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Indipendenza italiana

Il Risorgimento è un processo di riscoperta e rivendicazione della propria identità nazionale. Sottolinea la rinascita culturale e politica dell’Italia. L’Italia è stata unita solo durante il periodo dell’Impero Romano, però dall’epoca dei comuni vi è stata solo e unicamente un unione politica, culturale, linguistica, economica e, in particolare, religiosa.
Nel 1820 i moti fallirono e si aprì un dibattito sull’indipendenza e l’unità; nel gennaio del 1848, vi fu un’ondata rivoluzionaria che coinvolse quasi tutta l’Europa e moltissimi contadini, che fino ad allora non avevano mai partecipato a un moto di ribellione.
I rivoluzionari avevano diverse richieste, motivazioni e scopi per aver dato origine a questi moti:
• Alcuni stati (Italia, Germania, componenti del territorio austriaco) volevano e chiesero l’indipendenza;
• Una delle motivazioni, fu quella sociale in quanto tra il 1846 e il 1848 vi fu una forte crisi economica che portò a un aumento dei prezzi;
• Uno degli scopi era quello di voler trasferire i regimi costituzionali.
I moti del 1848 mostrarono l’insofferenza dei cittadini dell’Unione Europea nei confronti di un ordine politico sancito nel congresso di Vienna.
In Francia
In Francia cominciò a crescere il malcontento nei confronti della monarchia di Filippo Luigi d’Orleans. Scoppiò un moto rivoluzionario e la Francia si trasformò in poco tempo in una Repubblica, chiamata “Seconda Repubblica”. Una caratteristica della rivolta francese era legata alla rivendicazione dei diritti sociali quali il diritto al lavoro, all’istruzione e a un orario lavorativo ragionevole e dignitoso (limitazione delle ore a 10).
Questo portò a una spaccatura tra due gruppi, ossia i socialisti, gli operai (più radicali) e i ceti borghesi, che grazie all’aiuto dell’esercito soffocarono l’insurrezione di Parigi e trasformarono la Repubblica in Repubblica presidenziale. Questa modifica fallì e nel 1852 l’allora presidente della Repubblica Luigi Napoleone Bonaparte trasformò la Repubblica in una dittatura personale e con un plebiscito si fece proclamare imperatore.
Impero Asburgico
I motivi legati ai moti insurrezionali erano a loro volta legati all’insofferenza nei confronti di un governo autoritario e al desiderio di indipendenza dei territori che componevano l’Impero Asburgico.
Si volle proclamare un’assemblea costituente per dare origine a una costituzione e all’indipendenza: la costituzione venne concessa, ma non venne accettata l’autonomia.
Confederazione Germanica
Si voleva un’assemblea costituente che rappresentasse tutti gli stati tedeschi e portasse all’unificazione. L’assemblea si riunì a Francoforte e si divise in due fazioni:
1. Sosteneva che bisognasse unificarsi sotto la guida della Prussia, senza l’Austria;
2. Sosteneva che bisognasse unificarsi sotto la guida dell’Austria.
L’assemblea fu inconcludente: si sciolse senza arrivare ad alcun fine.
Italia
Nel 1848 vi fu l’insurrezione di Palermo. Volevano liberarsi dell’oppressione del Regno di Napoli e, quindi, divenire indipendenti. Ferdinando II (governatore del Regno delle due Sicilie) concesse una Costituzione moderata.
Dopodiché tutti i sovrani italiani concessero costituzioni agli stati per “calmare le acque”: si attivarono Pio IX, Carlo Alberto e Leopoldo II di Toscana.
Statuto Albertino
E’ la costituzione concessa da Carlo Alberto e fu l’unica costituzione valida dal 1861 al 1948. Riconosceva:
• Diritti uguali;
• Uguaglianza;
• Religione cattolica come religione di stato;
• Tolleranza verso altre religioni;
• Diritto politico e un suffragio di tipo censitario;
• Divisione dei poteri: potere esecutivo nomina i ministri responsabili di fronte al re, potere legislativo aveva due camere (senato e deputati) con un senato a nomina regia, potere giudiziario dove il re nominava i giudici.
Italia - nuovamente
Le insurrezioni non si calmarono e si inasprirono in particolare nel Lombardo Veneto. Insorsero nel 1848 Venezia, che era una repubblica indipendente, e Milano. A proposito di quest’ultima città, bisogna ricordare le cosiddette cinque giornate di Milano: dopo cinque giorni di scontri vennero allontanati gli austriaci dalla città e venne proclamato un governo autonomo.

Nel mentre, in Italia, si formarono due posizioni totalmente differenti nel movimento patriottico:
• I patriottici repubblicani, che non volevano gli austriaci e la monarchia, ossia non volevano un’unità monarchica (Mazzini, Cattaneo);
• I patriottici moderati (prevalgono), che non volevano la repubblica e volevano far sì che Carlo Alberto intervenisse contro l’Austria per dare inizio a un processo di unificazione.
Prima guerra di indipendenza
Il 23 marzo 1848 Carlo Alberto dichiarò guerra all’Austria. Tutti i re italiani inviarono delle truppe per aiutarlo nell’operazione militare. Però, per paura dell’egemonia di Carlo Alberto e per paura del Papa, poiché stavano combattendo con l’Austria che era cattolica, decisero di ritirare le loro truppe e di non aiutare più Carlo Alberto.
Il Regno di Sardegna riportò qualche vittoria, conquistando Milano e gran parte della Lombardia. Nell’agosto del 1848 le truppe austriache diedero inizio a una contro sconfitta: vincono nella battaglia di Custoza e respinsero le truppe di Carlo Alberto oltre il Ticino; solo la città di Venezia si mantenne indipendente, mentre la Lombardia, dapprima conquistata dal Regno di Sardegna, passò nuovamente sotto il controllo austriaco.
In Italia centro meridionale iniziarono delle insurrezioni, in particolare in Toscana e nello Stato Pontificio. Questi territori vennero proclamati temporali repubbliche. Alcuni re, a causa di questi moti, dovettero fuggire, perciò Carlo Alberto si altera e decide di riprendere la guerra contro l’Austria il 20 marzo del 1849. Questa guerra durò poco, infatti durò solo tre giorni perché Carlo Alberto subì una forte sconfitta e venne costretto ad abdicare in favore di Vittorio Emanuele II, costretto a firmare un armistizio in cui ammetteva la rinuncia della Lombardia e accettava un’indennità all’Austria.

I moti vennero repressi e Venezia, dapprima indipendente, nel 1849 passò sotto la guida dell’Austria.
Cavour
Per descrivere Cavour si utilizza l’espressione “cosmopolitismo culturale”: era figlio di un imprenditore aristocratico (intraprendentismo) e sua madre era originaria di Ginevra, una città cosmopolitica. Dal punto di vista politico era un liberale moderato e guardava alla monarchia della costituzione inglese. Pensava fosse prioritario modernizzare il paese per lo sviluppo sociale e civile. Emerge infatti all’interno del parlamento piemontese a causa di una battaglia che volle combattere per approvare delle leggi chiamate leggi Siccardi; queste limitavano i privilegi della Chiesa (diritto d’asilo e privilegi dati a tribunali ecclesiastici).
In quel periodo il presidente del consiglio era d’Azeglio, ma nel 1852 prende il suo posto Cavour, che imprime tre svolte nel movimento in cui prende il potere.
SVOLTE POLITICHE
• Connubio: coalizione che mette insieme gli elementi più moderati della destra e quelli della sinistra per formare una grande coalizione politica di centro;
• Il governo era, di fatto, responsabile di fronte al parlamento e non al re.

SVOLTA ECONOMICA
• Fece svolte liberali per promuovere lo sviluppo dell’economia e delle opere pubbliche. Questo contribuì allo sviluppo del commercio e dell’industria.
Grazie alla sua politica il Regno di Sardegna divenne lo stato più all’avanguardia di Italia.
Il suo motto era “Libera Chiesta in libero stato”, ossia ognuna poteva professare liberamente la propria religione senza essere perseguitato, e la Chiesa non doveva avere privilegi rispetto allo stato stesso. La Chiesa e lo stato erano separati.

Nel resto d’Italia i patriottici democratici mazziniani tentarono di rompere questo nuovo ordine. Ci fu un tentativo di insurrezione, ma furono schiacciati con la forza dai sovrani. Il Regno di Sardegna era l’unico soggetto in grado di portare l’Italia all’indipendenza, quindi molti patriottici appoggiarono Cavour e si riunirono in un movimento chiamato Filopiemontese: nasce la Società Nazionale Italiana.
Cavour non aveva l’obiettivo immediato di realizzare l’indipendenza italiana, ma di liberare in primo luogo il Lombardo Veneto dagli austriaci per ampliare il Regno di Sardegna. Cavour ebbe un’intuizione vincente dal punto di vista strategico: per vincere l’Austria occorreva l’appoggio di altre potenze europee; lasciare l’Italia in uno stato di tensione era un problema per tutti.
Decise, quindi, di partecipare alla guerra di Crimea combattuta tra Impero Russo e Ottomano; partecipa insieme alla Francia e all’Inghilterra, alleati della Turchia. Riuscì a proporre ai tavoli di pace la questione italiana, non ottenendo alcun risultato concreto.
Nel 1858 vi fu un avvenimento in Francia: un esule mazziniano, Felice Orsini, attenta alla vita di Napoleone III. L’attentato fallisce, ma viene condannato a morte. Prima di morire scrive una lettera a Napoleone III per chiedere di fare propria la causa del popolo italiano: fu un occasione per sottolineare l’urgenza della questione italiana.
Cavour strinse nel luglio del 1858 un accordo segreto con Napoleone III a Plombiere, dove si accordarono su:
• Alleanza militare difensiva: la Francia si impegnava ad intervenire militarmente contro Austria;
• Ipotesi si nuova sistemazione politica del territorio italiano dopo cacciata degli austriaci: il Regno di Sardegna avrebbe acquisito il Lombardo Veneto (sotto Savoia), l’Italia centrale (sotto Stato Pontificio), l’Italia meridionale.
Napoleone III voleva Nizza e Savoia perché voleva imporre in Stati dell’Italia centrale i membri della sua dinastia. Cavour aveva trovato un alleato contro l’Austria consapevole del fatto che altri regni italiani avrebbero richiesto di passare sotto il dominio del Regno di Sardegna e non della Francia. L’accordo ebbe successo.
Cavour doveva trovare un casus belli e fare in modo che l’Italia potesse attaccare l’Austria. Il Regno di Sardegna mobilitò l’esercito e dei gruppi armati di patrioti guidati da Garibaldi al confine tra Piemonte e Austria: Vittorio Emanuele II ammise che il Regno di Sardegna non era insensibile al grido di dolore che si levava in gran parte dell’Italia. L’Austria cominciò ad inviare degli ultimatum al Regno di Sardegna, chiedendo l’allontanamento degli eserciti dal fronte, ma questo non avvenne. Il 29 aprile 1859 scoppiò ufficialmente la seconda guerra di indipendenza.
Seconda guerra di indipendenza
Il 29 aprile 1859 scoppiò ufficialmente la seconda guerra di indipendenza. L’esercito franco-piemontese ottenne fin da subito importanti vittorie e liberò Milano, arrivando fino al Veneto. All’improvviso, però, l’11 luglio 1859, Napoleone III firmò un armistizio con gli austriaci senza dirlo a Cavour. L’armistizio prevedeva la cessione della Lombardia a Francia, che la cede al Regno di Sardegna. Ciò sdegnò lo stesso Cavour e i patriottici.
Napoleone III fece questo per tre diversi motivi:
• L’opinione pubblica francese non accettava l’ingente dispendio umano ed economico coinvolto nella guerra;
• Aveva paura che il conflitto si estendesse sul suolo Francese e di una guerra con la Confederazione Germanica;
• In Toscana, nel Ducato di Modena e Parma nascono delle insurrezioni e i sovrani devono scappare. I moderati, infatti, volevano annettersi al Regno di Sardegna.
Napoleone III e Cavour si accordarono nuovamente e vennero cedute Nizza e Savoia alla Francia, in cambio dell’annessione al Regno di Sardegna dell’Emilia Romagna, della Toscana e di altri stati. Però, i patrioti democratici della linea moderata di Cavour sono insoddisfatti:
• Perché erano state cedute Nizza e Savoia ai francesi;
• Perché dopo la cessione non si era discussa della nuova formazione statale;
• Perché non vi era stata alcuna liberazione italiana.
Così, pian piano, matura il progetto di liberare l’Italia meridionale e centrale, partendo dalla Sicilia. Questo progetto prevedeva un moto insurrezionale locale, appoggiato dallo sbarco di volontari con l’appoggio del Regno di Sardegna. Crispi e Pilo progettarono questa “missione”, volendo come guida un capo militare prestigioso, ossia Garibaldi. Garibaldi godeva dell’appoggio di tutte le parti e collaborava con Mazzini e con il sovrano. Vittorio Emanuele II era d’accordo con questo piano, ma non potè intervenire e Cavour aveva paura del fatto che si potessero rafforzare le correnti democratico-repubblicane e che vi fosse una risposta. Ciononostante il piano prese vita.
Vi fu la celebre Spedizione dei mille nel 1860. Salparono da Quarto e sbarcarono a Marsala, dove vennero accolti calorosamente dalla popolazione. A causa dell’appoggio del popolo e delle capacità di Garibaldi, portarono a buon fine la conquista della Sicilia.
Si creò una spaccatura tra la parte contadina, che mirava a cacciare i Borbone e a una riforma agraria che desse loro le terre, e i patrioti. Garibaldi, però vuole prima raggiungere l’unita per avere l’appoggio della borghesia, quindi non soddisfa subito il volere dei contadini. Così si venne a creare un conflitto tra tre parti, ossia tra il governo di Crispi, i contadini e i patrioti. Nacquero degli scontri interni che portarono a degli episodi sanguinosi, come il Massacro di Bronte dove vennero fucilati dei contadini ribelli.
Il 20 agosto 1860 i Mille sbarcarono in Calabria e salirono verso il centro. Nel mentre Cavour era particolarmente preoccupato, perché la Sicilia non era stata ancora annessa al Regno di Sardegna e quindi Garibaldi avrebbe potuto dare vita a una Confederazione centro-meridionale, e perché temeva che Garibaldi avrebbe attaccato Roma e lo Stato Pontificio. Di conseguenza si chiese a Napoleone III di avvallare le truppe piemontesi nello Stato Pontificio. Le truppe marciarono verso meridione e conquistano le Marche e l’Umbria. L’obiettivo era di conquistare l’intero sud e di annettere tutti gli stati al Regno di Sardegna: questo avvenne attraverso dei plebisciti.
Vi fu un incontro tra l’esercito dello Stato di Sardegna e quello di Garibaldi a Teano il 25 ottobre 1860, dove Garibaldi cedette le terre liberate e si ritirò a Caprera. Finalmente vi fu l’unità parziale (mancavano alcuni territori) d’Italia, ma sotto il governo del Regno di Sardegna.
Il 17 marzo 1861 si riunirono il Parlamento e Vittorio Emanuele II che era stato eletto re del nuovo Regno di Sardegna. Vittorio Emanuele II non cambiò nome per ribadire il legame di continuità con il Regno di Sardegna. Inoltre lo Statuto Albertino, la struttura legislativa del Piemonte, venne esteso.

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