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Le rivoluzione del 1820 e del 1821 in Spagna e Grecia

Nel 1812 la Spagna si era data una costituzione considerata un modello perché affidava il potere legislativo a una sola camera. Ma Ferdinando VII di Borbone, aveva abolito la costituzione e sciolto il parlamento e aveva anche cercato di restaurare il potere assoluto. L’opposizione alla politica del governo era svolta dalle società segrete, la Carboneria e i comun eros. Nei primi anni della Restaurazione molti liberali si erano organizzati in società segrete, per sfuggire alla repressione. La più nota fu la Carboneria. Il suo nome è originario della Francia, dove alla fine del XVIII secolo si formarono gruppi di charbonniers. L’impero coloniale spagnolo costruiti nell’America Latina era in pericolo perché le colonie chiedevano l’indipendenza. Nell’esercito si era diffuso un vivo malcontento, alimentato degli ufficiali di idee liberali. Nel gennaio 1820 le truppe riunite a Cadice, da dove sarebbero dovute partire per l’America Latina insorsero. Fu un pronunciamento, cioè una rivolta militare che intendeva ottenere un cambiamento di regime. La rivolta ebbe successo: costrinse Ferdinando VII a ripristinare le libertà costituzionali. A giugno fu eletto un parlamento diviso in due correnti, la moderata e la democratica. Le divisioni favorirono l’intervento della Santa Alleanza. La decisione presa nel dicembre 1822 in un congresso a Verona, fu attuata nel 1823. Un esercito francese entrò in Spagna, con l’appoggio delle forze reazionarie spagnole, ebbe la meglio.

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