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La Rivoluzione in Italia (1820-1821)

Seguendo l’esempio Spagnolo, dei Gruppi Carbonari del Regno delle Due Sicilie iniziano nell’estate del 1820 a porre le basi per una rivoluzione in Italia.
L’1 luglio 1820 dei Carbonari di Nola, comandati da Michele Morelli e Giuseppe Silvati, tentano una rivoluzione, riuscendo a raggiungere Napoli e ad obbligare Francesco di Borbone a dare una Costituzione, basata sul modello di quella Spagnola.
Successivamente a Palermo scoppia un’Insurrezione Autonomista, sostenuta dal popolo e dalla nobiltà; il Governo Palermitano richiede quindi la ricostituzione di un regno autonomo di Sicilia e l’introduzione della Costituzione Spagnola, ma il governo di Napoli si oppone.
Nel 1820 anche in Piemonte i Carbonari chiedono una Costituzione e vogliono fare guerra contro l’Austria per liberare il Lombardo-Veneto.
L’insurrezione scoppia il 10 marzo 1821 ad Alessandria e si propaga fino a Torino, dove il Re Vittorio Emanuele I, dopo aver abdicato a favore del fratello Carlo Felice, nomina reggente il nipote Carlo Alberto, vista la momentanea assenza del fratello.

Carlo Alberto concede una Costituzione simile a quella Spagnola, ma al rientro Carlo Felice la revoca.
Viste queste Rivoluzioni basate sulla concessione di Costituzioni, le grandi potenze si riuniscono a Lubiana in un Congresso, dove Ferdinando I delle Due Sicilie chiede un intervento militare Austriaco che possa aiutarlo a revocare la Costituzione concessa in precedenza; gli Austriaci sconfiggono l’esercito costituzionale a Napoli, poi inviano le truppe in Piemonte, dove essi sconfiggono l’esercito del governo costituzionale piemontese ed entrano a Torino.

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