ribattezzata "rivoluzione islamica".
Lo Stato che si forma dopo la ribellione contro lo shah è uno Stato integralmente islamico (si chiama infatti Repubblica islamica dell'Iran), le sue norme fondamentali fissate nella Costituzione del 1979, si basano sulla Sharia e sul predominio politico ed etico delle élite religiose. Tale predominio non è stato automatico ma ha richiesto un conflitto interno con l'emarginazione dei gruppi liberali e marxisti, che pure erano presenti nel movimento di opposizione al regime dello Shah: alla fine del processo si è imposto il Partito repubblicano islamico, legato alle élite religiose, un'evoluzione sulla quale ha avuto un ruolo essenziale il prestigio e l'autorità di Khomeini. La Repubblica islamica assume subito una posizione nettamente antioccidentale e antiamericana, che il 4 novembre 1979 si traduce nell'occupazione dell'ambasciata USA e nella detenzione di una cinquantina di cittadini statunitensi funzionari dell'ambasciata per oltre un anno, un modo per chiarire fin da subito che tipo di rapporto che intende intrattenere con gli USA. Fondando la sua legislazione sui dettami della Sharia, l'Iran islamico introduce importanti innovazioni nella legislazione precedente che si erano visti soprattutto per quanto concerne la condizione delle donne, a cui viene imposto di non potersi presentare in pubblico senza essersi coperte da un velo (lo chador). tuttavia le donne iraniane conservano il diritto di uscire di casa da sole, di potersi istruire, lavorare e di partecipare alle elezioni.

Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email