sc1512 di sc1512
Ominide 5764 punti

-Il Riformismo Giolittiano-

Giovanni Giolitti è convinto che per lasciarsi alle spalle la crisi sia necessario integrare le masse nello Stato liberale; per ottenere ciò ritiene necessario che lo Stato e il governo svolgano un’azione di arbitrato neutrale nelle lotte sociali, senza intervenire in modo brutale; ritiene necessaria anche un’apertura nei confronti dei radicali e dei socialisti.
Dopo la morte di Zanardelli nel 1903, Giolitti diventa Presidente del Consiglio.

Giolitti si adopera affinché finisca il sistematico ricorso alla forza per bloccare o disperdere gli scioperanti.
Con la neutralità della forza pubblica, i conflitti di lavoro aumentano significativamente, soprattutto al Nord.
Gli scioperi sono particolarmente accesi: le aziende agrarie padane, che già godevano della protezione garantita dalle tariffe protezionistiche, hanno dovuto affrontare la caduta dei prezzi dei prodotti agricoli, introducendo importanti innovazioni tecnologiche, che hanno notevolmente aumentato la produttività dell’agricoltura padana; ma l’introduzione di queste innovazioni ha fatto sì che la domanda di manodopera offerta dai braccianti diminuisse.

Per questo motivo, molti braccianti si ritrovano disoccupati o sottoccupati.
Le loro condizioni misere di vita li spingono quindi a scioperare.

La nuova politica giolittiana causa un aumento nei conflitti di lavoro anche nel settore industriale, di nuovi soprattutto al Nord, tra Torino, Milano e Genova.
A seguito delle conflittualità sociali in Italia, i salari industriali e quelli agricoli aumentano significativamente, ciò dà un notevole stimolo ai consumi, che contribuisce positivamente all’andamento dell’economia italiana.

Per migliorare le condizioni di lavoro e di vita delle masse, sia Zanardelli che Giolitti attuarono una nuova politica sociale: nel 1902 viene istituito l’Ufficio del Lavoro (per facilitare i rapporti di lavoro); vengono introdotti i limiti all’impiego delle donne nelle fabbriche e sul lavoro dei bambini; si realizzano assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni per i lavoratori dell’industria; viene istituito l’Istituto Nazionale Assicurazioni (INA), che dovrebbe rilevare tutte le attività svolte dalle aziende private.
Viene attuata anche la municipalizzazione dei servizi pubblici (come gas, elettricità o trasporti), ciò significa che i consumi possono gestire in proprio i servizi che hanno un interesse pubblico.
Nel 1905 viene attuata la nazionalizzazione delle ferrovia, la cui proprietà e gestione passano allo tato.

Giolitti si occupò anche della “questione meridionale”: l’espressione indica il ritardo relativo nello sviluppo socio-economico delle regioni precedentemente appartenenti al Regno delle Due Sicilie.

Dopo i primi anni dall’unificazione, il divario economico tra Italia meridionale e settentrionale si era decisamente accentuato.
Nel settore agricolo vi è comunque una fase positiva, infatti sono molti i beni prodotti anche per l’esportazione (agrumi, olio, frutta da tavola).
Tuttavia le produzioni industriali non si sviluppano a sufficienza, anche a causa dei diversi ostacoli ambientali e di una minore competenza tecnica.
Per questo la crescita complessiva dell’economia meridionale ha ritmi decisamente più lenti di quelli delle altre aree del paese.
Un’altra caratteristica dell’Italia meridionale è la formazione di gruppi criminali organizzati, come la Mafia o la Camorra.
Questi gruppi si sono formati dopo l’abolizione delle istituzioni feudali; essi compiono estorsioni, furti di bestiame e offrono forzosamente la loro protezione ai proprietari terrieri o ai commercianti.
Da tutte queste azioni i gruppi criminali ricavano benefici personali ed economici.
La presenza di questi gruppi comporta un pesante costo aggiuntivo per l’economia meridionale.

Una delle più forti accuse contro Giolitti è quella di non aver fatto nulla di serio per rimuovere questi criminali dal Mezzogiorni e di aver, anzi, tollerato che dei politici usufruissero di loro per intimidire gli elettori a votare nel modo che loro volevano.
Giolitti venne definito appunto ‘Ministro della Malavita’ da Gaetano Salvemini.
Giolitti però attuò un piano legislativo per aiutare le economie meridionali, attraverso una ‘legislazione speciale’.
Nel 1902 viene approvata una legge per la realizzazione dell’Acquedotto Pugliese.

Nel 1904 vengono approvati i Provvedimenti Speciali per Napoli, che prevedono sgravi fiscali sui beni di consumo e l’esenzione dai dazi doganali per tutte le attrezzature utili alla formazione di nuove industrie nella città.
Nel 1906 vengono presi dei provvedimenti per le regioni del Sud, che prevedono finanziamenti per il rimboschimento dei monti, per i lavori di sistemazione idraulica, per il consolidamento dei terreni franosi, per il risanamento dei centri abitati, per la ricostruzione delle strade e anche sgravi fiscali per le aziende agricole.

Gli interventi di Giolitti si possono riassumere in quattro punti:

1. Vengono sostenute le industrie, specie quelle siderurgiche e quelle meccaniche, che continuano a ricevere commesse dallo Stato per il potenziamento di esercito e marina.
2. La nuova politica sociale introduce norme di protezione e previdenza sociale per i lavoratori e riduce l’uso della forza pubblica per risolvere i conflitti di lavoro; l’aumento degli scioperi comporta un aumento delle retribuzioni dei lavoratori e l’aumento delle retribuzioni comporta un aumento della domanda dei beni di consumo;
3. La nazionalizzazione delle ferrovie e la municipalizzazione dei servizi hanno come effetto la riduzione delle tariffe.
4. Alcuni interventi speciali offrono aiuti alle economie agricole e industriali dell’Italia meridionale.

Nel periodo dal 1899 al 1914 l’economia italiana attraversa una stagione felice, caratterizzata da un andamento estremamente positivo del PIL (prodotto interno lordo).

Dal punto di vista più politico il progetto giolittiano vuole includere la Sinistra (radicali e socialisti moderati) nel quadro politico dominato dai liberali.
Ma le più importanti personalità socialiste rifiutano la collaborazione col governo giolittiano, poiché delusi dall’azione di governo, giudicata troppo debole sul versante della legislazione sociale.

Il Partito Socialista aveva una linea riformista, come voluto da Filippo Turati; ciò non significa comunque che la maggioranza del Partito o Turati stesso non abbiano abbandonato l’obiettivo della rivoluzione.
Però nel Congresso del 1904 si impose la corrente intransigente, che voleva una lotta più decisa dei riformisti nei confronti dei governi borghesi.
Nel 1904 venne organizzato il primo sciopero generale della storia d’Italia; l’effetto però non è quello che i socialisti intransigenti si aspettavano, poiché il governo di Giolitti non perde il controllo della situazione.
E così, negli anni successivi i riformisti riprendono il controllo del Partito Socialista, con la linea politica di non concedere fiducia ai governi borghesi.
Intanto il Partito si collega alle organizzazioni sindacali, sia agrarie che industriali.
Nel 1901 si costituisce la Federterra e nel 1906 la Confederazione Generale del Lavoro (CGL), organo centrale di coordinamento di tutte le varie associazioni sindacali di orientamento socialista.

Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email