Il Risorgimento Italiano
Con il nome di Risorgimento Italiano si indica un periodo compreso fra il 1821 ed il 1861 nato per la liberazione d’Italia e condotto da numerosi personaggi oggi considerati eroi nazionali. In precedenza l’Italia, fin dal Medioevo, era divisa in numerosi piccoli stati, ognuno indipendente dall’altro. Dopo secoli di invasioni da parte di francesi, spagnoli ed austriaci, nell’Ottocento in Italia e nel resto d’Europa si diffuse un nuovo movimento culturale che pose le basi per future rivoluzioni ,il Romanticismo. Esso si fondava sui sentimenti, sulla fantasia e sul sentimento di patria, in contrasto con gli ideali dell’illuminismo. Ed è proprio sul sentimento di nazione che numerosi popoli presero coscienza di far parte di un’unica cultura e tradizione e di far parte di un’unica patria, indipendentemente dagli stati cui sono soggetti. Da questo movimento nacquero le rivoluzioni del 1821, del 1831 e del 1848.Fra il 1820 e il 1821 un’ondata di ribellioni si abbatté su tutta l’Europa meridionale, dove la repressione era maggiore da parte delle potenze occupanti. In Italia l’epicentro dei moti fu il Piemonte, dove i patrioti erano convinti di poter contare sull’appoggio di Carlo Alberto, divenuto erede al trono del regno di Sardegna. Ma i sovrani ricorsero all’aiuto della Santa Alleanza( firmata dai sovrani di Russia Austria e Prussia durante il periodo della restaurazione con lo scopo di reprimere future ribellioni)per ristabilire l’ordine e reprimere le insurrezioni, ed il primo tentativo di rivoluzione italiana fallì. Fu poi la volta del 1831.Qui, in Italia, l’insurrezione partì da Modena, e si diffuse in tutto il territorio dello Stato Pontificio. Ma con la disorganizzazione dei patrioti la rivoluzione fallì e solo dopo 17 anni i moti rivoluzionari italiani ed europei ripresero. In Italia, ancora una volta, vinse la repressione, dovuto forse ad una forte disorganizzazione dei rivoluzionari italiani e dall’indifferenza dei governi esteri. Il periodo tra il 1831 ed il 1848 fu caratterizzato dal pensiero e dalle azioni di numerosi personaggi, primo fra tutti Giuseppe Mazzini, il quale dedicò la sua vita alla causa dell’unità nazionale italiana. Nel 1831 egli fondò una nuova associazione, la Giovine Italia, con lo scopo di rendere un’Italia unita ed indipendente dal dominio straniero e con un sistema politico repubblicano. Tuttavia neppure Mazzini ebbe l’appoggio popolare che sognava, perché le grandi masse popolari italiano erano per la maggior parte analfabete. Così i moti mazziniani fallirono ancor prima di cominciare e furono ferocemente repressi. Ne è un esempio il caso dello sfortunato tentativo dei fratelli Emilio ed Attilio Bandiera i quali, nel 1844, tentarono di sollevare il popolo calabrese all’insurrezione contro i Borboni. Ma vennero scambiati per briganti dalla stessa popolazione che volevano liberare e successivamente fucilati dalla polizia borbonica. Dopo il fallimento dei moti mazziniani, presero l’iniziativa i liberali di idee moderate contrari alla rivoluzione e promuovendo il raggiungimento di un’Italia federata per mezzo di riforme. Il più influente fra i federalisti fu Vincenzo Gioberti, il quale credeva in una confederazione italiana presieduta dal papa. Altri invece, come Cesare Balbo, indicarono come capo della confederazione il re Carlo Alberto. Convinto federalista fu anche Carlo Cattaneo, che voleva però un’Italia repubblicana e democratica. Inoltre con l’elezione del papa Pio IX nel 1846,il quale si rivelò un gran papa riformatore ed aperto al popolo, in Italia sotto la spinta dei provvedimenti del papa, si suscitò un irrefrenabile entusiasmo e tutti gli altri principi italiani dovettero concedere riforme in favore del popolo. In questo periodo nacque ad esempio lo Statuto Albertino, promulgato 1848.

Comincia il Risorgimento
L’anno 1848 fu caratterizzato da numerosi tentativi di rivoluzione causati da una grave crisi economica estesa a tutta l’Europa. Ci furono rivolte in Francia che divenne una repubblica, in Germania, in Prussia e persino a Vienna nel cuore dell’impero asburgico, dove il cancelliere austriaco fu costretto a dimettersi. Tutti i popoli che comprendevano l’Impero d’Austria ora chiedevano l’indipendenza e, naturalmente si sollevarono gli italiani del regno Lombardo –Veneto occupato dagli austriaci. Quando queste notizie giunsero a Venezia, la città insorse il 17 marzo 1848 e si autoproclamò repubblica. Il giorno dopo anche Milano insorse. Qui i popolani si organizzarono contro la resistenza austriaca e per cinque giorni, le famose “cinque giornate di Milano”, combatterono eroicamente contro le truppe austriache, le quali dovettero abbandonare la città il 22 marzo. Assieme a Milano e Venezia insorsero anche i patrioti d’Italia, uniti dal desiderio di rendere la patria indipendente. Fu proprio in questo periodo che si coniò il termine Risorgimento, che si sarebbe concluso con l’unità della penisola italiana. Gli insorsi chiesero aiuto a Carlo Alberto, divenuto un punto di riferimento per i patrioti della penisola. Quando l’esercito piemontese varcò il confine austriaco, cominciò la prima guerra d’indipendenza italiana. Da tutta la penisola italiana accorsero volontari, tutti i giornali sostenevano l’impresa e l’entusiasmo era alle stelle. Ma ben presto la situazione cambiò. L’esercito piemontese riportò ancora delle vittorie a Goito e a Peschiera, ma furono le ultime; Carlo Alberto fu sconfitto a Custoza e poi, nel 1849, a Novara, in cui il re fu costretto ad abdicare in favore del figlio Vittorio Emanuele II e si ritirò in volontario esilio. Dopo questi avvenimenti cominciò la repressione; tutte le città italiane che si erano rese indipendenti, tra cui quelle lombarde, vennero riconquistate e i principi tornarono sul loro trono. Solo il Piemonte rimase indipendente dai legami austriaci, e divenne un punto di riferimento per i numerosi patrioti in fuga dagli altri stati italiani. A partire dal 1852 fu presidente del consiglio Camillo Benso conte di Cavour, che ne fece del Piemonte uno stato prospero ed in pieno sviluppo. Nel 1856 Cavour partecipò al congresso di Parigi e gettò le basi per una futura alleanza con la Francia di Napoleone III per ridurre il potere dell’Austria. Numerosi patrioti italiani, tra cui Giuseppe Garibaldi, seguirono la causa di Cavour. Intanto nel 1858 la Francia e il Regno di Sardegna firmarono degli accordi segreti, gli accordi di Plombières in cui la Francia si impegnava militarmente a favore del Piemonte in caso di aggressione da parte degli austriaci. L’Austria allarmata, dichiarò guerra al regno sabaudo nel 1859:era la seconda guerra d’indipendenza italiana. L’esercito francese, in base agli accordi stabiliti, intervenne e sconfisse gli austriaci a Magenta, a Solferino e a San Martino. Contemporaneamente andavano ad annettersi al Piemonte la Lombardia, la Toscana e l’Emilia-Romagna, ma l’esercito francese aveva già concluso un armistizio, l’armistizio di Villafranca. In seguito alla seconda guerra d’indipendenza, il regno di Sardegna si era molto ingrandito, ma restava ancora indipendente dalla corona piemontese il Regno delle Due Sicilie. L’11 maggio del 1860 la spedizione dei mille, guidata da Giuseppe Garibaldi, sbarcò in Sicilia e le “camicie rosse” batterono i borbonici prima a Calatafimi, poi a Milazzo, dove presero il controllo della Sicilia. Il 7 settembre 1860 Garibaldi, dopo aver conquistato la Calabria, entrò a Napoli. Poco dopo aver sconfitto i Borboni nella battaglia di Volturno, si fecero plebisciti per l’annessione al regno di Sardegna delle Marche, Dell’Umbria e del regno delle Due Sicilie. A Teano si tenne l’incontro tra il re e Garibaldi, il quale, il 26 ottobre 1860,consegnò tutte le terre conquistate. Ora il regno di Sardegna comprendeva ormai quasi tutta la penisola: mancavano a nord il Veneto e Trento, ed, al centro, il Lazio. Il 17 marzo 1861 il re Vittorio Emanuele II poté annunciare il Regno d’Italia con capitale Torino.
Tra il 1861 ed il 1870
Per raggiungere l’unificazione all’Italia mancava il Veneto e il Lazio. Per ottenere il Veneto i patrioti italiani dovevano ottenere un nuovo alleato: la Prussia. Nel 1866 la Prussia dichiarò guerra alla Austria: cominciava per l’Italia la terza guerra d’indipendenza. Subito i prussiani sbaragliarono l’esercito austriaco in un’unica definitiva battaglia a Sadowa che dovette cedere il Veneto all’Italia. Mantenne però Trento e Trieste. Si trattava ora di conquistare Roma per raggiungere l’unità. Garibaldi tentò due volte di conquistarla, nel 1862 e nel 1867, senza mai riuscirci. Agli italiani ora si presentava una nuova occasione per conquistare Roma. Il 20 settembre 1870, dopo un breve combattimento, alcuni soldati italiani entrarono in città e subito dopo gli abitanti romani votarono per mezzo di un plebiscito l’unione al Regno d’Italia.

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